Aguzzate la vista

Perche’ ci vuole una certa abilita’ a trovare le piccole differenze che evidentemente devono esistere tra un caso e un altro e che apparentemente sono simili.
Recentemente e finalmente, si e’ risolto positivamente il caso di Patrik Zaki, il ragazzo egiziano che studia a Bologna e che dopo un infinito periodo passato agli arresti nel suo Paese di origine e durato quasi due anni e’ finalmente stato liberato. Non assolto, ma solo messo temporaneamente in liberta’; non e’ poco, e cio’ e’ stato possibile anche grazie all’attenzione che su questa vicenda si e’ creata.
Bisognerebbe pero’ chiedersi se questa liberazione non possa corrispondere ad un segnale da parte delle autorita’ egiziane che potrebbe significare “ok, questo lo abbiamo liberato, ora non rompete le scatole con la faccenda Regeni”. In fin dei conti se non lo facciamo rientrare in Italia, potremmo sempre risbatterlo in galera.
Ma evidentemente nel caso di Regeni, visto il coinvolgimento diretto di apparati dello Stato egiziano, la questione si fa piu’ difficile e le decisioni da prendere per ottenere qualche tangibile risultato dovrebbero essere portate avanti dalle autorita’ politiche italiane; se solo queste autorita’ avessero uno spessore maggiormente credibile. Si sa, di mezzo ci sono gli affari, che stanno probabilmente all’origine di questa orribile storia, e che nessuno pensa minimamente di mettere in discussione. Il business tra Italia ed Egitto va avanti senza intoppi e se per il brutale assassinio del povero Guilio non ci saranno condanne, amen. L’economia della patria deve riprendersi e il business non si puo’ interrompere.
Non funziona sempre ed ovunque allo stesso modo pero’; ieri la democratica Europa ha assegnato il premio Sakarov a Navalny, un dissidente russo che Putin and C. hanno chiuso in galera. Che in Russia non ci sia democrazia, non e’ certo una novita’. Che Navalny la possa rappresentare, e’ perlomeno dubbio. I suoi trascorsi e le sue affermazioni non lo possono annoverare tra i migliori esponenti dei diritti e dell’uguaglianza. Ma si sa, come detto in Russia c’e’ una dittatura e allora qualsiasi oppositore diventa un martire della liberta’. E dunque le sanzioni possono essere applicate, soprattutto se fanno piacere a chi conta e davvero comanda.
Nelle galere britanniche, ed in attesa di essere trasferito in quelle ancora piu’ dure negli USA, si trova Julian Assange che da circa dieci anni in pratica non vive, avendo passato questo periodo tra una stanza all’interno dell’ambasciata equadoriana Londra (finche’ in quel Paese c’era Correa e fino a che non e’ stato eletto presidente un certo Moreno che di nome, solo di nome, fa …Lenin), e la galera in cui si trova ora. L’ipotesi che sempre piu’ si sta materializzando, e’ che Assange venga estradato negli Usa, cioe’ nelle loro galere. Vale la pena precisare che la popolazione carceraria USA e’ la maggiore al mondo sia in termini assoluti che relativi e che se ispanici e neri sono circa il 20% degli abitanti di quel Paese, esprimono invece il 60% dei carcerati. Ma questa e’ solo una nota statistica che certo pero’ non pare avere affinita’ con il senso di democrazia.
Cio’ che importa e’ che un giornalista, appunto Assange, per avere raccontato la verita’ sui crimini contro l’umanita’, attraverso i quali evidentemente si esporta la democrazia, da dieci anni e’ constretto ad una vita d’inferno e se l’alta corte britannica confermera’ la sentenza, rischia, una volta estradato, circa 170 anni di carcere se non addirittura, la pena di morte. Ma stiamo tranquilli, ci hanno assicurato che verra’ trattato con umanita’. Forse addirittura gli sara’ concesso di passare il resto della sua esistenza nientemeno che in un carcere australiano; insomma, a casa sua.
Oltre ad Assange non vanno dimenticati gli altri casi, tipo quelli di Chelsea Manning e di Edward Snowden senza le cui informazioni nulla si sarebbe saputo in merito alle torture e ai crimini commessi dalle truppe Usa (e soci) in giro per il pianeta.
Francamente tra un Navalny e Assange, Snowden e Manning a me pare ci sia una certa differenza, ma al di la’ di cio’, non mi pare che i media occidentali dedichino ai diversi casi la stessa attenzione.
A parte questo, e con tutto il massimo rispetto e la perseveranza nella ricerca della verita’ che i casi Regeni-Zaki meritano e che solo ad un disattento osservatore possono sembrare distinti, mi verrebbero in mente almeno altri due gravi fatti che hanno coinvolto cittadini italiani su cui invece e’ calato il silenzio piu’ assordante.
Il primo in ordine cronologico, e’ quello del fotoreporter Andrea Rocchelli ucciso assieme ad un collega russo Andrey Mironov in Ucraina nel 2014 nel tentativo di raccontare in diretta i fatti di quella guerra civile e sul quale l’attenzione dei coraggiosi media non si e’ certo sprecata; recentemente colui che era stato imputato del suo omicidio, e’ stato invece assolto e dunque quelle uccisioni rimarranno senza colpevoli. Senza entrare nel merito della sentenza e di come ci si e’ arrivati, cio’ che emerge maggiormente e’ proprio il distacco con cui questo processo e’ stato raccontato da giornali e tv.
