Badin (Avs): Terremoto in Friuli grande laboratorio di solidarietà popolare
“Cinquanta anni sono ormai passati quando 1000 persone persero la vita nel terremoto del Friuli, cinquant’anni da quando le case e le fabbriche sono diventate nemiche delle persone che le hanno abitate. Non solo i diretti sopravvissuti, ma anche chi abitava a decine di chilometri dall’epicentro porta ancora traumi e segni psicologici di quei mesi di sofferenza e precarietà.
Un’analisi di quei giorni, che esca dalla retorica del “fasin di bessoi” e della giusta riconoscenza nei confronti di corpi militari come quelli degli alpini, ci impone di ricordare che la ricostruzione della nostra terra fu un enorme sforzo collettivo: arrivarono giovani da tutta Italia, dai boyscout a Lotta continua, per aiutare la popolazione friulana. È una storia collettiva di solidarietà, di aiuto non solo tra compaesani ma anche da persone accorse da ogni dove e appartenenti a tantissime organizzazioni. Una storia figlia degli anni ’70 in cui l’individualismo non aveva ancora pervaso le vite e distrutto le comunità, i paesi erano ancora vivi e la solidarietà era un atteggiamento comune a tutti.
Purtroppo la ricostruzione friulana non è stato sempre un modello seguito in altre tragedie simili, eclatante è il caso dell’Abruzzo dove, benché un popolo altrettanto coriaceo si sia mobilitato con le carriole per ricostruire dov’era e com’era, il governo Berlusconi impose le new Town e la disgregazione di un’intera comunità sull’altare del profitto dei palazzinari. A cinquant’anni dall’Orcolat diciamo: onoriamo i morti costruendo un mondo migliore per i vivi, dove ritorni quello spirito di fratellanza e solidarietà che ci ha reso grandi e degni agli occhi del mondo.” così in una nota Sebastiano Badin, segretario regionale di Sinistra Italiana.




