Anche a Udine la legge non è uguale per tutti. Riaperti i dehors in centro, multato Don Saccavini che voleva dare ombra ai deboli
Dura lex sed lex (la legge è dura, ma è la legge), dicevano i latini per voce del giurista romano Ulpiano, principio che nasceva per garantire l’ordine secondo l’idea che è meglio una legge severa che l’anarchia. Giusto in linea teorica dato che oggi il rapporto tra l’astrattezza della legge e la complessità della realtà è molto più sfaccettato e soprattutto è piegato dalle palesi diseguaglianze. L’articolo 3 della Costituzione Italiana sancisce che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge ma questo concetto in realtà è ampiamente disatteso, esiste infatti una uguaglianza formale che racconta che la legge si applica a chiunque, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche o condizioni personali, e una “uguaglianza sostanziale” che non vede lo Stato assolvere al principio di “rimuovere gli ostacoli economici e sociali” che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini. Insomma sebbene la legge sia teoricamente identica per tutti, la qualità della difesa legale, la capacità di sostenere lunghi e costosi gradi di giudizio o semplicemente l’atteggiamento di chi la legge dovrebbe “sempre” farla rispettare, dipendono spesso dalle risorse finanziarie del singolo. Esistono situazioni in cui lo Stato (o un Comune) permette di non applicare una legge dura a seconda del contesto, introducendo un elemento di flessibilità e adattabilità dettato magari da situazioni emergenziali come ad esempio il caldo di queste settimane. Detto questo a Udine, in una logica distorta di sicurezza ma ineccepibile sul piano “formale” si è voluta creare una rigida applicazione delle norme, ma per qualcuno è meno rigida. Due esempi di questi giorni, il primo accaduto nei confronti di “forti” immediatamente risolto e l’altro rigidamente e perentoriamente sfociato in una sanzione per i deboli. Così mentre i dehors in Piazza San Giacomo, temporaneamente chiusi e transennati dalla Polizia Locale a causa di rischi per la sicurezza pubblica e l’alto rischio di inciampo, sono stati subito riaperti dietro promessa di dare mano a colla, a qualcun altro non è stata data alcuna possibilità se non quella di smontare tutto e pagare una multa (anche se non vi era in gioco l’incolumità pubblica) anzi esattamente il contrario. Ma vediamo nello specifico i due casi: in Piazza San Giacomo l’incidente scatenante è stato che una signora è inciampata in un tappeto mal posizionato sotto le strutture dei gazebo in piazza. A seguito della segnalazione, la Polizia Locale ha effettuato una verifica immediata riscontrando che i tappeti posti alla base dei plateatici non aderivano perfettamente alla pavimentazione, creando un potenziale pericolo per i passanti. Ne è seguita una protesta dei gestori con la chiusura improvvisa e il transennamento dell’area. Forti polemiche da parte dei commercianti e di Confcommercio Udine per via della totale mancanza di preavviso nel pieno della stagione estiva. Così il provvedimento restrittivo è rientrato in tempi brevissimi con la promessa degli esercenti di far intervenire degli artigiani per sistemare le anomalie. Diverso è stato l’epilogo nel quartiere popolare di San Domenico, dove, il Parroco Francesco Saccavini, a tutti noto per il suo impegno sociale verso poveri ed extracomunitari, è stato “beccato” da due solerti squadre di vigili urbani inviate da chi non si sa, ad interrompere l’azione criminale del montaggio di un tendone per rendere vivibile lo spazio verde “De Rocco” tra 4 alberi di Via Derna, di fronte alla Comunità Piergiorgio. Nessuna mediazione, magari chiedendo di regolarizzare con una domanda di occupazione suolo pubblico.
Don Francesco Saccavini a quel punto, pur obbedendo all’intimazione della “sicurezza partecipata cittadina” ha preso carta e penna per raccontare l’accaduto, anche se siamo certi che contrariamente ai gestori delle attività del centro, non troverà medesima comprensione da una amministrazione che sta facendo, purtroppo, non solo cose buone, come chi l’ha votata si aspettava e che poco più di due mesi fa aveva fatto visita alla parrocchia con tanto di foto ricordo e dichiarazione del Sindaco Alberto Felice De Toni : “Questa realtà dimostra come la collaborazione possa generare risposte concrete e durature ai bisogni delle persone”.
Scrive Don Saccavini:
“Mi chiamo Saccavini Francesco. Sono parroco a San Domenico da oltre 50 anni. Questa mattina (lunedì 20 luglio 2026, ore 10) sono stato raggiunto da due squadre di vigili urbani mentre Valerio (il nostro manutentore a costo zero) e io, stavamo risistemando un tendone (42 mq) posto nello spazio verde “De Rocco” tra 4 alberi di Via Derna, di fronte alla Comunità Piergiorgio. Il tendone non era stato autorizzato né con richiesta formale né con richiesta a voce. Valerio ed io siamo stati sanzionati e abbiamo pagato la multa per abuso di spazio pubblico. Il Comune ha dotato quello spazio di alcune panchine e di alcuni tavoli frequentati in particolare da cittadini stranieri. Dopo varie richieste, anche alla precedente Giunta, di proteggere quel luogo con una breve copertura e non avendo ricevuto risposta alcuna né prima né dopo, ho provveduto da solo a nome della nostra Comunità cristiana. I tavoli sono li per una breve sosta quando c’è il sole oppure anche quando piove? E quando piove i senza fissa dimora dove trovano rifugio? Ora è stato ripristinato l’ordine. Le regole hanno ricevuto la loro conferma, il telone è stato smontato in breve tempo. Ma i senza fissa dimora quando piove non si trasformano in presenze invisibili. Come Comunità cristiana provvediamo alla distribuzione di generi di prima necessità da decine d’anni, ogni martedì e venerdì per oltre 110 famiglie. Impegniamo decine di migliaia di euro raccolti sempre e solo dalla nostra Comunità cristiana di San Domenico. Non abbiamo chiesto mai nessun sostegno economico alle istituzioni. Protestiamo che quanti vengono alla distribuzione sono cittadini di Udine e dintorni, che non sarebbe compito nostro. Non veniamo mai ascoltati. Le assistenti sociali chiedono a noi di intervenire subito. Abbiamo sempre obbedito. Oggi siamo stati trattati come sconosciuti inosservanti alieni alle regole. Non ci sono state neppure le buone maniere tra istituzioni (Comune e Parrocchia). Siamo indignati. Staremo sempre dalla parte degli sconfitti, a garanzia di rapporti democratici. Turbati ma non rassegnati”.
Fabio Folisi





