Casa: le novità in Fvg per accedere all’edilizia convenzionata. Le posizioni dell’opposizione
Chi chiederà di accedere all’edilizia convenzionata non dovrà più essere residente in Friuli Venezia Giulia, ma dovrà essere titolare di un rapporto di lavoro sul territorio regionale. È una delle principali novità contenute nel disegno di legge 80 sulle politiche abitative che la IV Commissione consiliare, presieduta da Giuseppe Ghersinich, ha approvato a maggioranza dopo l’esame degli emendamenti. Questo quanto diffuso dalla Agenzia di stampa della regione Arc,
In calce le posizioni espresse dalle opposizioni
Tra gli argomenti che hanno affrontato l’assessore Fvg alle Politiche del Territorio e Infrastrutture, Cristina Amirante, e i consiglieri regionali spiega l’Arc figurano anche le garanzie per i proprietari di immobili privati destinati alla locazione, il rafforzamento degli strumenti a favore della cosiddetta fascia grigia (Isee tra 35mila e 46mila euro), la rimodulazione dei requisiti di residenza per l’accesso all’edilizia convenzionata, il tema del social housing e il ruolo di coordinamento dell’Ater.
Le altre novità in materia di politiche abitative riguardano un intervento significativo sulla fascia grigia della popolazione, rafforzando gli strumenti destinati a chi non possiede più i requisiti per accedere all’edilizia sovvenzionata ma continua a incontrare difficoltà nell’ingresso al mercato della casa; l’introduzione del requisito del contratto di lavoro in Friuli Venezia Giulia per accedere all’edilizia convenzionata; il rilancio dell’edilizia convenzionata, strumento già previsto dalla normativa vigente ma finora poco utilizzato; nuove forme di collaborazione tra pubblico e privato per interventi destinati all’affitto e alla compravendita; la riformulazione dei tavoli territoriali con l’inserimento di nuovi portatori di interesse; infine, il tema dell’emergenza abitativa e dei criteri di ammissibilità.
Proprio l’attribuzione ad Ater del ruolo di coordinamento dei tavoli territoriali è stata oggetto di confronto tra i consiglieri di opposizione della IV Commissione, che hanno espresso perplessità sulla scelta e chiesto all’assessore Amirante, presente ai lavori, che “la regia resti in capo alla Regione”. Contestualmente, sempre i consiglieri di minoranza si sono detti soddisfatti dell’emendamento della Giunta che prevede che “i regolamenti siano approvati previo parere della Commissione consiliare competente entro 45 giorni; decorso tale termine, i regolamenti possono essere emanati anche in assenza del parere”. Non tutti, però, si sono detti convinti del limite temporale fissato a 45 giorni, proponendo di estenderlo a 90.
Il dem Massimo Mentil ha sottolineato l’intenzione di “avere un atteggiamento collaborativo nel costruire una riforma il più possibile condivisa, ponendoci senza preconcetti ma in modo critico e riflessivo”. Pensiero condiviso anche dalla pentastellata Rosaria Capozzi firmataria di diversi emendamenti, tra cui uno, accolto, dedicato alle Comunità energetiche regionali. Quello che per Serena Pellegrino (Avs), non è stato abbastanza, invece, è il tempo dedicato ai lavori della Commissione sul ddl Casa, tanto che ha evidenziato come “sarebbe stato necessario garantire maggiore spazio alla discussione di questa legge”.
A quanti ritengono che “l’Ater debba continuare a lavorare con il ruolo previsto dal proprio statuto”, come Diego Moretti (Pd), o che si interrogano sulla capacità dell’ente di assumere funzioni di coordinamento, come Massimo Moretuzzo (Patto per l’Autonomia -Civica Fvg), Amirante ha ribadito che “l’impianto normativo mantiene molti degli istituti della legge 1/2016, compresi i tavoli territoriali, pur con un diverso punto di vista. Il rapporto tra Ater e Regione è ovviamente uno degli elementi centrali di questa impostazione”.
