Emergency denuncia l’apartheid vaccinale: “Con le dosi promesse dal G7, avremmo salvato 600 mila vite”

Mentre la pandemia è stata soppiantata prima dalle notizie sulla guerra in Ucraina e dalle conseguenze energetiche ed economiche che si porta dietro e contemporaneamente dalla costatazione che cambiamenti climatici e i disastri correlati, la pandemia è quasi uscita dai rada dell'informazione. Eppure non solo il virus è fra noi ed è meno letale grazie al fatto che a stragrande maggioranza delle persone, almeno in Italia è plurivaccinata, ma non così è in altre aree del pianeta dove il covid ha mietuto e continua a mietere centinaia di migliaia di morti. Continuare a parlarne senza allarmismi ma nella consapevolezza che le "varianti" che tanto spaventano sono molto più frequenti nelle aree dove i vaccini sono una chimera. Ci sono delle responsabilità in questo, la denuncia arriva da Emergency e da Oxfam secondo cui dai Paesi del G7 meno della metà dei 2,1 miliardi di dosi promesse ai Paesi poveri è stata distribuita, mentre è corsa all’accaparramento delle forniture 2022 per la variante OMICRON e cosa ancora più grave si è appena bloccata la sospensione dei diritti di proprietà intellettuale all’Organizzazione Mondiale del Commercio. Anche l'Italia è stata tutta chiacchiere e promesse dato che appena il 56% dei 100 milioni di vaccini annunciati è stato distribuito ai paesi più svantaggiati, il tutto in media con il resto dei Paesi europei. Un nuovo studio rivela che con le dosi non consegnate dai Paesi G7 nel 2021 si sarebbe salvata 1 persona al minuto nei Paesi a basso e medio reddito, vaccinando il 40% della popolazione mondiale. Da Emergency quindi l'appello urgente per un cambio di rotta che non lasci i Paesi in via di sviluppo a dover affrontare le nuove varianti del virus con vaccini sempre meno efficaci o addirittura a mani nude. Come detto in apertura, ad oggi, i Paesi del G7 hanno donato ai Paesi più poveri solo il 49% dei 2,1 miliardi di vaccini Covid annunciati. Una promessa che se l’anno scorso fosse stata mantenuta, avrebbe consentito di salvare quasi 600 mila vittime.

Eloquenti i dati: alcuni Paesi sono molto lontani dal mantenere quanto promesso, come il Canada, che ha consegnato solo il 30% dei 50,7 milioni di dosi annunciate, o il Regno Unito con il 39% su 100 milioni, gli Stati Uniti con il 46% su 1,2 miliardi. L’Italia ha fatto un po’ meglio con il 56% su 100,7 milioni di dosi promesse insieme alla Francia, arrivata al 57% su 120 milioni, mentre Giappone e Germania raggiungono rispettivamente il 64% su 60 milioni e il 66% dei 175 milioni di dosi.

“Complessivamente i Paesi europei hanno consegnato appena il 56% dei 700 milioni di dosi promesse – hanno detto Sara Albiani, policy advisor sulla salute globale di Oxfam Italia e Rossella Miccio, presidente di Emergency. Nel frattempo hanno già iniziato ad accaparrarsi scorte della nuova generazione di vaccini per la variante Omicron sviluppati da Pfizer e Moderna. Si ripropone, in altre parole, il circolo vizioso e pericoloso che ha portato all’attuale apartheid vaccinale, con i Paesi poveri che dovranno fronteggiare i nuovi contagi con vaccini sempre meno efficaci”.

