I commenti della politica regionale sul caso “caporalato”

Caporalato: Moretti (Pd), operazione Gdf conferma la piaga

«L’operazione della Guardia di Finanza nelle province di Gorizia e Udine conferma quanto sia necessario tenere alta la guardia sul fenomeno del caporalato e, più in generale, sulle condizioni di lavoro e sulla sicurezza nei nostri territori. Bene anche il coordinamento avviato con gli organismi di controllo romeni finalizzato al contrasto dello sfruttamento della manodopera, in questo caso nella viticoltura, un settore di eccellenza del Fvg». Lo afferma il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Diego Moretti, commentando l’operazione della Guardia di Finanza di Gorizia che ha portato alla luce l’impiego di 107 lavoratori “in nero”, sottopagati e costretti a operare in condizioni di grave sfruttamento tra i vigneti delle province di Gorizia e Udine.

«Questo ennesimo episodio conferma che la piaga del caporalato riguarda anche il nostro territorio e trova terreno fertile nelle modalità di reclutamento della manodopera, in questo caso nel settore agricolo». Accanto all’azione delle forze dell’ordine, aggiunge Moretti «è necessario un forte intervento delle istituzioni e, in particolare, della Regione. La politica non può ignorare una situazione che coinvolge la dignità e i diritti dei lavoratori e che può avere ricadute anche sulla sicurezza, così come si tratta di una tematica che potrebbe riguardare anche altri settori lavorativi. Per questo riteniamo necessario dare seguito alla richiesta, avanzata da tempo anche dalle organizzazioni sindacali, di convocare al più presto l’Osservatorio regionale sul caporalato, affinché possa diventare uno strumento concreto di monitoraggio e contrasto del fenomeno».

Caporalato in agricoltura, Honsell: non basta la denuncia, la Regione attivi davvero l’osservatorio per analizzare le dinamiche del lavoro

“La notizia apparsa oggi che nei vigneti tra Udine e Gorizia oltre 100 lavoratori sono stati impiegati a 3€ l’ora è agghiacciante. Si tratta di un chiarissimo caso di caporalato perché quella cifra non è eticamente accettabile e indica sfruttamento di lavoratori in condizioni di bisogno. Giustamente la società che li ha assunti verrà denunciata e perseguita. Ma il problema non è solamente quello di colpire chi svolge attività criminose. Questi lavoratori non sono stati impiegati su terreni di proprietà di quell’azienda! Chi ha tratto vantaggio di queste procedure non eticamente accettabili? È l’intero sistema che apparentemente tollera questi fenomeni. Per questo oltre un anno fa avevamo fatto approvare in Regione un Osservatorio per contrastare il caporalato in agricoltura, che aiutasse a rimuovere alla radice le condizioni che permettono a tali fenomeni di formarsi. Purtroppo tale osservatorio è stato inteso dalla Giunta Regionale come un’attività prettamente giudiziaria e non è stato sviluppato come si sarebbe potuto. Il problema è invece sociale e di un sistema agricolo che è sempre più in difficoltà e permette che si
sviluppino questi fenomeni. Auspichiamo d’intesa con i sindacati che l’osservatorio parta con azioni di analisi delle dinamiche del lavoro agricolo e di informazione a lavoratori e imprenditori dei rischi speculativi. Tutti dovrebbero essere consapevoli che c’è un problema etico.” Così si è espresso Furio Honsell, Consigliere regionale di Open Sinistra FVG.

 

Caporalato in Isontino: Pd, operazione GdF aiuta territorio

“Grazie all’operazione della Guardia di Finanza che aiuta il territorio. I fatti emersi nelle province di Udine e Gorizia sono gravissimi ed è molto importante che l’azione degli organi di controllo abbia rivelato l’impiego irregolare della manodopera ma anche il sistema societario e fiscale che lo accompagnava. La collaborazione con le autorità rumene dimostra, inoltre, quanto siano importanti controlli coordinati, soprattutto in un territorio di confine e in un mercato del lavoro sempre più transnazionale”. Lo dichiarano la responsabile regionale Lavoro e economia del Pd Fvg Valentina Francescon e la segreteria del Pd provinciale isontino Sara Vito, in merito alla maxi-evasione fiscale legata allo sfruttamento di 107 lavoratori stranieri in nero nel settore vitivinicolo, scoperta dalla Guardia di finanza di Gorizia.
Per le esponenti dem “siamo di fronte a un fenomeno odioso, che colpisce innanzitutto la dignità e i diritti delle persone, ma che riguarda anche la qualità e la lealtà del nostro sistema produttivo. Il lavoro irregolare e lo sfruttamento della manodopera creano infatti concorrenza sleale nei confronti delle tante imprese agricole che rispettano contratti, contributi, retribuzioni e diritti dei lavoratori”.
“Confermiamo fiducia alle forze dell’ordine e ribadiamo – aggiungono Vito e Francescon – la necessità di rafforzare prevenzione, controlli e strumenti di tutela, coinvolgendo istituzioni, organizzazioni sindacali e imprese. La tutela dei lavoratori e il rispetto delle regole devono procedere insieme al sostegno delle imprese che operano correttamente, ed è anche da qui che passa la qualità e la credibilità del nostro comparto agricolo e vitivinicolo”.

 

Oian (AVS FVG): «Caporalato, 107 lavoratori sfruttati. Subito maggiori ispettori sul lavoro ed implementazione protocollo regionale»

«L’operazione della Guardia di Finanza di Gorizia, con 107 lavoratori impiegati in nero e pagati meno di 3 euro netti l’ora nei vigneti tra Gorizia e Udine, dimostra ancora una volta che caporalato e sfruttamento riguardano anche il nostro territorio. Si tratta del secondo filone dell’indagine “Caravelle”, avviata nel 2023, che dopo il primo procedimento per caporalato ha portato gli accertamenti anche sugli aspetti fiscali e societari, facendo emergere un sistema di esterovestizione aziendale». Lo dichiara Emanuel Oian responsabile lavoro di SI/AVS Fvg.

«Quando un lavoratore viene pagato meno di 3 euro l’ora, quando il suo rapporto di lavoro non viene dichiarato e quando viene reclutato sfruttando la sua condizione di bisogno, siamo di fronte a una negazione concreta della dignità del lavoro e dei diritti fondamentali di chi lavora».

«In questo caso, inoltre, parliamo di lavoratori rumeni, cittadini dell’Unione europea, ai quali non si applica la Bossi-Fini, ma la normativa europea sulla libera circolazione e, nel caso di distacco da un’impresa con sede in Romania, la disciplina sul distacco transnazionale prevista dal D.Lgs. 136/2016. Una normativa che prevede precise comunicazioni e garantisce ai lavoratori distaccati in Italia condizioni minime di lavoro e di retribuzione. Se, come emerso dall’indagine, tali obblighi non sono stati rispettati, è necessario rafforzare i controlli e contrastare ogni forma di utilizzo fraudolento del distacco transnazionale».

«Ci auguriamo – prosegue Oian – che la sottoscrizione del protocollo tra Regione FVG, Prefetture, INPS e organizzazioni sindacali, per rendere operativa la Rete del lavoro agricolo di qualità, diventi realtà quanto prima in tutto il territorio regionale».

«Serve inoltre un rafforzamento nazionale della rete degli ispettori del lavoro e l’abolizione della Bossi-Fini, che con il suo impianto discriminatorio incentiva lo sfruttamento dei lavoratori extra-UE e il lavoro sommerso» conclude il Responsabile lavoro di Si/Avs FVG.