Cronache dalla Siria: Il sogno di una notte di mezzo inverno

scusate il parallelo davvero azzardato, ma a volte si esagera e si tende a pensare tutto sia possibile. Prima di andare a letto una mezza sigaretta in terrazzino dovrebbe conciliare il sonno. Piove e a quest’ora ormai tutti si sono rintanati nel proprio alloggio. Dico alloggio in genere perchè non tutti hanno il privilegio di dormire o ripararsi in una casa; purtroppo ci sono centinaia di migliaia di persone che questa opzione non ce l’hanno. Sono spesso da anni costretti a vivere in una tenda, in mezzo ad altre mille e mille persone che come loro combattono con il freddo e il fango d’inverno e con la polvere e il caldo torrido in estate, a mangiare e curarsi solo quando va bene. Che continuano a sperare di potere tornare a casa loro, ad una vita tranquilla, di normalità perduta; ma quella casa ormai non c’è più, al suo posto, rimane solo la disperazione, il ricordo dello scorrere di giornate vissute tra il lavoro, la famiglia e quattro mura all’interno delle quali si ci possa ad una certa ora riparare. E nonostante tutto, sopravvive ancora una pallida speranza che si diluisce ogni giorno in più passato nello squallore della misera quotidianità della vita in un campo.
A noi va meglio, siamo dei privilegiati che possono tranquillamente scaldarsi, nutrirsi adeguatamente e dormire sonni tranquilli. Al di là di ciò, il silenzio che stasera si sente anche grazie al fatto che di oggi arriva anche la corrente elettrica di città e non si sente il gracchiare dei grossi generatori di quartiere che garantiscono almeno di poter mantenere la luce accesa, c’e’ una strana aria di pace.
Che in giro ci sia ancora la guerra, seppure ormai combattuta solo in alcune zone e relativamente lontano da qui, non se ne ha percezione. Pare che vivere così possa essere e diventare davvero normale. I cani, che qui sono parecchi e tutti o quasi assolutamente liberi di scorrazzare in giro per le strade, approfittano della situazione per andare a raggranellare un pò di cibo tra un rifiuto ed un osso lasciato a parte da qualche macellaio di buon cuore. Naturalmente tenendo conto del vantaggio di poterlo fare senza correre il rischio di beccarsi qualche calcio o qualche sassata da parte del primo che incrociano sulla loro via. Anche loro devono presto imparare l’arte del sopravvivere. A sentire i contadini, tutta la pioggia che è caduta recentemente e che continua a cadere, è oro che cola. Lo scorso anno è andata male e la pioggia ha ritardato troppo per bagnare il grano che in molti campi è rimasto senza essere raccolto essendosi seccato prima della maturazione. Stavolta probabilmente l’umidità ha inzuppato, e continuerà a farlo per la prossima settimana almeno, il terreno garantendo una riserva che tornerà utile appena il sole deciderà di imporsi nuovamente con tutto il suo calore. I raccolti dovrebbero riuscire ad arrivare al punto giusto per riempire i grandi silos che punteggiano tutta questa grande pianura e che l’anno passato sono rimasti mezzi vuoti.
Tutto bene dunque; almeno in apparenza. Se poi ci si guarda in giro, si riesce ad essere meno ottimisti. L’Isis al sud è ridotto a poche centinaia di ostinati combattenti, almeno ad est dell’Eufrate ed ormai il controllo da parte della coalizione di tutta la regione dovrebbe esser questione di poco. Per un problema che si chiude, se ne apre un altro. Tra le decine di migliaia di sfollati che scappano dalle zone in cui ancora si combatte, ci sono sicuramente, oltre ai civili, anche parecchi affiliati all’Isis che magari si camuffano per riuscire a sgattaiolare via dalla trappola in cui sono rimasti chiusi. A parte quelli, una grana piuttosto grossa è rappresentata dalle ex mogli dei combattenti che con i loro figli non hanno altra scelta che trovare rifugio nei campi profughi.
Che siano colpevoli o meno, sono tutte nella stessa situazione, ma la domanda se queste donne siano o meno pericolose rimane senza risposta. Le donne hanno a volte avuto ruoli non solo di mogli più o meno consenzienti, ma anche di combattenti e non di rado hanno assunto con convinzione la folle dottrina dei loro uomini. Dalla parte iraqena si legge quotidianamente di processi anche sommari che si concludono con la sentenza di pena di morte per queste disgraziate. Le sentenze vengono regolarmente eseguite e le condannate impiccate. I figli vengono generalmente spediti in orfanotrofi la cui realtà si può facilmente immaginare. E’ chiaro che di fronte ad una eventualità del genere, una ci pensa due volte prima di consegnarsi alla giustizia civile. Rimane da comprendere il livello di pericolosità di questi soggetti, mentre di sicuro si conosce la potenziale spada di Damocle che le migliaia di ex combattenti sfuggiti alla sorte, rappresentano una volta rientrati nei loro, che poi sono i nostri, paesi. Come abbiano fatto a tornare sui loro passi ed arrivare di nuovo a casa, rimane per me un mistero. Questa infinita guerra non è stata immaginata solo per “ridisegnare” (come dicono le menti malate dei think tank che l’hanno disegnata a tavolino) il medio oriente, di certo è che questo disastro ha portato come conseguenza logica alla destabilizzazione anche delle nostre già povere democrazie. La serie di attentati che hanno terrorizzato tutto l’occidente (del resto del mondo pare fregargliene poco a nessuno) ha buone possibilità di alimentarsi grazie al ritorno di questi delinquenti. E la conseguenza sarà che l’applicazione di leggi sempre più restrittive e giustificate dalla lotta al terrorismo che di fatto seppelliranno ciò che rimane della nostra democrazia e delle nostre libertà. Anche a questo servono queste guerre. A ristabilire, dopo un periodo di piccole conquiste, il concetto che chi ha i soldi, e di conseguenza il potere, comanda e detta le regole. E concentrare il potere sempre in meno mani non ha mai portato bene. Domani con la luce, ci accorgeremo che queste piogge che tanto bene fanno all’agricoltura, riempiranno di nuovo le strade di poltiglia e di fango, allagheranno i campi profughi e ci riporteranno immediatamente alla realtà. Quella di essere ancora profondamente immersi nella merda.
Docbrino

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