Grave rischio di distruzione per gli oltre 5 ettari di magredi: ecosistema minacciato dal progetto Tangenziale Sud

Un’area di oltre 5 ettari di magredi evoluti, ecosistema di inestimabile valore naturalistico, è in grave pericolo a causa del progetto Tangenziale Sud – Secondo Lotto. Questo l’allarme lanciato dal comitato di cittadini e associazioni per la tutela dei Magredi di Campoformido.  “Questi prati stabili, si legge nella nota che pubblichiamo integralmente,  situati presso la Zona Speciale di Conservazione dei Magredi di Campoformido, sono patrimonio naturale cruciale per l’intera rete ecologica regionale. La problematica urgente riguarda le misure di “compensazione” che porterebbero alla conversione di questi habitat irripetibili in semplici terreni arativi, privi delle condizioni ecologiche necessarie per le specie rare dei magredi.

Il trapianto di zolle: l’unica soluzione efficace
I magredi evoluti sono ecosistemi complessi che ospitano centinaia di specie vegetali di grande rilevanza scientifica – tra cui il Gladiolus palustris, specie di interesse comunitario – e migliaia di specie animali, strettamente dipendenti da terreni poveri di nutrienti e non trattati chimicamente.

Il testo storico della Legge Regionale 9/2005, basata sul parere di autorevoli esperti come i professori Poldini e Vianello, riconosce il trapianto di zolle (rizollatura) come metodologia più efficace per la conservazione di questi ecosistemi magredili.

È inaccettabile che la documentazione del proponente abbia aperto alla sola semina su ex-seminativi come misura compensativa. La comunità scientifica considera questa pratica “totalmente inadeguata”. I terreni arativi, intensamente concimati e trattati chimicamente, non possono replicare la biodiversità dei magredi originali.

Non è strumentalizzazione, è difesa del patrimonio naturale e culturale

L’accusa di “strumentalizzazione” proveniente dalla direttrice centrale alle Infrastrutture – che avrebbe dichiarato, come riportato dal Messaggero Veneto del 16.7.2025, che “i prati ripristinati saranno una volta e mezza quelli distrutti” – è profondamente fuorviante e rappresenta una vera e propria propaganda ingannevole.

Non possiamo accettare una falsa equivalenza tra quantità e qualità ecologica. Affermare che la distruzione di oltre 5 ettari di un ecosistema unico possa essere compensata con 7,5 ettari (il 150%) di “banale prato” su terreni agricoli è come “ricostruire in cartone, in formato maxi, la Basilica di Aquileia al posto della attuale”. Il risultato, pur quantitativamente maggiore, non avrà alcuna traccia del valore, dell’autenticità e della complessità irripetibile dell’originale. La vera compensazione si misura nel successo del ripristino delle complesse dinamiche ecologiche, non nella mera estensione superficiale.

Le azioni obbligatorie non sono compensazioni
Le azioni già obbligatorie per legge (art. 5 della L.R. 9/2005) non possono essere considerate misure di compensazione nella VIA. La compensazione deve essere “aggiuntiva e specifica”.

Se queste azioni sono già imposte dalla legge, non possono essere spacciate per “compensazioni” aggiuntive, poiché non generano alcun beneficio ambientale extra rispetto a quanto già dovuto.

La nostra richiesta
Gli esiti della VIA (DGR 1502/2024 e parere CTVA n. 46/2025) hanno subordinato il parere favorevole a “opportune condizioni ambientali” e richiesto di “definire nel dettaglio la tipologia e localizzazione degli interventi compensativi”.

Chiediamo alle autorità competenti di garantire che le compensazioni avvengano esclusivamente tramite trapianto di zolle, in aree ecologicamente idonee e connesse all’habitat originale. La qualità ambientale dei nostri magredi non può essere sostituita da un surrogato”.