Ed in effetti gli ultimi dati di Airfinity suggeriscono che i paesi ad alto reddito potrebbero essersi assicurati oltre la metà (il 55%) dei nuovi vaccini a mRNA per la variante Omicron sviluppati da Moderna e Pfizer/BioNTech, prima ancora che siano stati approvati per l’uso. Cosa che lascia ancora una volta i Paesi più poveri in fondo alla coda. Nel dettaglio si stima che i Paesi ricchi si siano già assicurati il 61% dei 409 milioni di nuovi vaccini prodotti da Pfizer/BioNTech e il 36% dei 113 milioni prodotti da Moderna. “I Paesi ricchi hanno tradito in modo palese le promesse e continuano a farlo. Dopo aver accumulato la stragrande maggioranza delle scorte mondiali per se stessi, avevano dichiarato di poter donare ai Paesi poveri gli avanzi, ma nemmeno questo hanno fatto – continuano Albiani e Miccio – Hanno lasciato scadere centinaia di milioni di dosi nei magazzini, anche se si trattava di vaccini che avevano deciso di non utilizzare come Johnson, inviando vaccini come Astrazeneca – sconsigliato per gli under 60 – in Paesi con una età media molto giovane. Questi numeri mostrano il totale fallimento del sistema delle donazioni di vaccini, confermando la necessità di quanto chiediamo da 2 anni: consentire la libera produzione di vaccini e terapie direttamente nei paesi a basso e medio reddito, sospendendo i diritti di proprietà intellettuale.” Nuovi dati pubblicati ieri dall’Imperial College London hanno rivelato inoltre che 599.300 decessi avrebbero potuto essere evitati nel 2021, se il 40% della popolazione in tutti i Paesi del mondo fosse stato completamente vaccinato e che i miliardi di dosi non pervenuti dai Paesi del G7 sarebbero stati sufficienti per raggiungere quest’obiettivo.

Bisogna aggiungere che nonostante una copertura vaccinale così bassa, la ricerca dell’Imperial College dimostra che i vaccini Covid hanno salvato 446.400 vite in Africa e 180.300 nei Paesi a basso reddito. Ad oggi solo il 14% delle persone nei Paesi a basso reddito e il 18% delle persone nel continente africano sono completamente vaccinate, ben lungi dall’obiettivo di avere una copertura del 70% in tutte le nazioni entro la metà del 2022 . “Centinaia di migliaia di vite sono state salvate in Africa grazie ai vaccini, ma altrettante se ne sono perse – concludono Albiani e Miccio – Molti Paesi hanno aspettato un anno per ricevere le prime dosi, poi le hanno ricevute tutte in una volta, spesso così vicine alla scadenza da non poter esser utilizzate, soprattutto in Paesi con sistemi sanitari molto fragili. Come successo nel caso dell’1,5 milioni di dosi donate dall’Italia alla Tunisia lo scorso agosto, a 2 mesi dalla scadenza; o come successo in Nigeria, dove il governo è stato costretto a gettare 1 milione di dosi appena ricevute. I Paesi in via sviluppo non vogliono dover aspettare l’elemosina, vogliono produrre le proprie dosi e ne hanno diritto; ma di fatto i Paesi ricchi continuano a difendere gli interessi delle società farmaceutiche, un sistema monopolistico che sta rendendo 5 volte più costoso vaccinare la popolazione mondiale e consente a chi detiene i brevetti dei vaccini di realizzare profitti per 1.000 dollari al secondo, come dimostrato dalle ultime ricerche della PVA”.

Nel frattempo, le nazioni ricche guidate dall’Unione Europea e dal Regno Unito, hanno imposto nell’ultimo incontro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio un accordo che non prevede la sospensione alla proprietà intellettuale su vaccini, trattamenti e tecnologie che avrebbero consentito ai Paesi in via di sviluppo di produrre i propri vaccini generici. Al contrario aggiunge nuovi ostacoli burocratici, proteggendo gli interessi monopolistici e molto redditizi di aziende come Pfizer/BioNTech e Moderna. Da qui l’appello a tutti i Paesi che devono far fronte alla carenza di vaccini, test e terapie perché mettano in atto tutte le iniziative legali e politiche possibili per salvare vite e porre fine alla pandemia, utilizzando le clausole di flessibilità delle regole del commercio internazionale e aggirando, se necessario, le disposizioni imposte dall’OMC.