Pordenone Docs Fest: Gian Antonio Stella e Andrea Segre attesi ospiti del festival

PO è uno degli eventi più attesi della XV edizione del Pordenone Docs Fest – Le Voci del Documentario (6 - 10 aprile). Il film, prodotto da Luce Cinecittà e distribuito da ZaLab, con il supporto proprio di Pordenone Docs Fest – Le voci del documentario, nasce dalla voglia degli autori, Andrea Segre e Gian Antonio Stella, di colmare un vuoto, riportando a galla la memoria dell’esondazione del Po e della terribile alluvione del 1951 in Polesine.  Segre e Stella saranno presenti a Cinemazero il 7 aprile alle 20:45.  «Il dialogo tra cinema e realtà, tra narrazione e attualità, è da sempre un spazio importante per me: Pordenone Docs Fest - Le Voci del Documentario è uno dei festival più importanti, capace di indagare questo spazio», dichiara Segre. «Sono felice di partecipare al festival quest’anno con un documentario in cui il mio cinema ha dialogato con un grande giornalista italiano, Gian Antonio Stella, e con gli Archivi del Luce per riscoprire una memoria dimenticata della storia italiana». Il film parte da materiali cinematografici di rara bellezza: le pellicole perfettamente conservate negli Archivi dell’Istituto Luce, alternate alle interviste ai bambini polesani di allora, oggi ottantenni. Da parte sua, il direttore del festival, Riccardo Costantini, sottolinea: «È un piacere essere al fianco di Andrea Segre - un regista e documentarista che conosciamo, stimiamo e supportiamo sin dai suoi primi lavori – e di Gian Antonio Stella, giornalista che stimiamo da tempo, in questa importante occasione, che si propone così anche come felice esempio di confronto, dialogo, reciproco supporto nel campo del documentario, un genere che sempre più dimostra di essere necessario per raccontare e ricordare la realtà e trattenere la memoria, come dimostra questo film».

Il 14 novembre 1951 l’argine sinistro del Po a poche centinaia di metri dal ponte della ferrovia Padova-Bologna si spacca. La marea invade in pochi minuti le terre del Polesine, una delle regioni all’epoca più povere, più misere di tutta Italia. Migliaia di uomini, donne e bambini scappano, mentre l’acqua rimane stagnante per mesi tra le case e le campagne. «Ciò che ci ha colpiti viaggiando negli archivi e nelle case dei nostri protagonisti è quanto il ricordo sia ancora vivo, come quella alluvione rappresenti in realtà una memoria incancellabile, un passaggio di vita e di storia del Paese da cui è difficile prescindere, lo si può nascondere, ma è davvero sbagliato dimenticarlo», commentano Segre e Stella. «Ascoltando i ricordi dei vecchi bambini polesani e guardando le immagini degli archivi abbiamo vissuto un salto temporale che ha reso questi settant'anni così vicini, tangibili, presenti. Memorie che trovano forse la loro forza proprio nell’esser state derubricate, isolate». Certo in Polesine la memoria esiste ed è stata coltivata, grazie anche a grandi giornalisti, poeti, scrittori – Gian Antonio Cibotto primo tra tutti – ma nel resto d’Italia e d’Europa è stata anch’essa sommersa, come quelle terre. La memoria, poco frequentata, poco consumata è rimasta viva, diretta, sincera e ha avvolto gli autori, li ha stupiti in un viaggio che va oltre, anzi si oppone alla retorica della celebrazione e prova a trarre da questa storia di profughi veneti un insegnamento universale, necessario anche al nostro presente, al nostro futuro.

 

I biglietti della serata evento del 7 aprile sono già in vendita sul sito di Cinemazero e a questo link: https://bit.ly/3qekTKU

 

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