I furbetti del consorzino. Lavori di cementificazione e disboscamento illegali fin da agosto 2024. Altro che regio decreto del 1904

Cartello lavori Inizio lavori 18 luglio 2025 fine 31 03 2026

Lo scorso 22 maggio era la giornata internazionale della biodiversitá, fondamento della vita da tutelare e recuperare con urgenza. In occasione dell’ultima ricorrenza del 22 maggio scorso,  il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha lanciato un forte appello dichiarando che “abbiamo il dovere di non trasferire ai giovani un mondo compromesso, un pianeta compromesso”. Detto fatto, verrebbe da ironizzare, dato che nonostante le posizioni Ue e quelle del  Presidente  della Repubblica c’è chi  va allegramente di cazzuola e cemento in nome del Re con la gravissima connivenza dei Comuni che dovrebbero vigilare. Comunque secondo il principio che la mano destra non deve sapere quello che fa la sinistra, per realizzare l’urgente difesa della biodiversità é in fase di approvazione il Piano nazionale di ripristino della natura (Pnr) frutto nazionale del Regolamento europeo per il ripristino della natura. Il Ministero dell’Ambiente italiano, con il supporto tecnico dell’Ispra, ha pubblicato il 23 aprile scorso il Pnr e ha avviato formalmente la consultazione pubblica a cui possono aderire i Comuni, le associazioni, i comitati, i cittadini. Purtroppo questa opportunità non è stata pubblicizzata (che casualità) e la consultazione è aperta solo fino al 9 giugno, dopodiché si lavorerà alle richieste pervenute per arrivare ad approvare il Pnr entro l’inizio di settembre, come richiesto dall’Europa. L’operazione è in linea con il Regolamento UE, e di conseguenza  l’Italia sta sviluppando il proprio Piano Nazionale di Ripristino (PNR), per la preparazione del Piano il nostro Paese prevede una collaborazione trasversale tra i diversi settori governativi e amministrativi e assicura che le opinioni delle persone maggiormente interessate siano al centro del processo decisionale sempre che ovviamente queste abbaino saputo qualcosa. La coordinazione, si legge nella pagina del ministero dell’Ambiente, avverrà in stretta collaborazione tra il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e altre istituzioni nazionali e regionali. Le misure di ripristino previste dal Piano mireranno a ottimizzare le funzioni ecologiche, economiche e sociali degli ecosistemi, tenendo conto del loro contributo allo sviluppo sostenibile delle regioni e delle comunità interessate.

La conseguenza dovrebbe essere che i piani urbanistici comunali devono essere coerenti con il Piano e il Regolamento europeo per il ripristino della natura, a prescindere dalle norme regionali, perché i regolamenti europei sono atti legislativi vincolanti e direttamente applicabili ed esecutivi. Siccome il regolamento è vigente da agosto 2024 tutte le trasformazioni del suolo già autorizzate e fatte su aree verdi dovranno essere ribilanciate attraverso azioni di depavimentazione e ripristino ecologico. L’invito ai Comuni del Friuli Venezia Giulia, oltre all’adesione volontaria come previsto, è di adottare il principio di precauzione sospendendo le autorizzazioni edilizie, e di leggere il Piano nazionale di ripristino della natura (Pnr) così da riprogettare adeguatamente. Purtroppo, come è noto,  diversi progetti del PNRR stanno vedendo la luce contravvenendo al principio europeo di non arrecare danno ambientale significativo, ne sono esempio diversi lavori dei consorzi di bonifica nella bassa friulana. Si può invertire la tendenza alla banalizzazione territoriale, al degrado degli ecosistemi, ai rischi connessi alla salute e vivibilità di tutte le specie. E’ il momento di farlo con lungimiranza e sulla base della scienza per il benessere del Friuli Venezia Giulia. Il regolamento che in linea gerarchica sovrasta le disposizioni locali all’articolo 8 (ecosistemi urbani) impone ai Comuni, dall’agosto 2024 al 31 dicembre 2030, il divieto assoluto di ridurre le aree verdi se non avviando delle azioni di ripristino che consistono in azioni di depavimentazione e rinaturazione. E dal primo gennaio 2031 si dovrà aumentare la dotazione di verde e alberature. La nuova urbanistica dell’eliminare asfalto e cemento può diventare il nuovo standard per il governo del territorio da oggi in poi. Il Pnr attua il dettato dell’articolo 9 della Costituzione, nonché l’articolo 117 che prevede la tutela degli ecosistemi. Il Pnr è essenziale per fermare il degrado climatico. Non ultimo, grazie al Piano nazionale di ripristino della natura ci saranno nuovi buoni posti di lavoro, nuove professionalità e l’Italia potrà diventare avanguardia della rigenerazione ecologica. Per raggiungere gli obiettivi del Regolamento sul ripristino della natura, il Pnr ha previsto un insieme di misure, che l’Italia come gli altri Stati membri si impegna a realizzare per ripristinare tutti gli ecosistemi che risultano degradati, per invertire il declino delle popolazioni di impollinatori, migliorare la diversità ambientale, ripristinare la connettività fluviale e le funzioni naturali delle pianure alluvionali. In sostanza si devono  ripristinare almeno il 20% delle zone terrestri e almeno il 20% delle zone marine entro il 2030 e tutti gli ecosistemi che necessitino di ripristino entro il 2050. Al momento, secondo i criteri europei, sono circa un terzo i comuni italiani obbligati ad applicare il Pnr, ma le misure del Piano prevedono la possibilità per qualunque Comune di aderire volontariamente. Come accennato in apertura, il Ministero, con il supporto tecnico dell’Ispra, ha pubblicato il 23 aprile scorso il Pnr e ha avviato formalmente la consultazione pubblica a cui possono aderire i Comuni, le associazioni, i comitati, i cittadini. La consultazione è aperta fino al 9 giugno. Ribadiamo che l’invito ai Comuni del Friuli Venezia Giulia, oltre all’adesione volontaria come previsto, è di adottare il principio di precauzione sospendendo le autorizzazioni edilizie, e di leggere il Pnr così da riprogettare adeguatamente. Si può invertire la tendenza alla banalizzazione territoriale, al degrado degli ecosistemi, ai rischi connessi alla salute e vivibilità di tutte le specie. E’ il momento di farlo con lungimiranza e sulla base della scienza per il benessere del Friuli Venezia Giulia.

