Fincantieri. Valore condiviso

Monfalcone, Fincantieri, Friuli Venezia Giulia per costruire un valore condiviso. Quello che è cambiato nel tempo è il sistema di produzione. Dalle crisi degli anni 80, con una radicale ristrutturazione aziendale, contrattata, finalizzata ai nuovi prodotti, l’obbiettivo della competitività aziendale diventa partecipato, coinvolgendo tutta la filiera di produzione. La competitività con radici lunghe, promuove sviluppo e innovazione locale, con ricadute di lavoro, occupazione, al di fuori dello stabilimento madre, da leggere almeno a livello regionale, con benefici in rapporto alla qualità del prodotto creato. Definire il giusto equilibrio tra lavorazioni dirette, indotto, appalti e subappalti, diventa un tema di verifica costante. I risultati raggiunti, la qualità del prodotto, l’occupazione complessiva, il carico di lavoro acquisito diventano parametri di valutazione che coinvolge tutti i soggetti e l’intero territorio regionale. Questo modello, strategico per l’azienda, rimane il primo passo. La salute aziendale passa dal superare la competitività, basata dei bassi salari, e dello sfruttamento, legandola al benessere dei lavoratori, della comunità creando un valore condiviso. Una sorta di rivoluzione per una giustizia sociale, per un futuro desiderabile che risponda alle aspettative delle nuove generazioni, molto diverse rispetto a quelle dei loro padri e nonni. Una visione che diventa un tratto distintivo senza la quale si sta male, una questione prima di tutto culturale, che va conquistata, costruita e percorsa. Non ci sono più i punti di riferimento di una volta, il mondo volta pagina ridefinendo le parti e le classi. E tempo di voltarla anche noi. A tematiche complesse non ci sono risposte semplici, vanno costruite e vissute dal basso con centinaia di piccole riunioni di ascolto, di partecipazione, di sostegno per un nuovo modello sociale. Se non ora quando. Non si può che partire dal lavoro, le persone, il salario, le macchine, le innovazioni continue dei materiali. Anche se oggi, nel tempo in cui l’intelligenza artificiale soppianta il lavoro umano, lo studio e la conoscenza la fatica, nella costruzione delle navi i Maestri del mare, artisti riconosciuti rimangono centrali, ma solo “utilizzati”. Verrà un giorno che l’etichetta “made in Italy” sarà sostituita dal “fatto, creato, opera delle persone”. La certificazione, che un prodotto sia frutto del lavoro umano, sarà ben più rilevante del luogo in cui è stato prodotto: chi, non dove. L’utilizzo di materiali sicuri per la salute e la certificazione della salute e della sicurezza dei lavoratori diventerà fondamentale, vincolante. La salute aziendale comincia dalla dignità del lavoro umano, di tutte le aziende che partecipano alla filiera del prodotto finale. E possibile costruire una società giusta, a un corretto rapporto tra fatica e retribuzione, tra salario e profitto? Un giusto rapporto tra la qualità del prodotto costruito e il benessere della comunità? Tra il lavoro di costruzione e la salute in stabilimento e nel territorio? Tra prodotto costruito e l’ambiente, durante le lavorazioni di costruzioni e quando diventa rifiuto? E possibile che nella filiera per lo stesso prodotto vengano applicati e rispettati gli stessi diritti? E possibile ridefinire le norme e le leggi che riguardano la sicurezza dei lavoratori a livello europeo e nazionale, includendo nelle certificazioni sui materiali, la garanzia preventiva per la salute dei lavoratori? Oggi possiamo dire: sono certificazioni a morire, visto che i dati definitivi sulle conseguenze ai lavoratori, arrivano a distanza di anni, es. fumi di saldatura. Cosi sarà per i lavoratori che sono esposti a materiali ritenuti potenzialmente pericolosi, già oggi scoperti per una efficiente cura, in caso di malattia. Come base di partenza e di eguaglianza e possibile applicare le indicazioni, le norme di prevenzione elaborate dall’Inail in tutti i posti di lavoro. Il valore condiviso e rimettere al centro le persone, il lavoro umano: garantendo la salute e la sicurezza, pagarle doverosamente, pagarle perché sia degno. E una sfida la rivoluzione che ci tocca. Non è vero che non si possa fare, non si vuole, è diverso.
Luigino Francovig