Tempi di riapertura delle scuole e le famiglie alle prese con il “caroscuola”

Foto di Dorothe Wouters da Pixabay
Anche se l’apertura ufficiale delle scuole in Friuli Venezia Giulia per l’anno scolastico 2026/2027 è fissata per lunedì 14 settembre in realtà molti istituti scolastici a Udine hanno deliberato un avvio anticipato rispetto alla data regionale.
Inizio anticipato per alcuni istituti superiori come l’ISIS Malignani, il Convitto Uccellis, l’Istituto Deganutti e l’Istituto Zanon che apriranno Lunedì prossimo 7 settembre. Poi via via tutti gli altri. In questi giorni le famiglie sono già alle prese con il reperimento dei libri di testo e dei vari accessori che i ragazzi metteranno nello zainetto e hanno già potuto verificare come i prezzi stiano mordendo tanto che ormai il termine “caroscuola” è entrato nel vocabolario. Non una novità assoluta, ma che quest’anno si è fatta ancora più impattante. Le proteste delle famiglie ma soprattutto quelle degli studenti, non si sono ancora espresse in maniera visibile, ma certamente il fenomeno prezzi dovrebbe trovare maggior attenzione da parte delle istituzioni, perché il rischio che si divarichino ancora di più le diseguaglianze fra famiglie abbienti e chi fino a qualche tempo fa lo era, ma oggi non lo è più, rischia di farsi davvero problematico. Come sempre le famiglie rinunceranno ad altro, ma non priveranno i loro pargoli delle necessarie dotazioni, ma viene da chiedersi se non fosse possibile, magari intervenendo sulla orribile abitudine degli editore di operare ristampe dei libri di testo modificando solo qualcosa o calmierare i prezzi magari favorendo dei gruppi d’acquisto. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani è intervenuto sul tema e chiede un’analisi più rigorosa dei dati e, soprattutto, una risposta strutturale sul piano delle politiche pubbliche. Le stime diffuse per l’anno scolastico 2026/2027 non sono infatti perfettamente sovrapponibili, spiegano dal coordinamento, secondo alcune rilevazioni, la spesa per libri e corredo può raggiungere i 1.300 euro per studente; per i libri di testo gli incrementi indicati sono pari al 2,3% nella scuola secondaria di primo grado e all’1,8% nella secondaria di secondo grado, mentre per diversi articoli di cartoleria vengono segnalati aumenti compresi tra il 2% e il 4%. Proprio la diversità delle stime suggerisce di evitare una lettura esclusivamente fondata su cifre massime o aggregate. La questione economicamente più rilevante è l’incidenza delle spese scolastiche necessarie sul reddito disponibile delle famiglie, considerando inoltre la concentrazione degli acquisti in un periodo molto breve e l’effetto cumulativo nei nuclei con più figli in età scolare. È su questo terreno che, secondo il CNDDU, dovrebbe concentrarsi l’intervento pubblico. Il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 63 disciplina strumenti e servizi destinati a sostenere l’effettività del diritto allo studio, compresi gli interventi relativi ai libri di testo e alle dotazioni didattiche. Permangono tuttavia differenze territoriali nelle modalità, nelle soglie economiche, nelle risorse disponibili e nei tempi di erogazione dei benefici, che rendono opportuno un maggiore coordinamento tra amministrazione centrale, Regioni ed enti locali.
Il problema non può essere affrontato attraverso contributi occasionali né affidato prevalentemente alla capacità delle famiglie di ricorrere a promozioni, mercato dell’usato o iniziative volontarie. Tali strumenti sono certamente utili, ma intervengono sugli effetti e non sulla struttura del costo.
Il CNDDU ritiene pertanto necessario disporre di una rilevazione nazionale periodica capace di distinguere il prezzo dei singoli beni dalla spesa effettivamente necessaria per frequentare la scuola, includendo libri, materiali didattici e dotazioni digitali richieste. Un dato costruito secondo criteri omogenei consentirebbe anche di calibrare con maggiore precisione soglie di accesso, trasferimenti e risorse destinate alle famiglie.
Analoga attenzione dovrebbe essere riservata al comodato d’uso, alle biblioteche scolastiche, al riutilizzo dei testi e alle risorse digitali. La digitalizzazione, in particolare, produce un effettivo vantaggio economico soltanto quando non trasferisce sulle famiglie ulteriori costi per dispositivi, aggiornamenti e connettività.
La protesta degli studenti pone dunque una questione che merita di essere sottratta alla ritualità del dibattito di settembre. Il punto non è stabilire se il costo della scuola corrisponda per tutti a una determinata cifra, ma verificare se il sistema pubblico disponga di strumenti sufficientemente tempestivi e uniformi per impedire che una spesa necessaria alla frequenza assuma un’incidenza sproporzionata sui bilanci familiari.
Per il CNDDU una politica efficace contro il caro-scuola deve partire proprio da questo passaggio: dati comparabili, valutazione dell’incidenza economica reale e interventi commisurati alle condizioni delle famiglie. Senza una simile impostazione, il rischio è continuare a discutere ogni anno dell’aumento dei prezzi senza intervenire sulle cause organizzative ed economiche che rendono la spesa scolastica particolarmente gravosa per una parte della popolazione.




