Bulli alla conquista della Persia

Capire da dove cominciare ad entrare nel vespaio della guerra di aggressione da parte degli Usa e soprattutto di Israele provoca il mal di testa; figuriamoci provare ad immaginare come possa finire questo enorme casino. Siamo ormai entrati nella quarta settimana di guerra, la situazione si sta ulteriormente complicando e questo nuovo sistema di conflitto coinvolge tutta l’area mentre i suoi effetti, come previsto, intaccano sicurezze ed economie anche non direttamente implicate nelle ostilità. L’Iran viene costantemente e pesantemente bombardato giorno e notte, non si risparmiano obiettivi civili, anzi, facendo esplodere scuole, ospedali, stazioni di polizia, check points, strutture energetiche, depuratori e dissalatori di acqua come d’abitudine. I capi politici del Paese sono stati per lo più fatti fuori rendendo così anche le poche ipotesi di dialogo o di accordo praticamente assenti. Larijani, oltre che essere uno dei leaders di spicco del governo iraniano, era forse l’unico in grado di aprire eventualmente un dialogo con “il nemico” e non è un caso che sia stato fatto fuori (da Israele) come tanti altri, ma che non erano altrettanto importanti. Nemmeno la guida spirituale Khamenei era, dal punto di vista diplomatico, così indispensabile per qualsiasi ipotesi di dialogo. Un segno evidente che Israele non ha la più assoluta intenzione di fermare la sua guerra, perché questa guerra è stata fortemente e costantemente voluta da Tel Aviv, e non solo da questo attuale governo di criminali, che intende continuare fino in fondo il suo progetto di destabilizzare tutti gli emirati del Golfo e non solo, fregandosene altamente delle conseguenze che i vari Paesi dell’area stanno subendo; anzi è esattamente questo che sta cercando. Per ora provando a coinvolgerli nel conflitto e poi approfittare della deflagrazione che ciò causerebbe per imporre la sua potenza e la sua supremazia in tutta l’area. Compresa possibilmente, in un ipotetico futuro, la Turchia che per ora se ne sta in attesa nonostante sia stata bersagliata da un paio di missili balistici intercettati. Anche sul possibile (probabile?) coinvolgimento di Israele in questi ed altri attacchi non c’è chiarezza; non sono in pochi a sollevare dubbi su eventuali “false flag attacks” organizzati proprio da Tel Aviv per forzare la situazione e che Teheran ha sempre negato fossero partiti dall’Iran. Ecco, una figura come Larijani e con la sua esperienza, sarebbe stata indispensabile in un (al momento poco probabile) possibile e futuro negoziato.
Intanto e mentre persino Trump e compagni cominciano a considerare di essere stati trascinati in un incubo che non avevano previsto, forse anche perché l’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) che negli USA ha sempre deciso gli equilibri e le scelte dei vari governi, indipendentemente fossero repubblicani oppure democratici, ha avuto gioco facile con personaggi messi da Trump a discutere di politica che non conoscono, perchè del mondo conoscono poco o nulla se non quello degli affari. Dopo aver scatenato questo inferno, ora si rendono conto delle inevitabili conseguenze di quella folle e tragica scelta e vorrebbero che i danni causati venissero condivisi con i loro cosiddetti alleati, soprattutto europei, che già pagano un alto prezzo motivato dalla crisi energetica di una zona che garantisce (garantiva?) la produzione del 25% delle materie prime necessarie; non solo gas e petrolio. Nel frattempo i danni alle infrastrutture, sia quelle iraniane che quelle dei Paesi del Golfo si aggravano di giorno in giorno con il rischio che non basti più un (al momento improbabile) cessate il fuoco e nemmeno un accordo che fermi questa follia. In poco più di tre settimane sono stati messi fuori uso e probabilmente per molti anni molti degli impianti di stoccaggio, di trasporto e di raffineria di gas e petrolio che rappresentano la stragrande maggioranza del budget (PIL) dell’Iran ma anche di Kuwait, Qatar, UAE, Bahrein, Arabia Saudita. La strategia di Teheran di colpire profondamente tutti i suoi dirimpettai è estremamente azzardata e rischia di provocare una ritorsione pesante da parte loro, ma è anche l’unica alternativa per far pagare il prezzo della guerra anche ad altri e cercare in questo modo di provocare una reazione nei confronti di USA e Israele, che possa portare alla fine della guerra. Le idee di Trump, sempre che ne abbia una, sono estremamente confuse e forse ora si rende conto che avere l’esercito più forte ed attrezzato del mondo non è sufficiente. Sarebbe bastato guardarsi indietro per capirlo, ma evidentemente si ritiene al di sopra di tutto e tutti.
