Disegno di legge sulla caccia, dal M5s un milione di emendamenti e rischio di spaccatura nel centrodestra

“Abbiamo depositato un milione di emendamenti al ddl caccia. Un milione di ragioni per contrastare il folle progetto del governo, che non intende regolamentare la caccia, ma devastare animali e natura. Perché quando una legge mette in pericolo il patrimonio naturale del nostro Paese, non basta dire ‘NO’. Bisogna fare tutto il possibile per fermarla”. Lo comunicano in un video pubblicato sui canali social del M5S i parlamentari del Movimento insieme ai rappresentanti di varie associazioni ambientaliste (Lipu, Wwf Italia, Enpa, Lav). Il disegno di legge n.1552 di riforma della legge quadro n.157 del 1992 tuttora in vigore, è all’esame della Commissione agricoltura dopo essere stato approvato il 23 giugno scorso dal Senato.
“Ogni emendamento – spiegano in una nota gli esponenti M5s – è un motivo per difendere la biodiversità, proteggere gli animali, rispettare la natura, e anche la nostra Costituzione. Un lavoro che è frutto di un impegno condiviso con chi difende l’ambiente ogni giorno. Per gli uccelli selvatici. Per una convivenza più rispettosa tra persone, animali e natura. Insieme abbiamo scritto un milione di emendamenti con cui diciamo un forte NO a questa riforma della caccia. E non ci fermeremo. È una battaglia che vogliamo e dobbiamo vincere. Perché non esiste un solo buon motivo per approvare questa legge”.
Se i pentastellati hanno scelto la strada dell’ostruzionismo istituzionale il Pd ha invece deciso di presentare una serie di proposte esclusivamente soppressive: “Per noi il provvedimento è inemendabile, sbagliato sia nel metodo che nel merito”. I componenti del Pd della commissione agricoltura della Camera spiegano: “La legge 157/1992 è stata il frutto di un lungo confronto tra tutti i portatori di interesse, una mediazione politica capace di conciliare tutela della biodiversità, produzioni agricole e regolamentare l’attività venatoria. Questa riforma, al contrario, è un’iniziativa unilaterale della maggioranza, arrivata da Palazzo Chigi senza alcuna concertazione”.  Inoltre, per il Pd ,questo ddl non è supportato da una relazione sullo stato di applicazione della legge vigente. Rischia inoltre conflitti con le direttive Ue sui richiami vivi e indebolisce il ruolo tecnico-scientifico di Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). “Il Governo – sostengono i dem – ha scelto la propaganda invece dell’equilibrio. Per questo il Pd chiede al Parlamento di fermarsi: acquisire la solida, dettagliata e rigorosa relazione prevista dall’art. 35 della157/1992 e aprire un confronto nel merito con tutte le associazioni coinvolte, in primis quelle scientifiche, per evitare di acuire uno scontro nel Paese. Solo così, e non con una controriforma inemendabile imposta da pochi, si può costruire una legge fondata su scienza, tutela della biodiversità e sostegno concreto all’agricoltura”. Un migliaio invece sono gli emendamenti presentati da Avs.
E su questa riforma (primo firmatario Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato) il centrodestra rischia di spaccarsi. Forza Italia ha infatti presentato in Commissione agricoltura di Montecitorio 14 emendamenti per cercare di correggere il testo giudicato “eccessivamente libertario” sull’attività venatoria. In particolare per escludere espressamente le spiagge e i lidi e perché venga ripristinata la doppia sanzione (arresto fino a sei mesi e l’ammenda) per chi caccia nei parchi (nazionali, regionali, giardini urbani) e nei terreni adibiti ad attività sportive. Un articolo del ddl prevede infatti l’applicazione di una (l’arresto) o l’altra (l’ammenda).

MONDO VENATORIO IN FIBRILLAZIONE
Ma al di là del fatto che alla Camera Forza Italia sia venuta finalmente allo scoperto, confermando le perplessità del ministro Pichetto Fratin e di buona parte del partito, la notizia che più sta scuotendo il mondo venatorio sono state le argomentazioni espresse dall’Ispra nel corso delle previste audizioni. Per l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, le modifiche alle norme sulla caccia introdotte dal disegno di legge approvato al Senato “non appaiono tese a limitare l’impatto dell’attività venatoria su specie in precario stato di conservazione. Sarebbe stato auspicabile l’esclusione di qualche specie con uno stato di conservazione particolarmente sfavorevole”. Secondo il direttore del Dipartimento monitoraggio e tutela ambiente, Luigi Ricci, “l’introduzione della possibilità che le Regioni autorizzino la conversione della aziende faunistico-venatorie in aziende agrituristiche-venatorie, senza che sia prevista una valutazione tecnico-scientifica, rischia di aprire a una gestione venatoria consumistica in aree ad elevato valore”. In più, “l’allargamento delle superfici degli Atc (Ambiti territoriali di caccia), che nel caso della Sardegna arriverebbero alle dimensioni regionali, contrasta col principio della caccia sostenibile“. Ricci ha precisato che “la caccia, se condotta correttamente, pianificata e rispettosa di criteri scientifici, è pienamente coerente ai principi di conservazione della natura, e può contribuire alla tutela delle specie selvatiche”. Tuttavia “i prelievi venatori vanno calcolati con rigore scientifico. La caccia deve promuovere la tutela degli ecosistemi”. Invece, evocare da parte dei promotori della riforma la tutela della biodiversità consegnando ai cacciatori una sorta di patente di tutori dell’ambiente, per opposizioni, ambientalisti e mondo scientifico sarebbe soltanto un mero espediente per dare alle doppiette maggiore libertà di uccidere animali naturalmente liberi.
Domenico Diaco