L’assessore ha inoltre evidenziato come “la parte più importante della ristrutturazione riguardi la difficoltà, denunciata chiaramente durante le audizioni dal direttore di Ater Udine-Pordenone, di favorire l’uscita delle persone dall’edilizia sovvenzionata”. “Pur condividendo l’esigenza di aggiornare la normativa”, Moretti ha manifestato perplessità riguardo all’abrogazione della Commissione regionale e al monitoraggio di competenza della Regione.
La dem Manuela Celotti ha invece chiesto “un piano straordinario per l’abitare, il potenziamento della gestione del patrimonio edilizio privato, il riconoscimento delle agenzie sociali per l’abitare e una maggiore valorizzazione del Terzo settore”.
Prima della votazione dell’articolato, Nicola Conficoni (Pd), dopo aver sottolineato che “il tema della casa sta diventando un’emergenza anche in Friuli Venezia Giulia”, ha criticato la Giunta sostenendo che “non ha risposto con sufficiente tempestività e che il disegno di legge arriva in ritardo, presentando inoltre alcune incoerenze, soprattutto sul tema del riuso del patrimonio esistente e del consumo di suolo”.
Critiche respinte da Michele Lobianco (Forza Italia), che le ha definite “strumentali e pretestuose da una parte dell’Opposizione, che finge di dimenticare il lungo e attento lavoro di confronto e dialogo con i portatori di interesse coordinato dall’assessore competente e dagli uffici”. Lobianco ha quindi ripercorso le principali tappe del lavoro svolto negli ultimi due anni. Secondo il forzista, “il tema dell’inclusione abitativa e del diritto alla casa resta centrale nell’azione della Maggioranza”. Il ddl, ha ricordato, si sviluppa lungo “tre direttrici fondamentali: etico-sociale, urbanistica e giuridico-amministrativa. Ci aspetteremmo che proprio la sinistra riconoscesse e apprezzasse questa sensibilità”.
Alcune problematiche sono state invece portate all’attenzione da Furio Honsell (Open Sinistra Fvg), in particolare “il numero elevatissimo di domande di edilizia residenziale pubblica che restano senza risposta, con oltre 6mila richieste inevase, mentre più di 4mila alloggi Ater non possono essere assegnati perché necessitano di interventi di manutenzione”, ma anche le criticità legate a bisogni abitativi particolari e il crescente costo degli affitti.
“Parlare di casa e di politiche abitative in Friuli Venezia Giulia significa toccare un nervo scoperto”, ha affermato Alberto Budai (Lega). Dopo aver ricordato che in regione “il 25% del patrimonio edilizio è sfitto, a cui si aggiungono caserme e alloggi ex militari”, Budai ha sottolineato come sia “fondamentale garantire ai proprietari che il loro bene sia protetto e che possano affittarlo senza timori legati a occupazioni abusive, lunghi contenziosi o situazioni che scoraggiano l’immissione degli immobili sul mercato”.
Sul tema degli immobili militari è intervenuto Francesco Martines (Pd), lanciando un appello all’assessore affinché vengano avviate azioni propedeutiche alla loro immissione sul mercato. La collega Laura Fasiolo ha invece posto l’accento sulla necessità “di integrare nella nuova norma una prospettiva di genere, con particolare attenzione alle famiglie monogenitoriali, alle donne vittime di violenza e alle situazioni di precarietà lavorativa femminile”.
