Fabbrica occulta di sigarette a Gonars. Azione criminale con uso diffuso di caporalato e sequestro di persona
La Guardia di finanza di Trieste ha individuato un’organizzazione criminale composta da italiani e stranieri che aveva realizzato a Trieste e Udine una rete produttiva e logistica di sigarette prodotte in Friuli e commercializzate in vari Paesi del Nord Europa con un volume d’affari di 89 milioni di euro. Nella “fabbrica occulta” scoperta a Gonars lavoravano e alloggiavano clandestinamente 21 extracomunitari. Nel corso dell’indagine, denominata “Ghost Factory” (dall’inglese, fabbrica fantasma) sono stati sequestrati impianti, macchinari, auto e oltre 70 tonnellate di tabacchi di contrabbando; il magazzino-deposito era ubicato a Remanzacco. Indagate poi 29 persone di cui 3 sono state arrestate in esecuzione di un’ordinanza emessa dal Giudice per le indagini preliminari.
«Quanto emerso dall’operazione della Guardia di Finanza tra le province di Udine e Trieste è di una gravità estrema. Parliamo di una vera e propria rete criminale internazionale che, oltre al traffico illecito di tabacchi per un giro d’affari di decine di milioni di euro, ha costruito un sistema di sfruttamento del lavoro che ha tutti i tratti del caporalato e del sequestro di persona». Lo dichiara Emanuel Oian, responsabile lavoro di Sinistra Italiana FVG.
«Nello stabilimento occulto scoperto a Gonars lavoravano e vivevano 21 lavoratori stranieri, in condizioni di isolamento e di totale dipendenza. Di fatto reclusi, senza libertà di movimento, inseriti in una filiera illegale che partiva dall’Est Europa e arrivava fino al Nord Europa.
È inaccettabile che nel nostro territorio e nostro Paese si possano creare condizioni così estreme di sfruttamento, che ricordano vere e proprie forme di schiavitù moderna».
«Non siamo di fronte a un episodio illegale isolato, ma ad un modello che estrae valore sfruttando la vulnerabilità dei lavoratori migranti, abbassa i costi attraverso l’illegalità e produce enormi profitti. Per questo serve rafforzare i controlli, colpire duramente queste reti e soprattutto agire sulle cause: precarietà, ricattabilità e assenza di diritti dovuti anche ad una legge, la Bossi Fini, che deve essere abolita per introdurre strumenti legali e sicuri per venire a lavorare nel nostro Paese. Non può esistere sviluppo economico fondato sullo sfruttamento e sulla privazione della libertà personale».




