Il 25 Aprile di una Udine che respinge revisionismi e maldestra reiscrizione della storia
Come sempre da decenni Udine vede una Piazza Libertà gremita per il 25 aprile. Nn può essere che così perchè Udine è città medaglia d’oro della resistenza. Fulcro della manifestazione il discorso del primo cittadino Alberto Felice De Toni che quest’anno ha intrecciato la memoria storica con le inquietudini date dalla fase di incertezza storiche che stiamo attraversando a livello internazionale. De Toni però ha anche respinto con forza ogni revisionismo con il maldestro tentativo di riscrivere la storia. Davanti alle autorità civili, militari e alla cittadinanza, il primo cittadino ha ribadito con forza l’identità democratica dell’Italia respingendo ogni tentativo di revisionismo.
Questo il discorso del Sindaco di Udine Alberto Felice De Toni
Autorità civili e militari,
care concittadine e concittadini udinesi,
care friulane e friulani.
Ben ritrovati anche quest’anno, a festeggiare assieme una delle ricorrenze più importanti della vita civile del nostro Paese, il 25 aprile, festa della Liberazione dal nazifascismo, della riconquista della libertà e della fine della guerra.
Viviamo giorni difficili. Qualche giorno fa Trump ha affermato: “distruggeremo una civiltà”. Un’espressione inaccettabile, soprattutto se uscita da una delle democrazie più antiche del mondo, soprattutto perché pronunciata dal presidente di un Paese i cui soldati hanno attraversato due volte l’Oceano, durante le guerre mondiali, per aiutare noi europei a sconfiggere nazionalismo e fascismo.
Papa Leone ha dichiarato che l’intenzione di “cancellare un’intera civiltà” è un atto di delirio di onnipotenza. Il Papa ha ribadito che la guerra è sempre una sconfitta, ha sottolineato il necessario rispetto del diritto internazionale.
Ciò che colpisce è l’uso senza scrupoli della violenza. Ma proprio qui a Udine, il 20 settembre 1922 a pochi passi da dove siamo ora, in Piazza Primo Maggio, durante un’adunata fascista, Benito Mussolini sdoganò l’uso della violenza. Era il discorso di Udine, svolto in preparazione della marcia su Roma, che sarebbe avvenuta solo poche settimane dopo, il 28 ottobre. Cito testualmente le sue parole: «La violenza non è immorale… la nostra violenza è risolutiva, perché alla fine del luglio e di agosto in quarantotto ore di violenza sistematica e guerriera abbiamo ottenuto quello che non avremmo ottenuto in quarantotto anni di prediche e di propaganda. Quindi, quando la nostra violenza è risolutiva di una situazione cancrenosa, è moralissima, sacrosanta e necessaria.»
Questo è il fascismo! La violenza che Mussolini ha teorizzato qui a Udine è la stessa praticata per anni dalle camicie nere uccidendo oppositori, sindacalisti, lavoratori. Quella violenza diventò lo strumento di governo di un Paese. Quella violenza si sarebbe ancora accanita contro gli oppositori, come il deputato socialista Giacomo Matteotti; sulla base di quella ideologia di violenza sarebbero stati mandati a morire centinaia di migliaia di soldati italiani nelle guerre di occupazione in Grecia, Jugoslavia e in Russia; si sarebbero aiutati i tedeschi a rastrellare gli ebrei in tutta Europa per dirigerli alle camere a gas dei campi di concentramento.
Ma gli Italiani e i Friulani, ad un certo momento hanno detto basta. «La Resistenza fu lo scatto ribelle di un popolo oppresso, teso alla conquista della sua libertà». Così disse, nel trentennale della Liberazione, Aldo Moro, uno dei massimi rappresentanti di quella Democrazia Cristiana che si diceva fieramente antifascista. La Resistenza, continuava Moro «non fu solo un moto patriottico-militare contro l’occupante tedesco, destinato, perciò, ad esaurirsi con la fine del conflitto mondiale. La Resistenza viene da lontano e va lontano. Affonda le sue radici nella storia del nostro Stato risorgimentale».
Non molti giorni fa, qui a Udine, davanti all’istituto tecnico Deganutti, è comparso uno striscione con scritto: “La scuola non è antifascista, è libera”. Uno striscione firmato da organizzazioni che si richiamano esplicitamente a un immaginario neofascista. Questa non è solo una provocazione o un gesto isolato: è un tentativo di riscrivere il significato delle parole.