Approfondendo  il ruolo dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA)

L’ISPRA svolge il ruolo di responsabile scientifico e tecnico per la redazione del PNR. In base a una convenzione specifica con il MASE, l’ISPRA ha i seguenti compiti principali:

Predisporre il Piano Nazionale di Ripristino, coordinando la raccolta e l’analisi dei dati, integrando i contributi degli enti competenti e compilando il format richiesto dalla Commissione Europea.
Elaborare le Linee guida nazionali per le modalità e le tecniche di ripristino degli ecosistemi degradati.
Fornire la documentazione necessaria per la procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) del Piano.
Curare le attività di comunicazione e divulgazione. Per svolgere queste attività, ISPRA si avvarrà di competenze altamente specializzate, anche attraverso collaborazioni con università, centri di ricerca e professionisti del settore.

Altri enti coinvolti

La realizzazione del Piano prevede il coinvolgimento di un’ampia gamma di attori:

Enti istituzionali: Il MASE garantirà il coinvolgimento di Parchi nazionali, Aree Marine Protette, Regioni e Province autonome, Autorità di distretto e altri enti territoriali.
Enti tecnico-scientifici: L’ISPRA potrà prevedere il coinvolgimento di diversi interlocutori tecnico-scientifici, quali Enti di Ricerca, come il CREA, Società Scientifiche, Strutture Universitarie e interuniversitarie. Potrà inoltre stipulare accordi di collaborazione specifici con Università, Consorzi interuniversitari, Agenzie per l’ambiente e CUFAA per supportare le tematiche previste dal Regolamento.
Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-DSSTTA): Esiste un protocollo d’intesa con il MASE per la collaborazione scientifica finalizzata, tra le altre cose, alla realizzazione di attività di ripristino degli ecosistemi con particolare riferimento alle aree degradate di ecosistemi terrestri incluse le foreste, le aree agricole e gli ecosistemi fluviali e lacustri, gli ecosistemi marini, quelli urbani.
Stakeholder e soggetti con esperienza: Saranno consultati soggetti portatori di interesse e soggetti che hanno coordinato o partecipato a progetti rilevanti di ripristino (es. progetti LIFE).

Strumenti di coordinamento

Per garantire una cooperazione efficace e un coordinamento tra le diverse amministrazioni, sono stati istituiti i seguenti strumenti:

Protocollo d’Intesa MASE-MASAF – pdf: Finalizzato a predisporre le forme di coordinamento, raccordo e collaborazione tra i due ministeri per l’attuazione del Regolamento.
Tavolo di coordinamento: Istituito entro 30 giorni dalla firma del protocollo, è presieduto dal Direttore Generale della Tutela della Biodiversità e del Mare del MASE e composto dai Direttori Generali competenti di MASE e MASAF. Ha il compito di attuare il protocollo, monitorare le attività e risolvere eventuali criticità.
Gruppi di lavoro tematici: Il Tavolo di coordinamento istituisce otto gruppi di lavoro tecnici, suddivisi per ambiti di competenza del Regolamento (es. ecosistemi terrestri, marini, urbani, agricoli, ecc.). Questi gruppi si interfacciano con i referenti tematici di ISPRA.

https://www.mase.gov.it/portale/il-piano-nazionale-di-ripristino-pnr-dell-italia

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