Dirigenti medici sui “fallimenti organizzativi” dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale (ASU FC)
Nota piccata unitaria delle associazioni sindacali dei dirigenti medici che evidenziano le incapacità gestionali dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale (ASU FC):
Con grande stupore e preoccupazione veniamo a conoscenza che a distanza di 3 anni dall’emanazione dei decreti con i quali le varie aziende sanitarie del sistema sanitario regionale hanno adottato gli Atti aziendali che hanno definito l’organizzazione dei propri ospedali e territori, solamente ASUFC ha deciso di intraprendere un percorso di revisione del proprio assetto aziendale, percorso non imposto da alcun obbligo normativo e decisione che, dopo un così breve periodo di applicazione, conferma i vari fallimenti organizzativi di questa azienda, giustifica la fuga e sostituzione di svariati amministratori e fa emergere la scarsa capacità gestionale e le molte scelte manageriali non condivise, non lungimiranti e non trasparenti. Il fatto che il documento di revisione dell’Atto aziendale sia già arrivato sul tavolo di ARCS sta a significare che la partita è già chiusa? Sorge spontanea questa domanda perché chi ha avuto l’onore e la fortuna di essere in qualche modo coinvolto nel processo di revisione (le voci di corridoio narrano di incontri privati, board ristretti “per pochi intimi” condivisioni ad personam ) ha fatto trapelare, che il nuovo assetto prevede imponenti cambiamenti dell’assetto strutturale sia sul piano ospedaliero che territoriale, con conseguenti preoccupanti ripercussioni sia sul versante organizzativo interno che sulla erogazione dei servizi.
Le notizie trapelate, nonostante il divieto assoluto di diffonderle, disegnano un nuovo assetto aziendale incentrato sull’espansione ipertrofica dell’ospedale hub (che preoccupa non poco anche coloro che dal centro dovranno gestire il cambiamento) con conseguente ulteriore impoverimento dell’organizzazione e del potere gestionale degli ospedali spoke ed un piano mirato a tagli e declassamenti di Strutture non su analisi seria di indicatori né su principi oggettivi di attività, complessità, efficienza, unicità ma su arbitrarie valutazioni di convenienza, opportunità e mantenimento di situazioni di precarietà e distribuzione di “potere”. Si tratta quindi, di modifiche radicali (assorbimenti, soppressioni, accorpamenti) di Dipartimenti, Piattaforme, Strutture Operative Complesse, sia in ambito ospedaliero che territoriale. Chiediamo quindi di sapere:
– Perché la direzione strategica ASUFC ha ritenuto di dover mettere mano all’assetto organizzativo in maniera così repentina considerando che la stessa veicola all’esterno quotidianamente il messaggio di un’Azienda che ha intrapreso un percorso virtuoso di miglioramento con dei dati di performance con trend positivo (tempi di attesa, LEA, ecc.)
– che criteri l’Azienda ha utilizzato per guidare il disegno del riassetto e se gli stessi sono stati costruiti su valutazioni di dati di attività, performance ottenute, budget rispettati e quant’altro dovrebbe essere tenuto in considerazione per guidare un cambiamento costruttivo orientato al miglioramento
– quali sono stati i canali di comunicazione, se ce ne sono stati, utilizzati per coinvolgere fattivamente i vari livelli organizzativi e le diverse figure professionali e quale la paura della Direzione Strategica di gestire in maniera trasparente e pubblica una possibile trasformazione migliorativa degli assetti aziendali
– per quale motivo l’organo principe per la condivisione delle scelte strategiche aziendali, cioè il Collegio di Direzione, al momento attuale non è stato ancora informato e tantomeno coinvolto, nonostante il documento sia già al vaglio dell’ARCS per l’approvazione.
Consapevoli che dal punto di vista formale le organizzazioni sindacali non hanno potere negoziale in materia, siamo però a sottolineare il nostro totale disappunto nel venire a conoscenza delle modalità operative adottate da questa direzione strategica che non sono in linea con la visione strategica e i principi guida e valori esplicitati nell’atto aziendale ancora in vigore. Non nascondiamo la nostra delusione e preoccupazione nel constatare che tutto ciò è in netto contrasto con il percorso di “umanizzazione” intrapreso negli ultimi mesi e fortemente pubblicizzato da questa stessa direzione.
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