Cattinara: esauriti i posti letto – pronto soccorso sempre più intasato – a rischio standard di sicurezza
Da più giorni gli ospedali del FVG scoppiano, i Pronto soccorso sono presi d’assalto, la stampa riporta che a Trieste tra Cattinara e il Maggiore si sono registrati negli ultimi giorni fino a 260 accessi nelle 24 ore contro una media di 200.
E ora non si sa dove mettere i malati che arrivano, poiché i reparti sono strapieni, e i pazienti da ricoverare sono tenuti a decine in Pronto Soccorso in attesa che si liberi un posto letto. Ovviamente in queste condizioni la dignità della persona non trova spazio, non c’è neppure un minimo di privacy, e verosimilmente sono a rischio gli stessi standard di sicurezza del malato.
Come ogni anno si dà la colpa all’influenza, quasi fosse un evento eccezionale in inverno, o ai medici di base, o anche agli stessi pazienti che andrebbero in Pronto soccorso per niente, così i responsabili della salute pubblica tentano di scaricare le loro responsabilità.
Ma ancora non si è capito che ci vogliono più letti negli ospedali? In particolare, soffre Trieste poiché non si è mai provveduto a rimediare almeno in parte ai tagli selvaggi di posti letto e reparti ospedalieri attuati dalla riforma Serracchiani del 2014. Che ha comportato per Trieste il sacrificio di 156 posti letto per acuti, tra Maggiore e Cattinara, portando così la dotazione complessiva di posti letto da 764 a 608, un calo di oltre il 20%. Un’enormità per una città che conta molti anziani.
Perché chi di dovere non ha messo in sicurezza gli ospedali triestini in tutti questi anni. È vero che c’è la ristrutturazione di Cattinara, ma è ferma e sarà ferma per chi chissà quanti anni ancora, perché non si è provveduto a riattivare almeno i quattro piani della torre medica sventrati ad inizio lavori?
E non si venga a dire, come ha detto qualche sprovveduto, che visto il grande numero di anziani con patologie croniche l’ospedale non serve, ma serve il territorio. Ma proprio l’insorgenza di malattie acute come un’infezione in un paziente con malattie croniche e/o degenerative esige il ricovero in un vero ospedale.
Si è tentato di contrapporre il territorio all’ospedale, quasi fossero antagonisti, ma sono complementari l’un l’altro. E comunque pure il territorio non se la passa bene, anche i Distretti sono stati depotenziati per fare spazio ad una riforma ideologica incentrata sulle Case della Comunità. Ma per curare gli anziani a domicilio servono medici e infermieri, non la moltiplicazione di muri e sportelli destinati a restare vuoti.
Non è bastata l’esperienza fallimentare dei Cap – Centri di assistenza primaria – voluti dalla riforma Serracchiani? Le Case della Comunità non sono altro che Cap con il nome cambiato, perché dovrebbero funzionare laddove i primi hanno fallito?
Ma poi per far funzionare ospedali e territorio occorrono medici e infermieri, che scappano nel privato o in altre regioni, visto che le politiche del personale in FVG non sembrano per nulla attrattive. A parole tutti lodano medici e infermieri, li chiamano angeli, eroi… poi nei fatti questi eroi diventano meri fattori di produzione, da pagare il meno possibile, far lavorare il più possibile, e in silenzio, ovvero zitti e buoni.
Walter Zalukar Associazione Costituzione 32