Il ddl Casa passa quindi all’esame dell’Aula che lo discuterà la prossima settimana. Relatori per la Maggioranza saranno Budai, Lobianco, Edy Moprandini (Fp), Maddalena Spagnolo (Fnv) e Igor Treleani (fdI). Per la Minoranza, invece, Giulia Massolino (Patto per l’Autonomia-Civica Fvg), Mentil e Pellegrino
Casa: gruppo Pd, servono azioni straordinarie per giovani e alloggi sfitti
Il gruppo consiliare del Pd ha espresso una serie di perplessità sul ddl 80 in materia di politiche abitative, pur riconoscendo la necessità di aggiornare il quadro normativo regionale dopo dieci anni dalla legge del 2016. Tra le preoccupazioni evidenziate in IV commissione dai consiglieri Nicola Conficoni, Massimo Mentil, Diego Moretti, Francesco Martines, Manuela Celotti e Laura Fasiolo (Pd) la «necessità di azioni straordinarie per trattenere i giovani aiutandoli a pagare l’affitto, riattare i 5mila alloggi non locabili gestiti dalle Ater e stimolare i privati a rendere disponibili le numerose case vuote».
Per il consigliere Conficoni, «il diritto alla casa è diventato una vera emergenza anche in Friuli Venezia Giulia, coinvolgendo non solo le fasce più fragili ma anche lavoratori con redditi bassi o precari. La Regione non ha risposto con sufficiente tempestività e il disegno di legge, oltre ad arrivare in ritardo, presenta alcune incoerenze, in particolare sul tema del riuso del patrimonio esistente e del consumo di suolo». Conficoni ha inoltre sostenuto che «la regia delle politiche abitative deve rimanere in capo alla Regione e non essere trasferita alle Ater. Serve inoltre una programmazione più incisiva sul recupero degli alloggi sfitti, degli alloggi militari inutilizzati e sul sostegno alle locazioni, con particolare attenzione ai giovani».
Il consigliere Mentil ha evidenziato come «i profondi cambiamenti intervenuti negli ultimi anni rendono necessario un intervento normativo sulla base della legge 1 del 2016, con l’esigenza però di costruire una riforma il più possibile condivisa. In questo contesto, non ci poniamo in maniera preconcetta, ma correttamente in un maniera critica e riflessiva». Pur riconoscendo le difficoltà dei tavoli territoriali, ha quindi espresso «dubbi sull’opportunità di attribuire alle Ater un ruolo di coordinamento» e ha annunciato la presentazione di proposte emendative.
Il capogruppo Moretti ha ricordato che «il Friuli Venezia Giulia non parte da zero, dispone già di una consolidata esperienza nelle politiche abitative e che dalle stesse audizioni è emerso un giudizio generalmente positivo sulla legge 1/2016. Pur condividendo l’esigenza di aggiornare la normativa, le perplessità riguardano l’abrogazione della commissione regionale, il monitoraggio di competenza della regione, e l’attribuzione alle Ater di compiti di coordinamento che dovrebbero continuare a spettare alla Regione e agli enti locali».
Il consigliere Martines ha richiamato il tema del patrimonio immobiliare militare, ricordando la presenza di circa 1.100 alloggi vuoti sul territorio regionale. Secondo il consigliere, «la Regione dovrebbe assumere un ruolo diretto nel confronto con le autorità militari per favorire il recupero e la rimessa sul mercato di questi immobili. Non è pensabile che i Comuni possano, da soli, affrontare una questione importante ma che si scontra con un moloch come gli enti militari. Serve dunque avviare un’azione per mettere sul mercato questi immobili che, se rigenerati, potrebbero aiutare ad aumentare l’offerta di alloggi da destinare all’affitto». Inoltre Martines ha presentato l’emendamento attraverso il quale si chiedeva di modificare il ruolo dell’Ater, mettendo «nella gestione dei tavoli territoriali gli Ambiti sociali che hanno aree di competenza più contenute, una particolare sensibilità dei bisogni abitativi perché più vicini al territorio e che sono partecipati direttamente dai Comuni. L’Ambito – ha concluso – è il soggetto più adatto politicamente a svolgere quel ruolo, lasciando alle Ater compiti prettamente gestionali, per i quali da più parti si avvertono critiche sulla loro operatività».