Dire che la scuola non è antifascista significa voler negare che cosa sia la nostra Repubblica. E significa farlo, con particolare gravità, davanti a una scuola che porta il nome di una cittadina udinese, nata nel 1914, insegnante elementare, crocerossina, partigiana della resistenza friulana, medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Dopo l’8 settembre, Cecilia scelse di stare dalla parte di chi rischiava la vita per restituire libertà e dignità all’Italia. Lo fece nelle Brigate Osoppo-Friuli, con i nomi di battaglia di “Giovanna d’Arco” e “Rita”, ma lo fece a modo suo: senza mai imbracciare un’arma.
La sua resistenza fu una resistenza di cura, di coraggio e di responsabilità. Come infermiera della Croce Rossa assistette militari, feriti, deportati, civili colpiti dalla guerra. Aiutò partigiani nascosti, portò messaggi, informazioni, carte, collegamenti. Si mosse tra Udine e la bassa friulana sapendo bene quali rischi correva, ma continuò a farlo perché la libertà, per lei, non era una parola astratta: era un dovere verso gli altri.
Arrestata nel gennaio del 1945, Cecilia fu imprigionata, interrogata e torturata. Le vennero chiesti i nomi dei suoi compagni. Non li fece. Non parlò. Non tradì. Anche davanti alla violenza scelse di proteggere gli altri prima di sé stessa. Il 4 aprile del 1945 fu prelevata assieme ad altri 12 e fu condotta al campo di concentramento presso la risiera di San Sabba, dove fu uccisa. Il corpo venne quindi bruciato nel forno crematorio del campo, all’età di trent’anni. Cecilia Deganutti simboleggia lo spirito, la dignità e la voglia di libertà senza confini che hanno contraddistinto la nostra Resistenza.
Mettere in contraddizione antifascismo e libertà è un controsenso storico.
Ritorniamo allo striscione che recita: “La scuola non è antifascista, è libera”. Allora vi domando: di che libertà stiamo parlando? La libertà di cancellare la storia? La libertà di ignorare il sacrificio di chi ha dato la vita per permetterci di essere qui oggi? La libertà della nostra Repubblica è una libertà che nasce da una scelta precisa: dire no al fascismo. Dobbiamo dirlo con chiarezza, senza ambiguità: la scuola è antifascista perché la nostra costituzione è antifascista, i comuni italiani sono antifascisti, le regioni italiane sono antifasciste, l’Italia è antifascista. Non per ideologia, per storia.
La nostra Costituzione – che nasce dalla resistenza e dunque dall’antifascismo – ha dato vita ad una repubblica democratica e pluralista che è contraria ad ogni ideologia totalitaria.
Alle persone che si ispirano ancora oggi al fascismo, desidero ricordare quello che disse Ghandi: “La via della verità e dell’amore ha sempre vinto. Ci sono stati tiranni e assassini che, per un certo tempo, sono sembrati invincibili, ma alla fine sono sempre caduti”.
Fra poche settimane, il 2 giugno, festeggeremo gli ottant’anni della scelta popolare per la Repubblica, e dell’elezione dell’assemblea che ha scritto la nostra Costituzione. Il Friuli si espresse a larga maggioranza per la Repubblica, erede di una lotta di liberazione che fu veramente di popolo, erede di esperienze indimenticabili come la Repubblica partigiana della Carnia e dell’Alto Friuli che anticipò i valori e il senso della democrazia repubblicana.
Viva il 25 aprile! Viva Udine! Viva il Friuli! Viva l’Italia repubblicana!
I commenti della politica (in aggiornamento)
25 Aprile: Conti (Pd), grazie a chi liberò Italia da nazifascismo
“Ricordiamo e celebriamo il 25 aprile, ripetiamo il nostro grazie a quella minoranza di italiani che lottò per la libertà e la democrazia e che, a costo della vita, liberò l’Italia dal nazifascismo. Questa data non è solo memoria ma responsabilità, esortazione a difendere ogni giorno i valori della Resistenza, perché libertà e democrazia non sono mai conquiste definitive”. Lo ha detto la segretaria regionale del Pd Fvg Caterina Conti, oggi a Trieste alla Risiera di Sabba, dove alla presenza delle Autorità e di circa mille e cinquecento cittadini, si sono svolte le cerimonie per il 25 Aprile.
25 Aprile: Furio Honsell, una responsabilità che continua
“Festeggiamo con rinnovata gioia il 25 aprile. Lo festeggiamo commossi e immensamente riconoscenti a tutte quelle giovani donne e giovani uomini che seppero scegliere gli ideali di libertà, uguaglianza e solidarietà, anche al costo della propria vita. Le partigiane e i partigiani seppero immaginare un mondo antifascista che non avevano conosciuto. Noi siamo i beneficiari dei loro ideali e dei loro sacrifici. È nostro
dovere essere anche i loro eredi morali. È un dovere che dà significato al nostro impegno civile e che ci dà gioia. Viva il 25 aprile, Viva la Resistenza, Viva la Costituzione della Repubblica Italiana.”
