E’ educazione all’”empatia” non lavaggio del cervello
A Marostica ci sono stato tanti anni fa, da piccolo, in gita di famiglia, non in gita scolastica. Ci sono stato con la mia mamma e il mio papà. Ero un bambino di 8 anni e provai grande meraviglia di fronte a quella piazza grande in cui era riprodotta una scacchiera gigante, una scacchiera vera, dove i pedoni, gli alfieri, la Regina, il Re, le torri e i cavalli erano raffigurati da persone vere, con cavalli veri, in carne e ossa. Era una scacchiera vivente, non era un semplice gioco. Ricordo ancora che ne rimasi meravigliato. Evidentemente a Marostica sono abituati a dare “corpo” alle cose e la rappresentazione di un fenomeno fatta con persone vere non poteva che trovare ispirazione in chi nella città degli scacchi ci vive e ci lavora.
Nell’ultima settimana sale agli onori delle cronache una scolaresca di Marostica. Ai bambini di questa scuola primaria le insegnanti, evidentemente molto capaci e che hanno a cuore la formazione delle persone prima ancora che la formazione di futuri professionisti, hanno prima fatto rivivere l’esperienza dei migranti lungo la rotta balcanica ai propri scolari attraverso una simulazione in cui i piccoli giravano in una stanza bendati e a piedi nudi – proprio come i migranti lungo la Balkan Route: al buio della notte, senza orientamento, e spesso a piedi nudi o con le scarpe distrutte – e poi li hanno portati a conoscere dal vivo i migranti che, dopo un lunghissimo viaggio, finalmente arrivano alle porte d’Europa e entrano a Trieste. Qui, grazie al cielo, vengono soccorsi con le prime cure dall’associazione LINEA D’OMBRA, sodalizio che da anni si sostituisce alle istituzioni manchevoli di “humana pietas” e non rispettose della minima forma di solidarietà che un paese civile dovrebbe riservare a chi ha bisogno di una mano. I piccoli scolari veneti hanno così somministrato pasti caldi e aiutato i volontari dell’associazione. Beh che splendida cosa che hanno fatto queste insegnanti. Mi piacerebbe conoscerle per scambiare delle opinioni e sapere quale è stato l’impatto emotivo della gita sui loro piccoli allievi. Siamo di fronte a un’attività educativa contemporanea e ricca di contenuti, da questo penso sia difficile dissentire. E invece no, apriti cielo. La politica si scatena, l’Europarlamentare Cisint parla di lavaggio del cervello, l’ufficio Scolastico regionale del Veneto apre delle sessioni di verifica, due parlamentari addirittura presentano interrogazioni al Ministro dell’Istruzione (… e del merito….vabbè!!!!!!!!!!). Secondo queste persone i ragazzini sarebbero stati esposti a pericoli, secondo il Presidente del FVG Fedriga addirittura avrebbero avuto l’occasione per conoscere da vicino cosa è l’illegalità. Come detto qualcun altro farnetica di lavaggio del cervello.
Cerchiamo di mettere le cose in ordine, magari provando a dare una risposta punto su punto.
Solitamente si parla di “lavaggio del cervello” quando si attiva un’azione pressante e manipolatoria nei confronti di qualcuno. In verità gli scolari di Marostica non hanno ricevuto alcuna manipolazione in quanto le cose che gli sono state raccontate non sono un’invenzione, la sofferenza dei migranti è sotto gli occhi di tutti e i migranti sono assolutamente veri, come veri sono stati i pasti caldi che i piccoli hanno somministrato alle persone in transito a Trieste. Il lavaggio del cervello presuppone quindi un’azione coercitiva, una manipolazione per far digerire o accettare qualche cosa di falso o contro natura. Mi pare evidente che non ci troviamo in questa situazione. Ai bambini sono stati mostrati dei fatti e delle persone, in carne e ossa. A Marostica è in carne e ossa pure il gioco degli scacchi, assolutamente opportuno che i bambini conoscano i migranti in carne e ossa, se di migrazione l’insegnante parla.
