Colpirne ONU per educarne cento
Nei giorni scorsi è andata in onda la pietosa sceneggiata dell’annuale Assemblea Generale dell’ONU. Il pietoso spettacolo in cui si parla un po’ alla caxxo di tutto a senza affrontare le vere questioni che non a caso sono state discusse in separata sede ed in pompa magna. Anche qui tanta fuffa ma poca sostanza, però perlomeno si è parlato di cose serie mettendo in chiaro alcuni punti forti.
Se non altro durante le varie sessioni un po’ di sceneggiata si è vista quando Netanyahu ha dovuto offendere il mondo intero o quasi prendendo atto che in sala ad ascoltarlo erano rimasti in pochi e neppure buoni. La quasi intera platea gli ha voltato le spalle e lo ha lasciato solo a parlare al vento. Ci sarebbe qualcosa da ridire sulla presenza di quel detestabile soggetto, ricercato dal tribunale internazionale di giustizia per crimini di guerra e probabile genocidio in un contesto a cui fanno riferimento gli ordini di giustizia internazionali che hanno emesso quel mandato. A me pare una contraddizione enorme, ma così funziona il nostro mondo. Se poi a questo affronto si aggiunge che al presidente Palestinese Abu Mazen è stato negato il visto, contrariamente alle leggi che regolano le Nazioni Unite e al fatto che gli USA non hanno questo diritto, si capisce perché questo istituto abbia urgenza e estrema necessità di essere rivisto.
Meno male che, come si diceva, nel momento in cui il criminale Netanyahu stava per prendere la parola, buona parte dei presenti si sono alzati uscendo dalla sala. Questo è comunque il massimo che a quanto pare si riesce a fare, a contestare in silenzio. Ha ragione Netanyahu quando definisce, sempre all’interno dello stesso contesto: coloro che gli hanno voltato le spalle li ha chiamati dei codardi (il linguaggio e le definizioni sono sempre importanti per la comprensione dei soggetti che ne fanno usa). Infatti le azioni di molti di quegli Stati i cui rappresentanti hanno manifestato il dissenso, avrebbero ben altri poteri per boicottare Israele e soprattutto attraverso i rapporti commerciali e militari che hanno in corso con lo Stato ebraico.
In ogni caso, la stizza che ha condito il discorso del primo ministro israeliano è stata perlomeno una piccola soddisfazione per chi si è goduto quello spettacolo. Non è granché, ma di questi tempi pare sia il massimo consentito.
Non è stato migliore il siparietto che il rappresentante israeliano all’ONU, Danny Danon, ha riservato all’unico iraniano, il suo omologo, che non è uscito con la maggior parte degli altri. Se pensava di aver fatto un figurone, forse si è sbagliato. Certo che l’indecente spettacolino messo in scena da Danon, sicuramente concordato in precedenza e legato alla serie di menzogne profuse da Netanyahu di fronte a quei pochi rimasti in sala, che probabilmente mirava ad una reazione di fronte alla palese ed inaccettabile provocazione, ha dovuto accontentarsi della totale indifferenza dell’ambasciatore iraniano. Ci fosse un minimo di decenza all’interno di quell’Istituzione, quel tipaccio avrebbe dovuto essere immediatamente espulso da quel contesto, ma purtroppo così non è.
Nel frattempo e prima di altri e evidentemente ritenuti (correttamente) più importanti impegni tipo la visita alla Casa Bianca di Xi Jinping ricevuto dal cow boy con tanto di fanfara e schieramento del corpo di guardia in alta uniforme, il presunto padrone del mondo è riuscito a farcire il suo discorso con le ormai solite idiozie e minacce urbis et orbis. In realtà e più che altro il suo intervento si è concentrato sulle prossime elezioni di mid term che secondo la gran parte degli analisti politici lo danno (lui insiste nel dire che si tratta del partito repubblicano, ma il suo ego gli impedisce di non citarsi come protagonista) come largamente perdente. Poi, si sa, andrà come andrà, ma le sue priorità ora sono quelle.
Naturalmente tra le varie stupidaggini, è riuscito a sostenere che sta sistemando il mondo intero e secondo i suoi voleri; che ci stia riuscendo davvero appare almeno discutibile. Poi, come al solito ha fatto la lista nera dei suoi nemici dicendo che per esempio a Cuba è solo questione di tempo, che il petrolio venezuelano è proprietà degli USA (delle compagnie petrolifere più che altro), che in Groenlandia e secondo gli ultimi accordi con la Danimarca comanda di fatto lui, che per l’Iran ancora non ha deciso ma lui opterebbe per la ripresa dei bombardamenti e via dicendo.
Sul piano ambientale ovviamente gli scienziati ci stanno raccontando balle, che sull’ Intelligenza Artificiale va tutto bene così, che sua moglie si sta spendendo per rimediare al disastro provocato dalla guerra in Ucraina e così, avanti su quella linea.
Nel frattempo il pianeta invece si sta disintegrando e i danni prodotti dal cambiamento climatico, sia in danni umani, fisici che economici sono sempre più evidenti e gravi, ma si tratta di fake news secondo il nostro omnisciente narcisista e dei suoi adepti.
Ma ciò che risulta più temerario nel suo intervento è l’attacco frontale proprio alle Nazioni Unite mentre è ospite della stessa organizzazione mondiale; probabilmente è convinto che sia anche quella di sua proprietà. Non contento di aver ritirato buona parte dei contributi che ogni Stato deve (dovrebbe..) versare per garantire non solo la struttura ma soprattutto i progetti di emergenza e sviluppo che permettono all’ONU di mettere una pezza sui disastri che capitano o più spesso si provocano nel nostro pianeta, minaccia direttamente le Istituzioni come il Tribunale Penale Internazionale e il Tribunale Internazionale di Giustizia colpendo i suoi giudici e i suoi collaboratori. Due nomi su tutti, il procuratore Karim Ahmad Khan e la special rapporteur Francesca Albanese. Il primo accusato di molestie sessuali e scagionato dalla commissione che ha studiato a fondo il suo caso, ma condannato dal voto sotto ricatto di buona parte dei Paesi facenti parte delle Nazioni Unite. La seconda, non occorre nemmeno precisarlo, accusata nientemeno che di aver messo sotto accusa, portando un’infinità di prove, il regime genocidario di Israele e la pelosa collaborazione di molti altri. Non contento sostiene che interromperà ogni collaborazione (finanziamenti, in sintesi) con gli stessi organi di giustizia internazionale.
E questo ovviamente deve servire da monito a tutti coloro che si permetteranno di mettere in discussione la volontà del capo supremo. Colpiamo l’ONU per mettere sotto scacco l’intero sistema, o ciò che ne rimane, dell’ordine mondiale.
Unica consolazione, anche se pare quasi niente; ieri sera i giocatori della nazionale di calcio irlandese hanno abbassato la testa quando è suonato l’inno israeliano e si sono rifiutati di stringere la mano a quelli della squadra avversaria (appunto, Israele) e di scambiare con loro il gagliardetto. Forse qualcosa, tipo il boicottaggio del Ragno Unito nei confronti dei prodotti delle colonie israeliane, si sta lentamente muovendo; certo è che con questa velocità si arriverà al massimo a recitare il finale de profundis per ciò che resta della Palestina.
Docbrino