Per la consigliera Celotti, «la legge sull’abitare rappresenta una delle questioni più importanti della legislatura. L’impianto della legge regionale 1 del 2016 è sicuramente positivo e proprio per questo sarebbe stato preferibile aggiornarla anziché sostituirla integralmente». Anche Celotti ha ribadito che «la regia dei tavoli territoriali deve restare alla Regione», chiedendo inoltre un piano straordinario per l’abitare, il rafforzamento delle Ater, il riconoscimento delle agenzie sociali per l’abitare e una maggiore valorizzazione del Terzo settore.
La consigliera Fasiolo ha evidenziato la necessità di ampliare la platea dei beneficiari ai professionisti fuori regione che necessitino di un periodo necessario per la propria organizzazione lavorativa e in particolare ha posto l’accento sulla «necessità di integrare nel ddl una prospettiva di genere, con particolare attenzione alle famiglie monogenitoriali, alle donne vittime di violenza e alle situazioni di precarietà lavorativa femminile che rendono più difficile l’accesso alla casa e al credito».
Ddl casa, Honsell (Open): servono risposte su quattro criticità ancora irrisolte
“Come Open Sinistra FVG abbiamo espresso voto di astensione in Commissione IV alla revisione della norma sulle politiche abitative dell’Assessore Amirante. Riteniamo che, pur avendo molti aspetti condivisibili, non permetta ancora di affrontare con fermezza le principali criticità abitative in Regione. Intendiamo proporre degli emendamenti per ovviare a questi limiti. Le principali criticità che emergono dal Disegno di legge in esame sono quattro.” Così si è espresso
al termine dell’esame del provvedimento di legge il Consigliere regionale Furio Honsell di Open Sinistra FVG. “La prima criticità – sottolinea Honsell – riguarda il numero elevatissimo di domande di edilizia residenziale pubblica che restano senza risposta: ad oggi oltre 6.000 richieste risultano inevase, mentre
più di 4.000 alloggi ATER non possono essere assegnati perché necessitano di interventi di manutenzione e quindi risultano non locabili. È indispensabile prevedere misure straordinarie per recuperare rapidamente questo patrimonio e metterlo a disposizione delle famiglie che attendono una risposta.”
“La seconda criticità – evidenzia Honsell – riguarda alcuni bisogni abitativi particolari che continuano a non trovare adeguate soluzioni. Si continua a non prendere in considerazione il tema di alloggi per persone migranti titolari di protezione umanitaria e il tema degli alloggi per percorsi di esecuzione penale esterna: si continua così ad avere centinaia di persone che vivono in condizioni di degrado nelle nostre città o che continuano ad affollare inutilmente le nostre
carceri.” “Vi è poi il tema del crescente costo degli affitti” prosegue Honsell. “Trovare una casa a prezzi sostenibili sta diventando sempre più difficile anche per lavoratori qualificati, professionisti con incarichi temporanei e dipendenti pubblici di ogni livello. Questo fenomeno rischia di compromettere la capacità della nostra Regione di attrarre competenze e professionalità di cui il territorio ha bisogno.” “Infine – conclude Honsell – i bisogni abitativi cambiano rapidamente e
devono essere monitorati con continuità. Gli strumenti previsti dall’attuale Disegno di legge appaiono tuttavia ancora troppo generici. È necessario dotarsi di sistemi di osservazione più puntuali e aggiornati, in grado di fornire dati utili per programmare efficacemente le future politiche abitative regionali”
Ddl casa. Massolino e Moretuzzo: «Ater e Comuni in difficoltà nella risposta alle nuove esigenze abitative»
“La riforma delle politiche per la casa rappresenta un passaggio cruciale per rispondere alle profonde trasformazioni demografiche e sociali del nostro territorio. Queste dinamiche generano nuove esigenze abitative, a cui è necessario fare fronte ridefinendo il ruolo degli attori pubblici e rinforzando la sinergia con gli ambiti socio-assistenziali e le realtà del Terzo settore”.
Lo affermano in una nota la consigliera regionale Giulia Massolino e il capogruppo di Patto per l’Autonomia – Civica Fvg, Massimo Moretuzzo, a margine dell’esame del disegno di legge 80 “Disposizioni in materia di politiche abitative regionali”, oggi al vaglio della IV Commissione consiliare.