Ora, è notizia di oggi (confesso che parlare di questa guerra risulta difficile perché ogni paio di ore il nostro campione premio per la pace FIFA cambia idea e opinione) che il biondo abbia capito che bombardare tutte le centrali elettriche dell’Iran non è cosa che si possa realizzare senza problemi. A cominciare dal fatto che l’annunciata risposta iraniana sarebbe la stessa e opposta, colpendo tutti i Paesi del Golfo la cui coscienza non è proprio trasparente e la cui eventuale risposta militare non cambierebbe poi di molto la situazione sul campo. In parole povere avrebbero solo da rimetterci come ampiamente dimostrato in queste tre settimane e mezza di ininterrotti bombardamenti che hanno colpito sia le infrastrutture dell’esercito che i rappresentanti politici più rilevanti, ma anche e abbondantemente quelle civili e abitative, ma senza peraltro intaccare la vigorosa possibilità di reazione di Teheran che ha sorpreso tutti per la sua efficacia e volume. Vedremo come va avanti (se lo farà) questa proposta di Trump di una sospensione dei bombardamenti per 5 giorni, una proposta che certo non soddisfa gli iraniani che al contrario prima di inoltrarsi in accordi intende stabilire come si intende il futuro del Paese e la sua sicurezza a lungo termine. Certo, ora le cose sono più difficili di prima, avendo USA e Israele fatto fuori tutti coloro, in particolare Larijani come si diceva, che avrebbero potuto interloquire in un eventuale negoziato; pare che le nuove leve che stanno rimpiazzando i vecchi leaders abbiano una visione meno pragmatica rispetto a quelli precedenti e attualmente defunti. Tra le altre cose, la figura probabilmente più importante nella struttura di comando, la nuova Guida Suprema, non si capisce bene né se sia viva, se ferita e in che modo e se sia in grado di prendere il potere nel Paese. No fosse così, significherebbe che la lotta interna tra le varie fazioni del potere iraniano è ancora in atto e questo potrebbe rappresentare un’ulteriore pericolosa instabilità.
Nel frattempo lo stretto di Hormuz rimane chiuso, anzi parzialmente chiuso in quanto petroliere di Paesi amici possono transitare previo permesso di Teheran, prova evidente che nonostante la superiorità militare indiscussa degli aggressori, le guerre sono sempre molto più complicate rispetto al pensiero di un costruttore pirla. Ed in ogni caso, anche se si dovesse riaprire (non pare probabile), i danni causati dai missili e dai droni (soprattutto) iraniani hanno messo in ginocchio la produzione di tutti i Paesi che si affacciano sul Golfo; pagheremo noi.
Parlando poi di missili, ci sarebbe la questione di quei due che avrebbero dovuto colpire la base anglo-usa di Diego Garcia circa 4.000 km lontana dall’Iran. L’Iran smentisce pubblicamente di essere l’autore del lancio avendo sempre dichiarato che i suoi vettori arrivano al massimo a circa 2.500 km di gittata. Anche questo fatto dà corpo ai sospetti che anche altri attacchi portati a Qatar, Arabia Saudita, Bahrein, UAE, Kwait nascondano la manina di Israele; il presunto attacco che peraltro non è arrivato a destinazione, potrebbe aver avuto lo scopo di mettere in allarme l’Europa portando “i vassalli di Washington”, Italia in testa, ad immaginare un qualche intervento in appoggio dei due criminali: Trump e Netanyahu. Missione per ora, e speriamo per sempre, fallita.
Ovviamente ci sarebbe ancora molto da discutere e di cui parlare su questa aggressione, delle sue presunte motivazioni e degli effetti causati ad uno Stato indipendente e sovrano che di pericoli alla sicurezza degli occidentali non ne rappresentava affatto. Nel frattempo l’attenzione su un altro (anzi su altri) misfatto, l’invasione e distruzione del sud del Libano e dei continui crimini in Palestina, passa in secondo piano e ci fa dimenticare della tragedia causata dalle mire espansioniste e messianiche di un branco di esagitati fanatici che sono al governo di Israele. In Libano sono state ammazzate più di 1.000 persone e a Gaza e Cisgiordania si continua a crepare mentre i coloni si appropriano ogni giorno delle terre dei palestinesi bruciando le loro case, rubando i loro greggi ed occupando sempre più territorio nel silenzio generale. Che qualcuno pensi di fermare questa tragedia non è al momento noto.
Alla prossima puntata; anzi, alla prossima trovata di quel pessimo personaggio che è a capo degli USA.