25 Aprile. Capozzi (M5S): Lotta Liberazione sempre viva e chiede difesa Costituzione
“Il 25 Aprile non costituisce solo la valorizzazione e il rispetto di una preziosa memoria storica ma, anche e soprattutto, un richiamo concreto ai principi di libertà, democrazia e partecipazione che sono alla base della nostra Repubblica. Valori che trovano piena espressione nella Costituzione e che devono essere difesi ogni giorno da tutti noi”.
Lo evidenzia, reduce dalla partecipazione alla cerimonia ufficiale organizzata a Udine per celebrare l’81° anniversario della Liberazione, la consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle) che aggiunge anche la convinzione secondo la quale “la Liberazione continua a parlare anche al presente: difendere la nostra Costituzione, quindi, diventa una responsabilità quotidiana”.
“Desidero inoltre richiamare il valore sempre attuale del 25 Aprile che, quest’anno in particolare, assume un significato ancora più forte – spiega l’esponente pentastellata, attraverso una nota stampa, dopo aver partecipato al corteo che da piazza Primo Maggio ha successivamente raggiunto piazza Libertà per l’alzabandiera e una prima deposizione di corone, proseguendo poi fino a piazzale XXVI Luglio – alla luce del recente dibattito istituzionale e dell’esito del referendum. Il riferimento è anche alle tensioni e alle proposte di modifica che hanno interessato l’assetto costituzionale, sulle quali i cittadini sono stati chiamati a esprimersi”.
“L’esito del referendum – precisa Capozzi che, in seguito, ha seguito la manifestazione collettiva fino al suo epilogo ai piedi del monumento alla Resistenza in piazzale XXVI Luglio – ha dimostrato quanto sia ancora vivo nel nostro Paese il senso di responsabilità verso la tutela degli equilibri democratici. Si tratta di un segnale importante, che rafforza il legame tra cittadini e istituzioni, confermando al tempo stesso che la Costituzione non è certamente un testo da indebolire ma, al contrario, un patrimonio da custodire con impegno e attuare pienamente”.
“Oggi più che mai, il modo migliore per onorare chi ha lottato per la libertà – conclude Capozzi – è quello di vigilare sulla qualità della nostra democrazia, difendere i diritti e garantire che le istituzioni restino sempre fedeli ai principi costituzionali”.
25 Aprile: Rojc (Pd), libertà è atto di coraggio collettivo
“Oggi festeggiamo la scintilla vitale che ha vinto il gelo dell’odio. Il 25 Aprile è la celebrazione di un risveglio umano e civile, è il giorno in cui l’Italia ricorda a se stessa che la libertà è un atto di coraggio collettivo, la democrazia è un sentimento attivo da alimentare ogni giorno con la stessa passione di chi, ottantuno anni fa, scelse di stare dalla parte della luce”. È la riflessione della senatrice Tatjana Rojc (Pd), oggi alla Risiera di San Sabba di Trieste, alla cerimonia per il 25 Aprile.
“Le guerre che infuriano intorno a noi – ha osservato Rojc – travolgendo milioni di persone indifese sono un enorme monito a ricordare l’orrore che fu tra noi e che abbiamo cacciato. Non dimentichiamo il tempo in cui l’oppressore e l’invasore era nelle nostre case, era straniero oppure anche italiano, dramma nel dramma”.
“Dietro ogni scelta partigiana – ha continuato la senatrice – dietro ogni gesto di ribellione c’era una passione vitale travolgente, non solo fede politica, rabbia o sete di giustizia. C’era chi fece una scelta ed ebbe la forza di dire ‘no’ quando era più facile obbedire. Diciamo grazie a chi disse ‘sì’ alla dignità e alla vita, a chi si oppose ai cultori della morte, dei teschi e dei pugnali, e vinsero per noi”.
25 aprile: Gruppo Pd, momento inviolabile di ricordo e gratitudine
«Il 25 aprile rappresenta un momento inviolabile di ricordo e gratitudine per chi lottò per la liberazione dal nazifascismo. Nel solco della Costituzione antifascista nata dalla Resistenza, va onorato “senza se e senza ma” il coraggio e il sacrificio di tanti giovani, donne e uomini del territorio, per conquistare una società migliore, libera e senza dittature». Lo affermano i consiglieri regionali del Partito democratico alla vigilia dell’anniversario della Liberazione.
