Carceri. Capozzi (M5S): Tragedia Pn, garantire dignità e diritti dei detenuti

“Garantire dignità e diritti fondamentali ai detenuti non significa essere indulgenti. Significa, piuttosto, rispettare la Costituzione e rendere più sicura la società nel suo complesso. È perciò inaccettabile che all’interno degli istituti penitenziari si continui a vivere in condizioni segnate dal sovraffollamento, da ambienti spesso fatiscenti e dalla carenza di personale”.

Lo rimarca, affidando il suo pensiero a una nota stampa, la consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle) che premette anche come “la morte del giovane detenuto che nel carcere del castello di Pordenone ha appiccato il fuoco a un materasso, costituisca una tragedia che impone una riflessione non più rinviabile sulla realtà delle nostre strutture penitenziarie”.

“In queste condizioni – aggiunge l’esponente pentastellata – viene inevitabilmente tradito anche il principio costituzionale della funzione rieducativa della pena. Perché chi sta scontando una condanna non perde la propria dignità, né i diritti fondamentali. La privazione della libertà non può e non deve mai trasformarsi nella privazione del diritto alla salute, a condizioni di vita dignitose e a un percorso realmente orientato al reinserimento sociale”.

“Particolarmente preoccupante in tal senso è la situazione dell’assistenza sanitaria. Una sanità penitenziaria che non riesce a garantire risposte tempestive – precisa Capozzi – rischia infatti di aggravare ulteriormente una situazione già drammatica. Proprio per questo motivo, durante i lavori d’aula dedicati alla manovra di assestamento, abbiamo chiesto che venga introdotta anche la telemedicina, quale strumento concreto per garantire ai detenuti un accesso più rapido alle prestazioni e alle consulenze sanitarie”.

“È inoltre necessario – sottolinea la rappresentante del M5S – accelerare il completamento del carcere di San Vito, perché anche l’adeguatezza delle strutture rappresenta una condizione essenziale per garantire sicurezza, dignità e un’effettiva funzione rieducativa della pena”.

“La tragedia di questo giovane non deve, pertanto, essere archiviata come un episodio isolato. Deve invece spingere le istituzioni – conclude Capozzi – ad affrontare con responsabilità l’emergenza carceraria, investendo sulle strutture, sul personale, sull’assistenza sanitaria e sui percorsi di reinserimento”.