Diario di un ordinario massacro fra Libano, Striscia di Gaza e Cisgiordania
Quanto sta avvenendo in Medio Oriente è sotto gli occhi di tutti, una situazione talmente palese che perfino il governo Meloni che dopo aver colpevolmente fatto finta di niente, ha dovuto in qualche misura smarcarsi dalle politiche trumpiane. Il focus internazionale ora si sofferma fra Libano e stretto di Hormuz ma la nebbia è calata su quanto sta avvenendo nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Anche la tregua raggiunta in Libano, più presunta che reale, annunciata da Trump ed imposta per ora a Netanyahu con una telefonata sembra l’ennesimo capitolo di una farsa che si è via via sempre di più tramutata in tragedia. “Quando dico basta, è basta!”, avrebbe tuonato il tycoon contro il macellaio di Gaza e Beirut, che tergiversava cercando di minare quel sussulto di ragionevolezza legato più alla situazione percepita da Trump di avere tutti contro anche in patria, che ad una reale volontà di pace. Si tratta infatti di una tregua sotto la minaccia delle armi in uno stile da Far West. In realtà l’esercito israeliano non si ritira dalle zone occupate e politici e militari israeliani affermano che dalla zona di confine a sud di Litany non si ritireranno mai. L’area è equivalente al 10% del territorio libanese. Il bilancio complessivo delle vittime dell’aggressione israeliana contro il Libano, iniziata il 2 marzo, ha raggiunto quota 2.294, con 7.544 feriti. Il settore sanitario, come a Gaza, è stato preso di mira dagli israeliani: 100 medici e infermieri uccisi e 233 feriti.
Il presidente libanese Aoun ha affermato che è disposto a qualsiasi viaggio e incontro pur di garantire l’unità e la salvezza del paese. In realtà non avendo un esercito all’altezza, ha dovuto chinare la testa di fronte all’arroganza israeliana ma anche a quella Hezbollah. Trump ha annunciato che ospiterà, martedì alla Casa Bianca, un incontro tra Aoun e Netanyahu, ma dal ricercato per crimini di guerra non è arrivata ancora nessuna conferma.
Hezbollah, che di certo non sono affidabili esattamente come non lo sono gli israeliani ha dato il suo consenso alla tregua, l’ha reputata propagandisticamente un risultato della resistenza sul terreno, ma ha sottolineato che il “dito rimane sul grilletto”, per far fronte a qualsiasi violazione e che del disarmo dei suoi combattenti non se ne parla neppure, del resto e sanno che l’eventuale disarmo corrisponde alla loro fine.
A Gaza si continua a morire come prima
Un civile palestinese sabato scorso è stato ucciso e diversi altri sono rimasti feriti quando le forze israeliane di occupazione hanno preso di mira un campo profughi nel nord di Gaza. Gli attivisti di Al-Najdah hanno riferito che le forze israeliane hanno aperto il fuoco con mitragliatrici contro le tende degli sfollati a Tel al-Dahab, vicino a Beit Lahia, nel nord di Gaza, provocando un morto e diversi feriti. Bombardamenti di artiglieria, ieri hanno preso di mira le zone orientali della città di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza.
Intanto l’esercito di occupazione ha completato la demolizione di ciò che resta delle case nelle aree della cosiddetta linea gialla nel quartiere di Al-Tuffah, a est di Gaza città.
A Gaza non c’è nessun cessate il fuoco.
Secondo quanto riportato da UN Women, l’organizzazione delle Nazioni Unite che attua programmi, politiche e standard a sostegno dei diritti umani delle donne, alla fine dello scorso anno oltre 38.000 donne e ragazze sono state uccise nella Striscia di Gaza, con una media di 47 vittime al giorno, a seguito dell’offensiva israeliana lanciata in ottobre 2023. Un rapporto pubblicato dall’agenzia venerdì ha rivelato che tra ottobre 2023 e dicembre 2025 sono state uccise 22.000 donne e 16.000 ragazze a causa di raid aerei e operazioni militari di terra israeliane.
«Le vittime sono molto più che semplici numeri», ha dichiarato Sofia Kaltorp, responsabile della divisione per l’azione umanitaria di UN Women, «Erano madri, figlie, sorelle e amiche, profondamente amate da chi le circondava. Erano individui con le proprie vite e i propri sogni». Oltre al terribile bilancio delle vittime, il rapporto indica che quasi 11.000 donne e ragazze hanno riportato disabilità permanenti.
Il rapporto rileva inoltre che il numero effettivo di donne uccise è probabilmente superiore, poiché molti corpi giacciono ancora sotto le macerie, mentre il collasso dei sistemi sanitari ha gravemente ostacolato la documentazione di decessi e feriti.
Cisgiordania
A Dora, vicino ad El-Khalil (Hebron), un giovane di 25 anni è stato assassinato ieri all’alba, dalle truppe israeliane mentre stava andando al lavoro nei campi della famiglia. I soldati gli hanno sparato uccidendolo all’istante. Il suo corpo è stato preso in ostaggio. Il motivo dell’assassinio: “si era avvicinato ad un avamposto di coloni ebrei arrivati da ogni dove, realizzato in un terreno del villaggio”, dicono i familiari. Incursioni israeliane in diverse province palestinesi, con arresti e demolizioni di case. Nella sola giornata di sabato, 18 incursioni militari in altrettante città e villaggi con l’arresto di 39 persone, tra le quali anche minorenni di 14 anni, semplicemente per aver lanciato pietre contro le truppe. Le più gravi incursioni sono avvenute a Nablus, a Khadar (vicino a Betlemme) e Al-Fariya, a sud di Toubas.
Le aggressioni dei coloni sono all’ordine del giorno. È un’offensiva generalizzata, programmata e coordinata dal governo coloniale israeliano. La denuncia arriva anche dal giornale di Tel Aviv, Haaretz. Gruppi di coloni armati, protetti dai soldati, attaccano le fattorie e case dei palestinesi, appiccando il fuoco e distruggendo i raccolti. Appena la popolazione reagisce, interviene l’esercito di occupazione per coprire la ritirata dei coloni, uccidere o ferire i palestinesi e poi provvede agli arresti degli attivisti. Non sono episodi sporadici, ma azioni quotidiane e toccano tutto il territorio palestinese occupato, solo Venerdì sono stati registrati 21 casi.