«Il valore dell’abnegazione e degli ideali di giustizia e libertà che hanno accompagnato la liberazione dall’oppressione nazifascista devono rimanere un vivo esempio a cui ispirarsi per costruire una democrazia migliore».
25 Aprile: Serracchiani, difendere sacrificio combattenti per libertà
“La lotta di Liberazione è memoria viva, continua ispirazione e pietra di paragone per ogni combattente contro tutti i fascismi, contro tutte le oppressioni e le violenze. Queste sono le radici e il carattere distintivo della nostra democrazia, sorta dal sangue di caduti che scelsero di rischiare tutto, anche la propria vita, per consegnare al Paese un futuro migliore. E come quel pugno di combattenti difese allora gli ideali per tutti, oggi tutti noi difendiamo la loro memoria e il senso del loro sacrificio”. Così la deputata e responsabile nazionale Giustizia del Pd Debora Serracchiani, oggi a Udine in piazza Libertà per le cerimonie in occasione dell’81/o anniversario della Liberazione, con il sindaco del capoluogo friulano Alberto Felice De Toni, autorità religiose, civili e militari, enti, associazioni e cittadini.
“La storia non è una tavola piatta su cui si può scrivere di tutto ma – ha aggiunto la deputata dem – è la carne dolente e incisa della Nazione, il sangue versato senza ricompensa, il dovere compiuto dalle persone più comuni, la profezia nascente di un’Europa unita e in pace”.
25 aprile – Festa della Liberazione: educare alla memoria, costruire la riconciliazione. Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina Diritti Umani
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), in occasione del 25 aprile, rinnova il proprio impegno nel promuovere all’interno delle istituzioni scolastiche una riflessione profonda, critica e condivisa sul significato della Festa della Liberazione. Il 25 aprile rappresenta una data fondativa della storia italiana: segna la liberazione dal nazifascismo e l’avvio di un percorso verso la democrazia, i diritti e la nascita della Repubblica. È il giorno in cui il Paese ha ritrovato la propria dignità civile, dopo anni di dittatura, guerra e privazione delle libertà fondamentali. Tuttavia, oggi più che mai, questa ricorrenza interpella la scuola non solo come memoria storica, ma come occasione educativa viva, capace di parlare alle nuove generazioni. Il CNDDU invita il mondo della scuola a vivere il 25 aprile come momento di riappacificazione nazionale, superando contrapposizioni sterili e letture ideologiche. La Liberazione fu una stagione
complessa, attraversata da differenze e conflitti, ma anche da una straordinaria convergenza di persone diverse – studenti, lavoratori, intellettuali – unite dal desiderio di libertà e giustizia. È proprio questo spirito di convergenza che oggi deve essere recuperato: non una memoria divisiva, ma una memoria condivisa, capace di riconoscere il valore universale della libertà, della dignità umana e del rifiuto di ogni forma di oppressione. La scuola è il luogo privilegiato in cui la memoria si trasforma in coscienza civile. Educare al 25 aprile significa guidare gli studenti a comprendere che i diritti non sono acquisiti per sempre, ma vanno difesi e rinnovati quotidianamente. Il CNDDU sottolinea l’importanza di percorsi didattici che stimolino il pensiero critico, il dialogo e la responsabilità individuale e collettiva. La libertà, infatti, è un valore universale: dove essa viene negata, viene meno anche la speranza e la possibilità di riscatto umano. Ricordare la Liberazione non significa soltanto guardare al passato, ma interrogarsi sul presente. In un contesto internazionale ancora segnato da conflitti, disuguaglianze e violazioni dei diritti fondamentali, la scuola ha il compito di formare cittadini consapevoli, capaci di riconoscere e difendere i valori della pace, della solidarietà e della giustizia sociale. Il CNDDU invita tutte le istituzioni scolastiche a promuovere iniziative che valorizzino il 25 aprile come occasione di incontro, confronto e crescita comune: laboratori, dibattiti, percorsi interdisciplinari che restituiscano agli studenti il senso autentico della Liberazione. Nel segno della Costituzione, nata dall’esperienza della Resistenza, il 25 aprile deve essere vissuto come un patrimonio collettivo, capace di unire le generazioni nel riconoscimento dei diritti inviolabili e nel rifiuto di ogni forma di violenza e discriminazione. Solo attraverso l’educazione e la memoria condivisa sarà possibile costruire una società più giusta, Inclusiva e consapevole. prof. Romano Pesavento presidente CNDDU




