Dall’invasione degli ultracorpi a quella dell’ultradestra il passo è breve
Siamo all’invasione degli Ultracorpi? Probabilmente solo i cultori del genere fantascienza si ricorderanno del film del 1956 diretto da Don Siegel che narra la storia di un medico statunitense che scopriva che i suoi concittadini erano stati sostituiti, durante il sonno, da duplicati incapaci di provare qualsiasi emozione ed empatia. Chissà se quanto sta avvenendo negli Usa è questo, si potrebbe spiegare così l’ondata di follia parafascista e violenta che ormai da qualche tempo progressivamente sta invadendo gran parte degli States, con contagi anche nella Vecchia Europa. Del resto in passato quell’ideologia aveva proliferato proprio nel nostro continente, con i nefasti risultati che ben conosciamo. Gli anticorpi che pensavamo di avere sono in realtà sempre meno efficaci perché la sinistra ormai si limita, fra divisioni e personalismi, ai coretti “Bella ciao” senza uscire dai palazzi, anziché dare risposte concrete ai problemi della gente, tanto che proliferano comitati di cittadini in supplenza di quanto dovrebbero fare i partiti. Da parte dei più ci si attiva solo in prossimità delle scadenze elettorali per difendere o contendersi qualche poltrona dorata. Per questa insipienza il rischio che dall’invasione degli ultracorpi a quella dell’ultradestra il passo sia breve, diventa certezza. Non solo la cronaca dagli Usa ha infatti reso visibile la crescita del fascismo del terzo millennio, ma addirittura ne ha sdoganato pubblicamente perfino la faccia più feroce, quella di Trump, in un crescendo che, in Italia, si materializza in Meloni e i suoi pretoriani per passare a Salvini e concludersi con Vannacci. Ma la notizia del giorno non è quella che il Generale rischia di scalzare il Capitano, ma che negli Usa si stia attuando un progressivo golpe strisciante che potrebbe avere un suo epilogo con il controllo sulle elezioni di metà mandato nel novembre prossimo. Secondo la stampa Usa infatti l’ispiratore massimo del MAGA, Steve Bannon che resta un punto di riferimento di quel mondo, ha espresso il suo sostegno alla spinta di Donald Trump a nazionalizzare le elezioni, invitando il presidente a inviare funzionari dell’ICE e truppe militari nei seggi elettorali. A raccontare tutto con dovizia di particolari è Jacob Wendler in una articolo sull’autorevole magazine “Politico” secondo cui, l’ex stratega della Casa Bianca, ha chiesto all’amministrazione Trump di inviare funzionari dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) nei seggi elettorali per impedire ai non cittadini di votare, citando una teoria del complotto sfatata su brogli elettorali diffusi nelle elezioni del 2020. Non sfugge che avere degli uomini armati ai seggi avrebbe effetti devastanti sulla libertà d’espressione del voto. “A novembre l’ICE circonderà le urne. Non resteremo qui seduti a permettervi di rubare di nuovo il Paese”, ha detto Bannon nel suo podcast. “E potete lamentarvi, piangere e buttare i vostri giocattoli fuori dal passeggino quanto volete, ma non permetteremo mai più che un’elezione venga rubata”. In realtà la legge federale proibisce al presidente di schierare truppe militari “in qualsiasi luogo in cui si svolgano elezioni generali o speciali”, e in diversi stati è reato portare un’arma da fuoco nei pressi di un seggio elettorale. Ma secondo Bannon il problema è superabile: “Il presidente Trump deve nazionalizzare le elezioni. Bisogna imporre – non solo, credo, l’ICE – l’82ª e la 101ª Divisione Aviotrasportata all’Insurrection Act”, ha detto Bannon. “Bisogna circondare ogni seggio elettorale e assicurarsi che solo le persone con documenti d’identità, persone… effettivamente registrate per votare e i cittadini statunitensi votino in queste elezioni”. Come è noto, scrive Politico, negli ultimi mesi, i democratici hanno lanciato l’allarme sul fatto che Trump potesse inviare truppe ai seggi elettorali, esprimendo preoccupazione per la possibilità di intimidazione degli elettori. Il capo dello staff della Casa Bianca, Susie Wiles, ricorda Politico, ha respinto l’idea in un’intervista a Vanity Fair l’anno scorso, definendola “categoricamente falsa”. In realtà però Trump ha ripetutamente proposto l’idea di invocare l’Insurrection Act, una legge del XIX secolo che consente al presidente di schierare l’esercito per reprimere un’insurrezione o un tumulto pubblico. Il mese scorso ha minacciato di usare la legge per inviare truppe in Minnesota, citando i disordini causati dalla repressione dell’immigrazione da parte della sua amministrazione – che ha causato la morte di due persone a Minneapolis – ma in seguito ha ritrattato le sue dichiarazioni , affermando: “Non credo che ci sia alcun motivo in questo momento per usarla”. Ma solo il fatto di averla evocata e quel “in questo momento” dovrebbe far preoccupare tanto che “Politico” evidenzia come vi sia già una spinta di Trump a consolidare il potere federale sulle elezioni. “La sua amministrazione ha intensificato la pressione sugli stati a guida democratica affinché condividano le informazioni sugli elettori con il governo federale, con il Dipartimento di Giustizia che ha fatto causa a quasi due dozzine di stati per ottenere i loro elenchi elettorali e l’FBI che ha sequestrato le schede elettorali del 2020 da una struttura elettorale in Georgia”. Insomma tempi oscuri che si riverberano anche in Europa e ahinoi anche nell’Italia Meloniana. Basta osservare i talk show televisivi, e non solo quelli tradizionalmente amici delle destra per rendersi conto come la propaganda della destra sia all’attacco con l’invasione di commentatori dell’ultradestra che ormai sono una maggioranza costante, anche se, per le loro narrazioni velinate, spesso false e scadenti sembrano palesemente dei cloni. Insomma gli ultracorpi mediatici del terzo millennio.
Fabio Folisi