.
C’e’ poi un caso piu’ recente successo nel Luglio dello scorso anno in Colombia. Mario Paciolla, cooperante, che lavorava per un’agenzia delle Nazioni Unite, che e’ stato trovato impiccato nella sua casa di San Vicete del Caguan. Mario stava investigando sul processo di riconciliazione tra governo e guerriglia delle Farc, processo partito solo formalmente ma che si sta dimostrando solo un mezzo attraverso il quale i poliziotti e le forze armate colombiane intendono regolare i conti con i guerrglieri che ovviamente, quando possono, stanno riprendendo le armi.
Che Mario si sia suicidato e’ praticamente da escludere; lo dimostrano numerosi fatti, quali l’aver gia’ comprato il biglietto di ritorno in Italia dopo un’angosciosa telefonata a casa in cui raccontava di sentirsi in pericolo. Quale che il suo appartamento sia stato minuziosamente ripulito, pare tra l’altro dal responsabile della sicurezza della missione, e lavato con la candeggina. Quale ancora che il suo computer sia sparito e stato gettato in discarica!! Tutto cio’ immediatamente e prima che partissero le indagini.
Bene, anche in questo caso non mi pare che la stampa si sia sprecata in dettagli o in pagine dedicate a questo fatto, spazi che, se sollevati all’attenzione che meriterebbero, potrebbero contribuire ad una degna ricerca di cosa sia successo. O perlomeno ad informare la gente su cosa succeda anche in Paesi che si considerano alleati pur essendo governati dal piombo piu’ che dalle leggi.
Stessa stampa che invece con dovizia di particolari peraltro mai verificati, ci racconta che i russi continuano a provocare e stanno per invadere l’Ucraina. Il fatto che le truppe della Nato e i suoi missili siano ormai a qualche centinaio di km dal confine russo e che le manovre dell’alleanza atlantica si organizzino sempre piu’ vicino a quei confine, pare non avere alcuna importanza. Come non ne ha il mancato rispetto degli accordi che prevedevano che la Nato non avrebbe portato armi e truppe nei Paesi dell’ex Cortina di ferro e non li avrebbe incorporati nell’organizzazione di difesa (…) atlantica. Nel 1962 fatti simili avevano provocato la maggiore crisi tra gli Usa e l’allora Unione Sovietica, cosa che ci aveva portato ad un soffio di una guerra nucleare. Ma si sa che noi siamo sempre dalla parte del giusto.
Ricordo anche che nel 2006 a Kabul, in quell periodo ero in Afghanistan, due altri cooperanti italiani, Iendi Iannelli e Stefano Siringo, erano stati trovati morti nella loro guest house, ancora in circostanze che definire nebulose e’ il minimo. Ricordo che la prima ipotesi che era stata fatta sulla causa del loro decesso, fosse addebitata alla CO2 emessa dalla stufetta che usavano. Purtroppo la stufetta era una stufetta elettrica e dunque l’ipotesi era del tutto fuori luogo. Ho avuto modo di parlare allora con un medico che aveva visionato le salme e che mi confidava che a suo parere la morte era dovuta ad un’overdose di eroina; ipotesi poi confermata dall’autopsia che ha stabilito che l’eroina era pura all’84%. Pare che l’eroina che gira da ste parti abbia una “purezza”, se va bene, del 10%. Che nessuno dei due fosse tossico oppure facesse uso di eroina, pare si trattasse di dettagli. Dettaglio piu’ importante, invece poi risulto’ che a quanto pare e secondo voci ricorrenti, i due avessero scoperto una gestione “allegra”, probabilmente un enorme buco, dei fondi del progetto al quale lavoravano. I due, particolare forse significativo, lavoravano ad un progetto gestito da UNOPS, agenzia dell’ONU all’interno della quale gli italiani hanno storicamente una presenza importante.
Anche in questo caso, la verita’ non e’ mai affiorata, ma alla nostra stampa pare non interessare molto. Pare che se una stessa cosa succede in un certo contesto, i media si scatenano e sono in grado di promuovere soggetti tutto sommato non troppo trasparenti, come Navalny, a martiri della lotta per i diritti umani; in altri casi, in cui ficcare troppo il naso potrebbe produrre problemi e intralci nei rapporti con brillanti democrazie come l’Egitto, l’Ucraina, la Colombia (dove il numero dei sindacalisti, attivisti e giornalisti che sono assassinati ogni anno e’ impressionante) oppure all’’interno di organizzazioni come le Nazioni Unite, si preferisce dedicare un trafiletto magari da pubblicare nelle pagine interne del giornale o come notizia di cronaca tra le tante dei TG, per poi dimenticarsene del tutto.
Evidentemente siamo noi che non riusciamo a coglierlo spessore delle differenze che per forza devono esserci tra un caso e l’atro; nel frattempo l’occidente, culla della democrazia, pare proprio non essere in grado di far crescere la creatura che contiene.

Docbrino