Cento anni di pubblicazione per il settimanale diocesano La Vita Cattolica. Un anno di eventi
La Vita Cattolica, storico settimanale dell’Arcidiocesi di Udine, compie un secolo di pubblicazione. Fondato nel 1924, fu reso settimanale con la prima edizione pubblicata il 10 gennaio 1926. Per l’occasione l’Arcidiocesi e i suoi media propongono un intero anno di eventi: un convegno, una mostra, quindici serate nel territorio, un concerto, alcune pubblicazioni speciali e una pagina settimanale su la stessa La Vita Cattolica.
Era il 10 gennaio 1926 quando in via Treppo a Udine si diede alle stampe la prima edizione settimanale de La Vita Cattolica. Un secolo dopo, il giornale edito dall’Arcidiocesi di Udine spegne le sue prime cento candeline con una serie di eventi che accompagneranno la cittadinanza lungo tutto il 2026, intrecciandosi anche con le celebrazioni commemorative per i 50 anni del terremoto.
«È un onore guidare questo storico settimanale nell’anno in cui celebra i suoi cento anni» afferma il direttore don Daniele Antonello. «In redazione accogliamo la sfida di realizzare ogni settimana un giornale che parli a questo periodo storico, mantenendo una visione che ha a che fare con il presente e con il futuro. Uno sforzo particolare – prosegue don Antonello – consiste nell’appassionare le nuove generazioni a un approfondimento bello e positivo dell’informazione. Per questo non ci stanchiamo di proporre una forma di giornalismo costruttivo che guardi il territorio con speranza, sottolineando le sue potenzialità e facendo luce alle possibili soluzioni dei suoi problemi».
«La Chiesa più volte ha riconosciuto il valore degli strumenti della comunicazione sociale, incoraggiando il loro utilizzo come mezzi attraverso i quali diffondere riflessioni ispirate a una Buona notizia e far conoscere quelle esperienze nate a partire da percorsi di fede condivisi» afferma, dal canto suo, l’arcivescovo di Udine, mons. Riccardo Lamba. L’Arcidiocesi udinese, infatti, è editrice de La Vita Cattolica così come dell’emittente Radio Spazio. «Non è solo una questione storica – prosegue Lamba –. Nelle comunità si percepisce l’attesa di ricevere e leggere ogni settimana questo giornale. Evidentemente viene colto il suo significato: davvero mette a disposizione di tante persone notizie che raccontano le realtà locali, ma che affrontano anche, in modo approfondito, i temi della vita sociale della nostra comunità. In questi ultimi anni, grazie alla collaborazione di tanti professionisti della comunicazione e di esperti nei diversi ambiti della cultura e della vita sociale, La Vita Cattolica ha rappresentato un utile strumento per informare e aiutare a riflettere sui grandi temi di attualità e sui cambiamenti in atto nella società civile, a partire dai valori morali e religiosi che sono alla base delle tradizioni culturali delle nostre comunità».
Un anno di eventi a partire da fine gennaio
Per celebrare il primo secolo di vita del settimanale e, contemporaneamente, per guardare verso il suo futuro, La Vita Cattolica e l’Arcidiocesi propongono una serie di iniziative di vario genere, a partire dalle pagine stesse del settimanale diocesano, che in ogni edizione del 2026 presentano una pagina speciale chiamata proprio “Cento anni insieme”. Trovano spazio storie di persone amiche de La Vita Cattolica, riedizioni di vecchie rubriche ed editoriali, racconti di storia guardati con le lenti del settimanale diocesano.
Sabato 24 gennaio il primo degli eventi del Centenario: il Centro Paolino d’Aquileia di Udine ospiterà un convegno dal titolo «L’informazione cattolica: storia di ieri, sfide di domani». Sul palco saliranno il direttore di Avvenire, Marco Girardo, e il giornalista esperto di digitale Luigi “Gigio” Rancilio. Il giorno non è casuale: il 24 gennaio, infatti, la Chiesa celebra San Francesco di Sales, patrono della stampa cattolica. L’indomani, 25 gennaio, in tutte le Parrocchie si svolgerà la Giornata del Settimanale diocesano.
Proprio in occasione del convegno del 24 gennaio saranno disponibili le due pubblicazioni edite per il Centenario: la rivista a numero unico con cui La Vita Cattolica racconta il suo primo secolo di vita e le prospettive per il domani, oltre al volume «Il Friuli che crea» curato dalla giornalista Monika Pascolo, nel quale si raccolgono le più belle storie pubblicate su La Vita Cattolica (e non solo), con prefazione di Paolo Mosanghini: racconti di una terra che con la sua proverbiale laboriosità è capace di creare, impastare, dare vita e speranza.
Il cartellone di eventi si arricchisce, poi, di ben quindici serate socio-culturali disseminate su tutto il territorio. Si tratterà di dibattiti a più voci con durante i quali si parlerà di numerosi temi di attualità: la promozione della vita e il mondo digitale, il lavoro in Friuli-Venezia Giulia e il benessere psicofisico, l’economia regionale e lo sviluppo della montagna, la tutela delle lingue minoritarie e molto, molto altro. Il calendario sarà reso noto incontro dopo incontro. Una nota di interesse è data dagli ospiti delle serate, tutti friulani: è segno di una terra che sa esprimere pensiero, idee, opinioni. Queste serate si intrecciano con il calendario di eventi che l’Arcidiocesi di Udine propone per commemorare il 50° anniversario del terremoto in Friuli.
Mercoledì 3 giugno, invece, ecco l’evento clou dell’anno di festeggiamenti: alle 20.30 il grande concerto “Gaudet Aquilegia” arriva in pieno centro a Udine, in piazza Duomo, con la splendida Cattedrale udinese sullo sfondo. Sarà un prezioso regalo per lettori, abbonati e sostenitori del settimanale diocesano, uno dei modi per dire il nostro “Grazie”. Sul “palco” del sagrato saliranno un ensemble d’archi, il coro VocinVolo e il trombettista di livello internazionale Paolo Fresu.