I “bambini sono stati esposti a pericoli” si è letto. Scusate ma quali sarebbero i pericoli? Se uno va a dare una mano alla mensa della Caritas è un santo, se uno invece i pasti li dona in piazza allora è in pericolo? Credo che i fantasmi che popolano la mente di chi associa la figura del migrante all’idea di pericolo siano davvero bizzarri e duri a morire.
Veniamo al punto dell’illegalità sollevato da Fedriga, che continua a bollare come “clandestini” i migranti che arrivano dalla rotta balcanica. È sempre bene ricordare al Presidente che i giornalisti che usano impropriamente il termine “clandestino” possono essere sanzionati dall’Ordine dei Giornalisti in quanto la Carta di Roma prevede che tale termine non trovi basi giuridiche nel nostro assetto normativo. Mettiamo i puntini sulle i una volta per tutte: le persone che arrivano alla frontiera dalla rotta balcanica non sono clandestine e nemmeno irregolari in quanto sono protette da una norma di assoluto rilievo, ovvero dalla nostra Costituzione che all’articolo 10 afferma che “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.” Che gli stranieri che arrivano in frontiera siano meritevoli di protezione o meno non lo decide né Fedriga né Cisint ma lo decidono le Commissioni Territoriali per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e, in caso di rigetto, in appello un Magistrato. Si invitano pertanto i rappresentanti delle nostre Istituzioni a verificare la veridicità dei contenuti che esternano, onde evitare di presidiare posizioni sempre più radicali e ideologiche cui la gente oramai non crede più.
Veniamo al merito: perché serve un intervento dell’ufficio scolastico o addirittura del Ministro? Quale è il problema? Le insegnanti hanno semplicemente fatto il loro lavoro, hanno educato i propri allievi all’”empatia”, ovvero “alla capacità di mettersi nei panni del prossimo meno fortunato”. Quale miglior insegnamento per un bambino se non l’educazione all’empatia? All’attenzione per il prossimo? per i meno fortunati? Si può sapere dove sta il problema? Si può sapere perché a scuola non si deve parlare di immigrazione che è uno dei fenomeni più attuali e di impatto sociale dei nostri tempi? Se educhiamo i ragazzi al distacco, alla lontananza e all’odio nei confronti del diverso non saremo mai in grado di venire a capo di un fenomeno, come quello dell’immigrazione, che è epocale e estremamente complesso, peraltro con un conseguente ulteriore imbarbarimento della nostra società. Se insistiamo a ridurre tutto dentro gli schemi della legalità e della sicurezza continueremo a scatenare guerre fra poveri e a non risolvere nulla.
Prima di chiudere ci tengo a ricordare che in OIKOS nel corso degli anni abbiamo realizzato qualche edizione della “refugees simulation”, anche questa una metodologia innovativa e immersiva che abbiamo mutuato dall’esperienza formativa scandinava. Non è questo il contesto per spiegare il funzionamento della refugees simulation, mi limito a dire che l’abbiamo realizzata in collaborazione con alcune scuole di Udine (sin dal 2017) ed è sempre stata un’esperienza formativa dal forte impatto emotivo e con grandi risultati di apprendimento. Vi do una notizia: dopo quell’esperienza formativa i ragazzi che vi hanno preso parte hanno ringraziato emozionati, nessuno di loro (e nemmeno i loro genitori) si sono mai lamentati di essere stati traviati o che gli avessimo fatto il lavaggio del cervello. Ad oggi sono diversi gli Istituti scolastici che continuano a chiederci di ripetere l’esperienza.
Un ultimo saluto di apprezzamento nei confronti delle insegnanti di Marostica che hanno prima preparato con metodo e dedizione i loro allievi e poi li hanno portati a conoscere i migranti appena arrivati a Trieste. Brave, certo essere di Marostica vi avrà agevolate, lì le rappresentazioni devono essere il più reali possibile, ma siete state proprio forti, ce ne fossero di insegnanti così coraggiosi che operano in direzione ostinata e contraria e mettono al primo posto la formazione delle persone.
Giovanni Tonutti Oikos




