Disturbi borderline: dall’assessore Riccardi nessun dato su strutture e percorsi terapeutici dedicati

“Poco meno di un anno fa abbiamo interrogato l’Assessore regionale alla salute, al fine di conoscere quali azioni specifiche fossero state
intraprese dalle aziende sanitarie per far fronte, attraverso percorsi e terapie dedicate, alle esigenze delle persone affette da disturbi di
personalità borderline, anche a seguito della mozione approvata all’unanimità circa due anni prima sul medesimo tema. La risposta pervenuta in terza Commissione dopo dieci mesi dalla presentazione dell’interrogazione, da parte dell’Assessore Riccardi, si è limitata ad una piatta e prolissa lettura di tutta una serie di dati, molti dei quali del tutto irrilevanti rispetto ai quesiti posti, nonché all’enunciazione di principi di carattere generale. Riteniamo questo atteggiamento totalmente irrispettoso nei confronti delle persone affette da tali disturbi e delle loro famiglie.” Così si è espresso in una nota stampa il rappresentante di Open Sinistra FVG in Consiglio regionale, Furio Honsell, a seguito della risposta pervenuta in terza Commissione da parte dell’Assessore Riccardi. “Il rispetto del dettato della mozione, come puntualmente richiamato nell’interrogazione – prosegue Honsell – avrebbe richiesto una risposta circostanziata, volta a indicare quali strutture residenziali siano state effettivamente istituite e quante persone siano state formate e dedicate in modo specifico alle terapie psicologiche cosiddette
evidence-based. Purtroppo dalla quantità di parole pronunciate velocemente dall’Assessore, con il chiaro tentativo di distogliere l’attenzione dell’ascoltatore, si evince che molto poco è stato fatto in modo specifico. L’Assessore nella sua risposta ha anche messo in dubbio l’efficacia di tali terapie, senza ricordare che tali servizi sono ricompresi nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).” “Noi – conclude il Consigliere regionale Honsell – non intendiamo rinunciare a difendere i diritti di queste persone, che, se non adeguatamente curate rispetto al disturbo primario, rischiano di sviluppare gravi comorbilità. Le persone affette da questi disturbi sono curabili se trattate in modo specifico, e non solo come casi residuali. Il loro numero, purtroppo, è in costante aumento e affligge in modo molto pesante intere famiglie.”