Giornata della Terra, mobilitazione in ogni continente per la salvaguardia del pianeta

Il 22 aprile tutto il mondo celebra la Giornata della Terra, l’Earth Day, che da 52 anni mobilita milioni di persone di ogni continente per la salvaguardia del pianeta. «Invest In Our Planet» («Investire nel nostro pianeta») è il tema del 2022, focalizzato sull’accelerazione delle soluzioni per combattere il cambiamento climatico e per attivare tutti, governi, cittadini e imprese, a fare la propria parte. La Giornata internazionale della madre Terra è stata istituita dalle Nazioni Unite con risoluzione A/RES/63/278 del 22 aprile del 2009, intende ancora una volta sottoporre all’attenzione di tutta la comunità al rispetto non solo dell’ecumene, cioè la parte della Terra dove si trovano condizioni ambientali favorevoli alla dimora permanente dell’uomo, ma dell’intero pianeta, da intendersi come un unico organismo vivente, pulsante, capace di rigenerarsi soltanto se protetto. Oggi le sfide per garantire l’equilibrio armonico della Terra sono sicuramente più impegnative, perché l’immenso sviluppo tecnologico degli ultimi decenni ha comportato trasformazioni ambientali quasi irreversibili, tendenzialmente negative per la sopravvivenza di molte specie e dell’uomo stesso. Tuttavia lo stesso progresso consente impiegato in maniera appropriata di trovare rimedi ai danni arrecati al nostro habitat. Riconoscimnto Onu a parte la Giornata della Terra nasce negli Stati Uniti sulla scia di una crescente coscienza ambientalista. La prima edizione si tiene nel 1970 con la mobilitazione di 20 milioni di americani per chiedere maggiore protezione per il pianeta. L’Earth Day diventa globale nel 1990, coinvolgendo 200 milioni di persone in 141 Paesi. Oggi arriva a interessare un miliardo di persone in 192 Paesi, con azioni e partner coordinati a livello globale dalla rete Earthday.org. Earth Day Italia è il principale partner italiano della rete internazionale e quest’anno organizza, insieme al Movimento dei Focolari, la terza edizione di #OnePeopleOnePlanet, la maratona multimediale con un palinsesto di 14 ore di diretta sul canale digitale RaiPlay. Le quattordici ore di eventi in diretta domani su Raiplay saranno trasmesse dall’Auditorium della Nuvola di Fuksas a Roma a partire dalle 8,30 del mattino. Saranno presenti, tra gli altri, il ministro delle Infrastrutture e mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, e il fisico del clima del Cnr, Antonello Pasini. La giornata culminerà alle 21 con il concerto «La voce della Terra», presentato da Carolina Rey, con la partecipazione straordinaria di Giovanni Allevi, «ambassador» dell’Earth Day European Network.

Obiettivo sulla crisi climatica
Il nuovo rapporto dell’Onu conferma che i cambiamenti climatici sono «inequivocabilmente» di origine antropica. Le emissioni di anidride carbonica delle attività umane, a partire dalla Rivoluzione industriale, in particolare nel secondo Dopoguerra, hanno provocato il riscaldamento globale e i connessi cambiamenti climatici, con l’aumento del numero e della gravità degli eventi meteorologici estremi. Molti cambiamenti sono già «irreversibili». «Ora o mai più» sono necessarie «riduzioni immediate e profonde delle emissioni di gas serra in tutti i settori». Limitare l’aumento della temperatura a 1,5 gradi sarà impossibile senza il calo sostanziale e il progressivo abbandono dei combustibili fossili, il ricorso alle fonti alternative, una maggiore efficienza energetica.

Le stime: da 2 a 3,2 gradi a fine secolo
La comunità scientifica, dopo la Cop 26, la Conferenza sul clima del novembre scorso a Glasgow, prevedeva che, se tutti i Paesi avessero mantenuto gli impegni, l’aumento della temperatura sarebbe rimasto sotto i 2 gradi a fine secolo. La previsione, prima della Cop 26, era di 2,7 gradi. Ora la stima è tornata più negativa ed è di 3,2 gradi. La guerra e le ripercussioni sull’energia complicano la sfida.

L’urgenza della situazione ambientale e climatica
«Dobbiamo agire ora per tutelare pianeta, economia e generazioni future» erano state le parole pronunciate dal premier, Mario Draghi, durante l’ultimo G20. L’urgenza della situazione ambientale e climatica ha indotto, l’8 febbraio scorso, il Parlamento italiano a integrare due articoli della Costituzione. L’articolo 9 della Carta, sulla tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione, è stato integrato con «l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni». L’articolo 41 sulla libertà dell’iniziativa economica privata aggiunge ora, ai limiti già presenti per garantire la sicurezza, la libertà, la dignità umana, la necessità di non recare danno alla salute e all’ambiente. E, ancora, unisce i fini ambientali a quelli sociali per indirizzare e coordinare l’attività economica pubblica e privata. Tutte queste attività politiche, sia nazionali che globali, cozzano però con la realtà drammatica che l’economia mondiale riserva al settore dell’energia fossile 5.900 miliardi di dollari all’anno. «Continuiamo a sostenere tecnologie che sono dannose per la crescita futura», afferma la ong Earthday, riconosciuta dal segretario generale dell’Onu. I sussidi al settore fossile sono stimati in 11 milioni di dollari ogni minuto, nel mondo, per un totale di 5.900 miliardi di dollari in un anno.
«Dobbiamo costruire una cittadinanza globale che padroneggi il concetto di cambiamento climatico e sia ispirata dall’educazione ambientale ad agire in difesa del pianeta», è l’appello della presidente di Earthday, Kathleen Rogers. Più facile a dirlo che a farlo.