A partire da febbraio una mostra itinerante presenterà una selezione di “prime pagine” de La Vita Cattolica pubblicate in momenti storici della vita del Friuli e dell’Italia. Sei i luoghi individuati in corrispondenza di sei logge coprte: Venzone, Gemona, San Daniele, Udine, Cividale e Palmanova. In aggiunta, un grande espositore girerà 12 sagrati di altrettante chiese, una al mese.
La storia: dagli equilibri in epoca fascista alla transizione digitale
La fondazione nel 1924 e il settimanale del 1926
Erede di una tradizione di stampa cattolica che dall’inizio del ‘900 in Friuli si era espressa in tante pubblicazioni periodiche, La Vita Cattolica nacque il 24 dicembre 1924 come foglio mensile della giunta diocesana dell’Azione Cattolica di Udine. A fondarla fu l’avvocato Giuseppe Brosadola (1879-1942), presidente della stessa giunta.
Non erano tempi facili per fondare un giornale: il fascismo – che aveva preso il potere nell’ottobre del 1922 – stava costringendo alla chiusura tutta la stampa libera. Sul fronte dei giornali cattolici, nel 1923 aveva cessato le sue pubblicazioni il quotidiano “Il Friuli”, nato nel 1919 come organo del Partito Popolare in Friuli. Rimaneva in vita solo il settimanale “Il Friuli”, sempre legato al Partito Popolare. Ma il 1° novembre 1925 anche quest’ultimo avrebbe cessato di esistere.
Rimaneva quindi solo il mensile dell’Azione Cattolica, pubblicazione che, tuttavia, era poco diffusa. Per questo, Brosadola si preoccupò subito di non lasciare la diocesi senza un settimanale cattolico, da diffondersi nelle famiglie. Sorse così l’idea di trasformare “La Vita Cattolica” rendendola settimanale. Il primo numero fu pubblicato il 10 gennaio 1926.
Nei primi anni della sua storia il settimanale mantenne una linea editoriale che oscillava tra prudenza, adattamento e momenti di tensione con il regime. Le sue pagine riflettevano il difficile equilibrio tra fedeltà ai principi religiosi, difesa dell’autonomia ecclesiale e necessità di sopravvivenza in un contesto autoritario.
La condanna della bomba atomica e le speranze del Concilio Vaticano II
Nel secondo dopoguerra La Vita Cattolica ha accompagnato il Friuli e l’Italia in una stagione segnata dal “boom economico”, offrendo una lettura dei grandi eventi con la sua consueta lente di speranza. Dalla condanna della bomba atomica al radicamento nella fede, il settimanale ha interpretato il dopoguerra come una sfida non solo politica, ma soprattutto spirituale. Ampio spazio venne riservato al ruolo delle donne, al voto del 1946, alla scelta istituzionale tra monarchia e repubblica, sempre ribadendo la centralità della coscienza cristiana. Schieratasi senza indugio dalla parte del blocco occidentale, sul piano internazionale La Vita Cattolica fece emergere la preoccupazione per i regimi comunisti dell’est Europa, oltre alle vicende della Terra Santa. Gli anni Cinquanta e Sessanta si chiusero con grandi eventi ecclesiali – uno su tutti, il Concilio Vaticano II – che confermarono l’identità di un cattolicesimo friulano saldo nella tradizione ma proiettato verso nuove speranze.
Lo spartiacque del terremoto: La Vita Cattolica voce di un popolo
Il terremoto del 6 maggio 1976 segnò una svolta per il Friuli e per il settimanale diocesano, chiamato a raccontare senza mediazioni il dramma delle comunità colpite. Sacerdoti e giornalisti condivisero il dolore della gente, denunciando le difficoltà dell’emergenza e della ricostruzione. L’arcivescovo Alfredo Battisti guidava una Chiesa determinata a farsi carico della tragedia, promuovendo solidarietà concreta e trasparenza. Il settimanale, così, divenne strumento critico di pensiero civile e politico. Con la direzione di mons. Duilio Corgnali, La Vita Cattolica accompagnò il Friuli tra ricostruzione, impegno sociale, difesa dell’autonomia, della lingua friulana, dell’ambiente e della pace, affermandosi come “giornale per un popolo”, radicato nel territorio e nella testimonianza della fede.
Voce di un Friuli al centro dell’Europa
Entusiasmo per l’allargamento dell’Unione Europea alla vicina Slovenia; forte impegno “politico” per frenare lo spopolamento della montagna, per l’autonomia del Friuli, sui temi dell’economia e del lavoro, come per la difesa della lingua, cultura e identità friulane; l’accompagnamento della vita ecclesiale fino alla riorganizzazione della Diocesi nel segno delle Collaborazioni Pastorali. Senza dimenticare temi decisivi come la denatalità e il supporto alle famiglie, l’integrazione sociale, i rischi delle infiltrazioni della criminalità organizzata in Friuli, per arrivare alle battaglie a difesa del territorio, affinché lo sviluppo non comprometta l’ambiente. Questi e tanti altri i temi che La Vita Cattolica ha affrontato dall’inizio degli anni 2000 per raccontare il Friuli, insieme alla testata “sorella” Radio Spazio. Fino al dramma del Covid e alla lenta ripresa che ne è seguita, sempre cercando segni di speranza anche nei momenti più bui. Con investimenti importanti anche nel comparto digitale, ultima frontiera di informazione che la stampa cattolica intende abitare a beneficio del dibattito democratico e della pluralità.