“In Friuli Venezia Giulia ci sono migliaia di abitazioni non utilizzate, in parte in condizioni di degrado, con una situazione drammatica nelle aree interne come la Carnia -, spiegano i due consiglieri -. Eppure viviamo il paradosso di giovani e famiglie che faticano a trovare alloggi in affitto a prezzi ragionevoli. Spesso il problema della casa, insieme a quello del lavoro, diventa uno dei fattori principali che spinge tante persone a lasciare la nostra regione o rappresenta un deterrente all’attrattività del Friuli Venezia Giulia”.
Secondo Massolino e Moretuzzo “la norma riprende in modo positivo numerosi elementi della legge 1 del 2016, ma sconta alcune criticità che rischiano di lasciare il dettato normativo sulla carta, in particolare rispetto all’implementazione dei tavoli territoriali, il cui coordinamento è affidato alle Ater e prevede un ruolo attivo dei Comuni”.
“Entrambi questi soggetti – evidenziano i due consiglieri – oggi non sono nelle condizioni di agire un ruolo proattivo nell’organizzazione dei tavoli territoriali, per cui la norma rischia di non cogliere nel segno e non fare un passo avanti in tempi rapidi, così come l’urgenza del tema richiederebbe”.
“Pensiamo che la collaborazione con il Terzo settore, tra cui cooperative e associazioni, e con gli Ambiti territoriali sia un pilastro insostituibile – concludono Moretuzzo e Massolino -. Grazie a modelli innovativi di co-progettazione e di housing sociale è infatti possibile offrire servizi alla persona flessibili, efficienti e realmente capaci di intercettare i bisogni della cittadinanza in tempo reale”.
Pellegrino (Avs): DDL 80: La casa è un tema trasversale e i tempi stretti diventano una sterile esibizione di forza della maggioranza
“Il nostro approccio a questa legge è sempre stato costruttivo e rispettoso, scevro da polemiche o pregiudiziali. Abbiamo analizzato nel dettaglio tutte le memorie e ascoltato con attenzione i portatori di interesse, in primis chi vive l’emergenza abitativa sulla propria pelle, come la Caritas oppure l’associazione Vicini di casa.”
Così in una nota la Consigliera Regionale Serena Pellegrino, Alleanza Verdi e Sinistra, a margine della discussione in IV Commissione sulla DDL n. 80 ‘Politiche abitative’.
“Tuttavia, ribadiamo la nostra forte contrarietà ai tempi stretti e contingentati per l’approfondimento, in vista del passaggio in Aula. La casa è un tema trasversale – continua l’esponente di opposizione – ed è per questo che è fondamentale ascoltare le opposizioni ed evitare che il provvedimento diventi uno sterile “gioco di forza” della maggioranza e una bandierina da appuntare su una consiliatura caratterizzata ormai troppo spesso da strappi e scontri tutti interni alla maggioranza di centrodestra.
Dai dati – incalza la Consigliera RossoVerde – emerge una chiara crisi del mercato locativo, con un calo del 9,4% degli affitti a fronte di un aumento del 22,5% delle richieste di acquisto. Le famiglie sono costrette a comprare perché non riescono a trovare un immobile in affitto.
Accogliamo con favore le valutazioni del dott. Michele Franz del CRIBA (Centro Regionale d’Informazione su Barriere architettoniche e Accessibilità) sull’accessibilità dei tre piani fuori terra e l’attenzione per il piano interrato.”
E conclude Pellegrino ” Ho ricordato infine all’assessora Amirante che il nostro atteggiamento non è e non è mai stato preclusivo, ma chiediamo ancora una volta che ci sia il rispetto per quanto proposto e avanzato dalle minoranze e che alla legge venga concesso il giusto tempo per essere studiata e migliorata insieme.”
