Dove il mare incontra la memoria: il Museo della Civiltà Lagunare di Grado svela un mondo scomparso

C’è un luogo a Grado dove il tempo si è fermato, dove si possono ancora sentire le voci di chi viveva sulla laguna, dove gli oggetti più umili raccontano una civiltà straordinaria. È il Museo della Civiltà Lagunare che sta conquistando visitatori da tutto il mondo: dal Friuli Venezia Giulia alla Slovenia, dal Veneto all’Austria, dalla Germania e oltre. Una storia che sembrava destinata all’oblio — quella dei casoneri, gli abitanti dei casoni in mezzo alla laguna — torna oggi a vivere grazie a un lavoro straordinario di recupero della memoria. A maggio ci sono stati i gruppi della Lega Navale e i Vigili del Fuoco in occasione del raduno internazionale, a giugno sempre più turisti stanno conoscendo l’identità del territorio grazie alle visite possibili tutti i giorni dalle 20 alle 23.

Un mondo ritrovato, oggetto per oggetto, casone per casone
La civiltà dei casoneri risale ai primi del Novecento e non ha lasciato testimonianze scritte. In un’epoca in cui Grado si raggiungeva solo in barca per esigenze commerciali, questi uomini e donne svilupparono un mondo autonomo, connubio di saperi antichi, reti intrecciate a mano, baratti con il pesce e persino un alfabeto tutto loro: serie di numeri romani e segni — una foglia, una vela, una croce — per marcare le palizzate delle reti. Sarebbe andato tutto perduto se non fosse stato per la tenacia di Luciana Marchesan, curatrice del museo e ricercatrice la cui tesi di laurea analizza la storia della laguna di Grado. In oltre tre anni di lavoro sul campo, casone per casone, ha raccolto personalmente oggetti, racconti e materiali dall’alto valore antropologico, contattando i discendenti dei casoneri. Il risultato è un’esperienza museale che colpisce e commuove. «In queste stanze si scopre un mondo sconosciuto anche ai gradesi stessi: un universo che è scomparso a metà degli anni Cinquanta, quando la barca a remi fu sostituita dal motore e decollò il turismo».

Le eroine silenziose della laguna: le donne casonere (naturopate)
Uno degli aspetti più sorprendenti che emerge dalle visite guidate riguarda il ruolo delle donne. Le casonere vogavano la batela (barca a remi), gestivano gli scambi commerciali recandosi fino a Fiumicello e Cervignano per barattare il pesce con altri generi alimentari, aggiustavano le reti, raccoglievano le foglie per il pagiòn (il materasso di foglie) e vendevano cuscini e materassi. E poi c’erano le fadone: figure femminili paragonabili a donne-fate, antesignane delle naturopate, che curavano con erbe officinali (il Santonego, ancora oggi celebre a Grado, trae origine da queste conoscenze), recitavano formule magiche per le guarigioni e compivano rituali per scongiurare le mareggiate. La fede era il collante di tutto: il rosario e l’immagine della Madonna di Barbana erano presenti in ogni casone.

Un’esperienza multisensoriale e multilingue
Il Museo della Civiltà Lagunare non è un museo tradizionale: è un’esperienza viva. I visitatori ascoltano le interviste in dialetto gradese, accompagnate da traduzioni in italiano, inglese e tedesco, realizzate dalla curatrice Marchesan insieme al videomaker Ivan Regolin. Si ammirano gli oggetti della vita quotidiana — dalla sessola (la paletta per togliere l’acqua dalla barca) agli attrezzi da pesca — tutti realizzati a mano, tutti donati dai discendenti dei casoneri.

Tornano qui più volte anche i bambini, affascinati da racconti che sembrano fiabe, e le scolaresche che trovano nel museo un ponte vivente tra passato e presente. Non stupisce che le parole dell’intervista alla signora Lugnano — casonera che raggiungeva Grado solo tre volte l’anno — rimangano impresse nella mente dei visitatori ben oltre la visita.

In estate: serate di poesia con Biagio Marin e Pasolini
Il programma estivo arricchisce ulteriormente l’offerta culturale del museo: in programma serate di lettura con le poesie di Biagio Marin dedicate alla laguna e con letture di Pasolini, in un connubio tra memoria orale, letteratura e paesaggio lagunare che promette emozioni uniche sotto le stelle di Grado.