50 anni del terremoto. Udine racconta il Friuli dopo il 1976: a luglio in Castello la mostra “Terremoti e trasformazioni”

In occasione del cinquantesimo anniversario del terremoto che nel 1976 colpì il Friuli, il Comune di Udine promuove una mostra fotografica dedicata alla memoria, alle trasformazioni e al futuro del territorio friulano. L’esposizione, intitolata “Terremoti e trasformazioni. Fotografia e scienza sul crinale del 1976 in Friuli”, è un progetto originale e sarà ospitata al Castello di Udine, nel Salone del Parlamento e nelle sale della Galleria d’arte antica a partire dal 17 luglio fino a ottobre 2026. Oggi il municipio udinese anticipa alcuni dei contenuti che saranno presentati ufficialmente nei prossimi mesi.

“Udine vuole proporre un messaggio nuovo, che fa tesoro del nostro passato e che è in grado di guardare al futuro, capace cioè di ricordare la tragedia del terremoto con profondo rispetto e senza retorica. Oggi in Friuli la maggioranza della popolazione non ha vissuto direttamente il dramma di quegli eventi e non ha forse mai sentito raccontare cosa è stata la ricostruzione: a cinquant’anni dal 1976 la comunità friulana si trova di fronte a una necessaria svolta culturale in cui il ricordo deve diventare patrimonio e memoria comune, mettendo con sincerità a nudo il Friuli attuale e rendendolo cosciente se vuole essere ancora un modello non solo economico e istituzionale ma anche e soprattutto culturale e sociale. Per questo abbiamo chiesto a 4 fotografi contemporanei che non hanno vissuto il sisma, ma ne comprendono il peso nella storia e nell’identità del nostro Friuli, di raccontarci come vedono oggi questa terra segnata dal terremoto del 1976. Questo progetto culturale e identitario vuole essere un contributo originale a un cammino che deve fare i conti con l’oggi e con le sfide a cui la modernità ci chiama senza perdere i riferimenti agli eventi simbolo della nostra storia”, commenta l’Assessore alla Cultura Federico Pirone.

Il progetto espositivo nasce dalla collaborazione tra i Civici Musei di Udine, il Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia – CRAF e il Centro di Ricerche Sismologiche – CRS-OGS, con la curatela di Silvia Bianco, Antonio Giusa, Vania Gransinigh e Andrea Pertoldeo del Craf. Ruolo importante lo assume anche la Biblioteca civica Joppi, coinvolta per il prestito di diversi documenti storici di grande pregio.

Al centro del percorso ci sarà la storia regionale degli ultimi cinquant’anni: le trasformazioni del paesaggio e delle comunità, la nascita di nuove istituzioni, l’evoluzione della cultura della prevenzione, della protezione civile e delle conoscenze scientifiche legate al rischio sismico.

La scelta attorno cui ruota l’intero progetto è quella di affidare la produzione artistica contemporanea a quattro fotografi che non hanno vissuto direttamente il terremoto del Friuli: alcuni perché friulani, ma appartenenti a una generazione più giovane del 1976, altri perché nati in altre regioni. Olivo Barbieri, Marina Caneve, Davide Degano e Giulia Iacolutti sono stati invitati a confrontarsi con il territorio attraverso residenze artistiche, non per restituire una memoria già codificata, ma per produrre uno sguardo originale sull’eredità che il terremoto ha consegnato al Friuli.

La loro ricerca si misurerà con ciò che oggi è visibile e invisibile del sisma: nei paesaggi, nelle infrastrutture, nelle comunità, nelle istituzioni e nel modo stesso in cui il Friuli ha costruito la propria idea di futuro. In questo senso, la mostra non guarda soltanto al terremoto come trauma, ma come passaggio fondativo di una nuova consapevolezza collettiva.

Il progetto è sostenuto da sostenuta da Banca di Udine e Fondazione Friuli, e patrocinata dall’Associazione Comuni terremotati e sindaci della Ricostruzione del Friuli, dalla Camera di Commercio Pordenone-Udine, da Confindustria Udine e da Ente Friuli nel mondo.

Bio dei fotografi

Olivo Barbieri

Nato a Carpi nel 1954, Olivo Barbieri è tra i più importanti fotografi italiani contemporanei. La sua ricerca indaga le trasformazioni del paesaggio urbano e globale, spesso attraverso punti di vista sospesi e immagini che mettono in discussione la percezione dello spazio. I suoi lavori fotografici e filmici sono stati presentati in importanti istituzioni internazionali, tra cui il MoMA di New York e la Tate Modern di Londra.

Marina Caneve

Nata nel 1988, Marina Caneve sviluppa una ricerca visiva fondata su un approccio documentario e scientifico. Il suo lavoro indaga il rapporto tra conoscenza, ambiente, rischio e trasformazioni del territorio. È cofondatrice di CALAMITA/À, piattaforma di ricerca dedicata alla tragedia del Vajont del 1963, e affianca all’attività artistica l’insegnamento in diverse istituzioni italiane e internazionali.

Davide Degano

Nato nel 1990, Davide Degano è un artista visivo italiano cresciuto in Friuli. La sua ricerca utilizza la fotografia come strumento narrativo per esplorare memoria, identità, appartenenza, geografie locali e trasformazioni sociali. Nei suoi progetti a lungo termine intreccia vicende personali e storia collettiva, con particolare attenzione ai temi del confine, delle migrazioni e delle identità plurali.

Giulia Iacolutti

Nata a Cattolica nel 1985, Giulia Iacolutti è fotografa e artista visiva. La sua pratica si concentra su progetti relazionali legati all’identità e alle questioni sociali e politiche, utilizzando, oltre alla fotografia, linguaggi come video, audio, ricamo e performance. Il suo lavoro è stato esposto in Italia e all’estero ed è presente in collezioni pubbliche e private.