A proposito di ”far presto” sulle opere previste sull’Isonzo serve un progetto. Bacino di accumulo, quale impatto?

Le fasi siccitose sempre più lunghe e drammatiche come quella attuale nel tratto italiano dell’Isonzo, richiedono CERTO, come evidenziato da Moretti, tempi stretti per essere affrontate per le loro conseguenze sull’ecosistema fluviale in territorio italiano;  La politica ” però ” non può permettersi troppa fretta per la realizzazione sul fiume Isonzo delle opere importanti e impattanti di rifasamento, ovvero il cosiddetto “adeguamento della Traversa di Piuma, della Soglia di Straccis di Gorizia e della Cava Postir nel Comune di Sagrado”. Le opere, illustrate in IV Commissione il 15 giugno, dove sono intervenuta, evidenziando il bisogno di saperne di più: quanto illustrato era una visione prodromica a un progetto di studio che oggi manca e pare perciò opportuno chiedere accelerazioni sulla “progettazione” dell’opera, piuttosto
che sulla sua “realizzazione” in attesa di un progetto con relativo rendering. Serve anche sapere, come ho chiesto in Comm.ne IV, quale l’ impatto sul microclima a Gorizia? Quali le aree del Parco di Piuma messe a rischio? E quale l’impatto ambientale della Cava Postir? È evidente che non sono dettagli. Accanto a ciò serve sapere che solo una gestione transfrontaliera dell’Isonzo/ Soča potrà far fronte in modo efficace alle future crisi idriche, come dice a chiare lettere la Direttiva europea Acque 2000/60/CE, recepita dal nostro Decreto Legislativo 152/2006 , che prevede all’art. 3 che un bacino idrografico che si estende sul territorio
di più Stati membri sia assegnato a un distretto idrografico internazionale; e all’art. 13, che i Distretti idrografici interamente compresi nell’UE degli Stati membri si coordinino per progettare un unico piano di gestione del bacino idrografico internazionale. È questo che va fatto, contemperando i bisogni irrigui del mondo agricolo dell’Isontino, ) farrese- gradiscano cormonese e monfalconese) con quelli ambientali, assicurando la tutela della biodiversità, dei parchi, le esigenze energetiche e industriali. Importante l’excursus storico fatto in Commissione dal Consorzio della Venezia Giulia, ma tanti i punti in sospeso di un progetto complessivo al quale sono stati assegnati 14 milioni e che deve perciò affrontare e risolvere gli sbalzi di portata ( mitigazione dell’ hydropeaking) attraverso opere di valore strategico che salvino prima di tutto l’ecosistema fluviale oggi messo a rischio.

Laura Fasiolo