Dalla Festa della Montagna sul Matajur forte appello di pace in tempi di conflittualità
Straordinario successo per la 50ª Festa della montagna sul Matajur, la tradizionale manifestazione che celebra l’amicizia tra italiani e sloveni, organizzata come sempre dalla Comunità di montagna del Natisone e Torre (anche con il fondamentale supporto dei dipendenti dell’ente). Fin dalle prime ore del mattino, domenica 6 settembre un lungo serpentone di auto è salito fino al Rifugio Pelizzo (accolto dai volontari della Pro Loco Nediške Doline – Valli del Natisone, quest’anno insieme al Comune di Savogna principale partner organizzativo della festa che ha coinvolto anche Planinska Družina Benečije, Cai Val Natisone, Cai Cividale Vallimpiadi, DMO Turismo Benečija, Matajur Astrolab). Centinaia di persone, nello splendido colpo d’occhio di una giornata tersa e baciata dal sole, si sono riversate sui sentieri per raggiungere la chiesetta in cima al Matajur, dove don Alessandro Fontaine, parroco di San Pietro al Natisone, ha celebrato una coinvolgente S. Messa, impreziosita dagli interventi musicali del cori “Planinska Roža” di Kobarid e “La Voce della Valle” del Cai di Cividale. A stento la cima del Matajur è riuscita ad accogliere tutti i presenti.
“Siamo saliti dal versante italiano e da quello sloveno senza dover mostrare documenti ed espletare formalità di frontiera – ha ricordato Antonio Comugnaro, presidente della Comunità di montagna del Natisone e Torre -. Mezzo secolo fa, quando la Festa della montagna è nata, non era così. Quassù era frequente incontrare guardie armate e cani al seguito e bisognava stare attenti a non mettere il “piede dall’altra parte”. Eppure a quella frontiera, che non era solo statale, ma pure ideologica, la nostra gente non si è mai rassegnata. Ha sempre saputo tessere rapporti. Questo ci permette di guardare con serenità al futuro. Non a caso abbiamo chiamato “Skupne Doline/Valli condivise” il Gruppo europeo di cooperazione (Gect), lo strumento che che darà un assetto anche istituzionale alla nostra collaborazione e la cui costituzione è alla stretta finale”.
“Il colpo d’occhio di tante persone insieme in cima al Matajur è davvero emozionante – ha sottolineato la sindaca di Savogna, Tatiana Bragalini -. Mi auguro che ci aspettino altri 50 anni di incontri nel segno della pace e della fraternità, valori che vogliamo augurare ed estendere a tutti i popoli della Terra”.
“In questi 50 anni sono successe tante cose – ha sottolineato il consigliere regionale Roberto Novelli -. In particolare, lavorando con le istituzioni, con le associazioni, con le comunità e con le minoranze si è riusciti a costruire una tela che guarda al futuro, alla costruzione di sviluppo ed economia. Tante persone che non conoscevano questi luoghi hanno cominciato a visitarli e la Regione Friuli Venezia Giulia ha capito che ha queste terre va dedicata una attenzione speciale. L’augurio è che il Matjur, simbolo di bellezza e fratellanza, diventi sempre di più anche simbolo di rinascita della montagna”.
“Saluto cordialmente i colleghi sindaci della Benecia e del Cividalese – ha sottolineato il sindaco di Kobarid/Caporetto, Marko Matajurc -. E’ un grande piacere ritrovarsi con tanti amici e poter celebrare le molte cose che ci uniscono sempre di più. Qui dal Matajur vogliamo lanciare oggi un messaggio d’amore per tutti i popoli”.
“Guardando dall’alto queste splendide valli dobbiamo pensare con gratitudine a tutte le persone che hanno speso la loro vita e le loro fatiche per restare in questi luoghi – ha evidenziato il sindaco di Cividale, Attilio Vuga -.. E ricordiamo anche quelli che da queste valli hanno dovuto andarsene perché non c’erano lavoro e possibilità di vita. E pensiamo anche con gratitudine a tutte le persone che in questi 50 anni si sono adoperate per fare del Matajur un luogo di incontro e di amicizia”.
Presenti anche i sindaci di San Pietro al Natisone, Cesare Pinatto, di Pulfero, Camillo Melissa, di Faedis, Luca Balloch, di Taipana, Alan Cecutti, di Grimacco David Iurman, di Moimacco Enrico Basaldella, i vicesindaci di Torreano Luciano Lesa e di Drenchia Michele Coren, l’ex prefetto di Tolmino, Zdravko Likar, il presidente dell’Arlef (Agenzia regionale per la lingua friulana) Eros Cisilino.




