La più grande conquista del genere umano è stata quella del diritto alla vita e alla miglior salute possibile
I circa 30 anni in cui questo diritto si è realizzato in Italia, sono stati quelli in cui si è avuto il maggior sviluppo sociale ed economico della nostra Storia; anni in cui ci sentivamo sicuri (la sicurezza vera, di essere curati, sostenuti nella vecchiaia, istruiti) in cui abbiamo potuto risparmiare per realizzare alcuni sogni, fatto studiare i figli in buone scuole e sperato per loro in un futuro ancora più bello. Ciò era più facile nelle città piuttosto che nei paesi della montagna, ma malgrado tutto le piccole comunità hanno resistito pur a fronte di un esodo imponente, mantenendo un presidio umano e culturale su un vasto territorio che rappresenta il 42- 43% della Regione Friuli Venezia Giulia Fino a qualche anno fa noi montanari ci sentivamo ancora cittadini di questa Regione, pur penalizzati da clima, distanze e trasporti difficili; avevamo uffici postali, banche, scuole, un ospedale funzionante, dottori e ambulatori sul territorio. Si andava a Udine o in altri ospedali, solo per cose veramente grosse. Ad oggi sono scomparsi molti reparti dal nostro “Presidio Ospedaliero” di Tolmezzo, così come accade anche in altri presidi “spoke, ovvero periferici della nostra Regione (gli “hub” nel frattempo, ovvero i “principali”, si sovraccaricano e vanno in tilt); l’ultimo reparto a dissolversi a Tolmezzo pare sia ematologia ma credo che se la passi male anche oncologia chirurgica. Per maggior documentazione:
https://www.facebook.com/share/p/14qpdf1yWgH/ articolo dove si cita anche Tolmezzo, a firma del dott. Alessandro Balani medico chirurgo di Gorizia_ “si sta, infatti, pianificando entro la fine dell’anno la chiusura della chirurgia oncologica del retto e dello stomaco negli Ospedali Spoke (Gorizia, Monfalcone, ma anche Latisana e Tolmezzo”).) e l’articolo della consigliera regionale Celotti: https://www.facebook.com/manuelacelottiud/posts/salute-ospedali-fvg-ascoltare-lallarme-dei-chirurghilappello-dei-chirurghi-del-n/1054821064019429/ “L’eccessivo accentramento smentisce le sue stesse premesse: gli stessi documenti nazionali evidenziano che quando si sovraccaricano gli hub si perde in efficienza ed efficacia, con tempi d’intervento per alcune patologie che risultano meno performanti rispetto agli spoke”
E in tutto ciò vediamo aprire con, grandi proclami, la Casa di Comunità di Tolmezzo, che però a guardare bene, ha tutta l’aria di essere uno scatolone vuoto pronto ad essere riempito con le magre risorse disponibili sul territorio, spostando servizi esistenti o depauperando ulteriormente le comunità del
territorio. Vedi l’accorato articolo di Laura Matelda Puppini: https://www.nonsolocarnia.info/sanita-carnica-tra-casa-di-comunita-scarsa-comunicazione-e-tagli-al-servizio-a-gemona/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_source_platform=mailpoet&utm_campaign=casa-di-comunita-tra-poche-informazioni-e-taglio-ai-servizi-762
Dove si legge: “Infine un suggerimento: spingete i sindaci e la Comunità di Montagna a chiedere un incontro sulla sanità perchè non se ne può più. Vogliamo medici di base in ogni comune carnico! Infatti la casa di comunità è realizzata per liberare i Pronto Soccorso, non per prendere in carico e seguire i pazienti che io sappia.” A tal proposito è utile leggere anche il comunicato della FP CGIL: https://www.fpcgil.fvg.it/case-della-comunita-servono-personale-servizi-e-trasparenza/
“A questo punto ai cittadini dovrebbe essere spiegato quanti infermieri di famiglia e di comunità, fisioterapisti, tecnici, Oss, assistenti sociali e amministrativi siano stati effettivamente assunti in più; quanti siano dipendenti pubblici e quanti lavorino attraverso appalti, cooperative o altri rapporti esternalizzati; quanti operatori siano stati invece trasferiti da servizi territoriali già esistenti. Dovrebbe inoltre essere chiarito quante persone con malattie croniche siano state prese in carico attraverso nuovi percorsi assistenziali, con quali modalità e con quale frequenza vengano seguite. Sarebbe utile conoscere quali risultati siano stati ottenuti nella riduzione degli accessi impropri ai Pronto soccorso e, in particolare, dei codici a bassa complessità; quali apparecchiature diagnostiche siano state acquistate e risultino realmente utilizzabili; come siano stati coinvolti i Comuni, il terzo settore, le associazioni e le comunità locali; quali attività di prevenzione e promozione della salute siano concretamente iniziate.” Ci rivolgiamo a Fedriga e Riccardi: basta con questa manfrina del “non ci sono medici e infermieri” perché i numeri della migrazione di personale sanitario verso il privato e all’estero, racconta un’altra storia.