Rosaria Capozzi (M5S) sulla riforma delle politiche abitative Fvg: “Astensione collaborativa su ddl 80, ok a nostra istanza sulle Cer”
“Il nostro voto di astensione non rappresenta certamente una chiusura ma, piuttosto, la concreta volontà di continuare a seguire con attenzione l’attuazione della riforma, mantenendo un atteggiamento costruttivo e propositivo nell’interesse delle comunità e del diritto alla casa”. Lo ribadisce la consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle), confermando anche in una nota stampa quanto già espresso nell’emiciclo di piazza Oberdan a Trieste nel corso dei lavori della la IV Commissione, impegnata nell’esame del disegno di legge 80. “La nostra è una scelta che rappresenta un segnale di attesa e di responsabilità – aggiunge l’esponente pentastellata, facendo riferimento ai contenuti della norma incentrata sulle disposizioni in materia di politiche abitative regionali – rispetto a un percorso che abbiamo seguito fin dall’inizio in sede di Commissione. Nel corso della valutazione del provvedimento abbiamo infatti presentato dieci emendamenti correttivi, optando per un approccio collaborativo e costruttivo, finalizzato a migliorare il testo e a rafforzarne l’efficacia nell’affrontare le nuove sfide legate al tema della casa”. “Esprimiamo, perciò, particolare soddisfazione – rimarca Capozzi – per l’accoglimento dell’emendamento da noi proposto al fine di estendere le politiche abitative alle Comunità Energetiche Rinnovabili. Siamo convinti che il collegamento tra diritto all’abitare e sostenibilità energetica rappresenti una delle sfide più importanti dei prossimi anni. Consentire alle Ater e ai soggetti coinvolti nelle politiche della casa di partecipare alla costituzione e alla progettazione delle CER, significa anche offrire nuove opportunità di riduzione dei costi energetici alle famiglie, contrastare la povertà energetica e promuovere modelli di sviluppo più sostenibili e inclusivi. “Il ddl 80 nasce dall’esigenza di riformare le politiche abitative regionali e di aggiornare un sistema normativo – precisa Capozzi – che, a quasi dieci anni dall’entrata in vigore della legge regionale 1/2016, non appare più pienamente adeguato ai profondi cambiamenti economici, sociali e demografici intervenuti nel frattempo. Oggi, infatti, il tema dell’abitare non riguarda più esclusivamente il sostegno alle fasce economicamente più fragili ma, al contrario, coinvolge una pluralità di situazioni sempre più diffuse: precarietà lavorativa, emergenza sociale, aumento dei costi energetici, difficoltà di accesso al mercato delle locazioni, invecchiamento della popolazione e necessità di rigenerazione urbana”. “Abbiamo inoltre presentato ulteriori istanze – dettaglia la nota – che ponevano l’attenzione sul tema dell’ISEE, una criticità più volte segnalata da cittadini che si vedono esclusi dai benefici previsti per il superamento, spesso minimo, delle soglie stabilite, pur permanendo condizioni di effettiva difficoltà economica. Per questo motivo abbiamo proposto di collegare l’aggiornamento delle soglie ISEE all’adeguamento dell’indice ISTAT”. “Altri emendamenti pentastellati – sottolinea la rappresentante del M5S – erano invece finalizzati a contrastare il fenomeno dello spopolamento dei piccoli comuni e delle aree montane, attraverso l’introduzione di specifiche premialità nei futuri bandi attuativi. Nell’ambito delle misure di sostegno alle locazioni abbiamo inoltre proposto criteri premiali per i giovani under 35, per i nuclei familiari e anche per i lavoratori che hanno scelto di trasferirsi nella nostra regione per ragioni occupazionali”. “Molti di questi emendamenti sono stati dai noi ritirati in segno di collaborazione – conclude Capozzi – alla luce dell’interesse e della disponibilità manifestati dall’assessore Amirante ad approfondirne i contenuti nel prosieguo dell’iter e per il confronto finale davanti all’Aula”.




