Esclusi i Vigili del Fuoco dalla maxi esercitazione contro i roghi sul Carso. Siamo alla privatizzazione del soccorso?

Chi chiami se scoppia un incendio? La risposta non è più certa  come lo era in passato. Chiamo i pompieri avrebbero detto perfino i bimbi delle elementari, ed invece no, in Fvg nell’immaginazione  in odore di autonomia secessionista o forse di autonomia affaristica, si pensa diversamente, tanto che non potendo, per ora, operare in autonomia sul settore “difesa” qualcuno a pensato, dopo aver disintegrato l’emergenza nella sanità pubblica, di operare anche nel settore dell’emergenza operativa territoriale antincendio. Esempio di questa perniciosa voglia di controllo arriva infatti oggi proprio sul tema incendi escludendo chi del soccorso è da sempre il principale protagonista. Per questo oggi il CO.NA.PO (Sindacato Autonomo dei Vigili del Fuoco)  denuncia con fermezza l’esclusione dei Vigili del Fuoco dalla maxi esercitazione antincendio svoltasi sul Carso nei comuni di Duino Aurisina e tra Monfalcone e Doberdò Del Lago, che ha visto impegnati circa 150 operatori nella simulazione di scenari di emergenza legati ai roghi sul Carso.

Un’attività addestrativa di grande rilevanza, in un’area particolarmente esposta al rischio incendi, alla quale però non ha preso parte il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, da sempre in prima linea nelle operazioni di spegnimento e soccorso tecnico urgente.

“È incomprensibile – afferma il segretario regionale CO.NA.PO Damjan Nacini – come si possa organizzare un’esercitazione di tale portata senza coinvolgere i Vigili del Fuoco, che rappresentano una componente essenziale del sistema di risposta alle emergenze”.

Il sindacato sottolinea come la presenza di ben 150 operatori renda ancora più evidente la necessità di un coordinamento completo tra tutte le forze in campo, evidenziando il rischio che l’assenza dei Vigili del Fuoco possa compromettere l’efficacia delle procedure simulate.

Il CO.NA.PO chiede pertanto chiarimenti urgenti alle autorità competenti e sollecita una revisione delle modalità organizzative delle future esercitazioni, affinché venga garantita la piena inclusione di tutte le componenti operative dello Stato.

“Solo attraverso una reale integrazione e un addestramento congiunto – conclude Nacini – è possibile assicurare interventi tempestivi ed efficaci a tutela del territorio e della sicurezza dei cittadini”.

Alla sacrosanta protesta del sindacato aggiungiamo che c’è una evidente voglia di rovesciare le lancette della storia con un ritorno ad un passato remoto che proprio le esigenze operative, fin dal secolo scorso, diventarono necessità imprescindibile. Per capire di cosa parliamo è bene ricordare che fin dalla  proclamazione del Regno d’Italia, nel 1861, e durante la fase di completamento dell’unità nazionale, la situazione dei servizi antincendio fu caratterizzata dalle differenze dei vari modelli organizzativi presenti nelle diverse città. La prima e più sentita esigenza fu pertanto quella di procedere all’unificazione delle varie e differenti norme che regolavano l’attività dei vari corpi dei pompieri civici attraverso deliberazioni degli organi comunali e mediante decreti ministeriali inseriti negli atti di governo. Successivamente s’impose un progressivo allineamento tecnico-operativo delle attrezzature e dei mezzi antincendio attraverso una fase piuttosto lunga, che trovò piena maturazione con l’avvento, nel 1939 e il 1941, del corpo nazionale. I corpi più organizzati dei pompieri civici furono tra i promotori del processo che favorì la nazionalizzazione del servizio antincendi e la standardizzazione di mezzi e attrezzature. Da allora nessuna discussione sulla necessità che in tema di soccorso, soprattutto di quello legato al fuoco, fosse centrale il ruolo dei pompieri. Fino a oggi, dato che  i geniacci posti ai vertici della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, nella loro smania interpretativa dell’autonomia intesa come anacronistica  centralità locale, hanno pensato di usare lo stesso meccanismo demolitore del sistema sanitario anche sul terreno del soccorso. Chissà quando nasceranno le prime società private antincendio?