TIRATE FUORI I SOLDI PER LA SANITÀ PUBBLICA!
E a proposito di Sindaci, è arrivata a conclusione la raccolta di firme promossa da Co.S.Mo, Comitato per la salute della Montagna e alcuni gruppi di cittadini autorganizzati, per chiedere alle Giunte comunali di: “adoperarvi con coraggio e tutte le vostre facoltà, competenze e autorità, per difendere il diritto alla
salute dei vostri amministrati; quindi vi chiediamo con la presente, di far valere in sede regionale l’art 32 della Costituzione secondo cui TUTTE LE PERSONE che vivono in Italia hanno uguale diritto ad un servizio sanitario pubblico efficiente, perché questa è la condizione FONDANTE di ogni civiltà
che voglia dirsi tale;” adoperarvi con coraggio e tutte le vostre facoltà, competenze e autorità, in caso di accentramento e quindi di allontanamento dei Servizi Sanitari dai luoghi di residenza dei vostri amministrati, per ottenere SERVIZI DI TRASPORTO affidabili, efficienti e gratuiti, a favore di tutti coloro che vivono
ancora nelle nostre terre di montagna e, sulle cui spalle, NON DEVONO RICADERE LE SCELTE
POLITICHE CHE VANNO IN SENSO CONTRARIO A QUANTO SOPRA;” Vedi l’articolo della consigliera regionale Liguori: https://friulisera.it/sos-sanita-in-carnia-liguori-civica-fvg-la-distanza-geografica-non-puo-trasformarsi-in-distanza-dal-diritto-alla-salute/
LA DISTANZA GEOGRAFICA NON PUÒ TRASFORMARSI IN UNA LIMITAZIONE NEL DIRITTO ALLA
SALUTE!
Si legge ancora nella petizione la richiesta:
“Di inserire all’ordine del giorno del prossimo Consiglio comunale la lettura della presente petizione, di darne notizia alla popolazione e di aprire al pubblico la discussione sull’argomento; Di trovare tra voi sindaci della montagna, una posizione comune per difendere il diritto primario dei Vostri amministrati, ad un Servizio Sanitario efficiente che renda meno gravosa la vita delle persone in queste zone caratterizzate da spopolamento, invecchiamento e perdita di molti servizi; Di portare all’interno dell’attività dell’Ambito di competenza la grave situazione relativa al Servizio Sanitario e Socio Assistenziale, con l’obiettivo di attivare un confronto serrato con l’Assessore Riccardi al fine di ottenere urgenti azioni utili ad un recupero di tali servizi.” Sia chiaro, chi ha raccolto firme non intendeva, come alcuni hanno inteso, contrapporsi al proprio Sindaco, bensì INCORAGGIARLO E SOSTENERLO, facendogli sentire l’appoggio dei propri
concittadini e fornendogli un argomento in più da portare nelle sedi opportune. Alle richieste di cui sopra, aggiungiamo quella di porre in atto una intensa opera di informazione in modo tale da fungere quale riferimento per chi si deve curare e non sa più dove sbattere la testa (magari con uno sportello dedicato oppure anche on line). Nel corso di questi 3 mesi abbiamo parlato con molte persone e raccolto tanta rabbia ma anche rassegnazione; moltissime le testimonianze sul degrado in corso. Siamo perfettamente consapevoli che l’accentramento del servizio Sanitario è funzionale solo alla sua privatizzazione e che la privatizzazione del diritto alla cura rappresenta la tomba della civiltà come l’abbiamo conosciuta. Per questo motivo dichiariamo la NOSTRA INDISPONIBILITA’ AD ARRENDERCI AD UN PROCESSO IL CUI UNICO FINE È IL VANTAGGIO ECONOMICO DI SOGGETTI PRIVATI; ci riserviamo di mettere in atto ogni azione prevista dall’ordinamento democratico, per impedire di portare a termine tale progetto di saccheggio delle risorse pubbliche e per ripristinare quella democrazia sociale senza la quale ogni discorso politico è vuoto e privo di senso reale. Zuglio, Enemonzo, Villa Santina, Resiutta, Moggio Udinese, Pontebba Ampezzo, Raveo, Tolmezzo, Lauco, Rigolato, Forni di Sotto, sono alcuni dei comuni dove le persone si sono mobilitate; nei prossimi giorni potremo avere l’elenco completo. Le firme sono centinaia, vedremo alla fine; poche? Molte? Non ha importanza perché fosse anche una sola, tutti noi montanari stiamo sperimentando sulla nostra pelle, letteralmente, l’agonia di un sistema di cura e prevenzione che ci dava sicurezza e protezione, lasciava spazio all’ottimismo e perfino all’ ALLEGRIA. Ora il futuro è buio. La Sanità 2030 ci terrorizza, ridateci la Sanità 2010!
Co.S.Mo Comitato per la Salute della Montagna




