Il Tagliamento ha sete, e non è un modo di dire
Chi in questi giorni ha messo i piedi nelle forre dei nostri torrenti lo racconta con una frase sola: l’acqua che di solito è così gelida da non riuscire a starci più di due secondi, ora è solo fresca. Un dettaglio minimo, che dice tutto: siamo nella quarta ondata di calore dell’estate 2026, con oltre 40°C nelle città friulane e notti che non scendono sotto i 25-27°C. Il climatologo Luca Mercalli avverte che potrebbe diventare l’estate più calda mai registrata in Italia, alla pari – o oltre – del 2003. E il 2003, va ricordato, per anni è stato “l’anno eccezionale”: oggi è già la norma da superare.
Eppure la differenza con altre emergenze salta agli occhi. Per un terremoto o un’alluvione lo Stato si muove in poche ore. Per 43°C in città e i fiumi in secca, finora la risposta è stata: bevete e state a casa. Il Friuli Venezia Giulia ha alzato la severità idrica al livello ALTO e chiede lo stato di emergenza siccità, come già nel 2022: Tagliamento e Isonzo hanno portate sempre più basse, e alla foce le derivazioni sono state chiuse per l’avanzata del cuneo salino. Non è un caso isolato: il Po tocca livelli da record negativo, Brenta e Adige minimi mai visti, e i boschi bruciano – decine di incendi solo in regione, già più che in tutto il 2025 – qui come in Spagna, Francia e Grecia.
Il punto, per noi di “Noi Siamo Tagliamento – ridare spazio ai fiumi”, è che ogni estate si continua a raccontare tutto questo come un’eccezione da gestire nell’emergenza – un’ondata di calore, un incendio, un fiume in secca – quando è ormai una condizione stabile, figlia dei cambiamenti climatici, che Regione e Stato scelgono di ignorare. Lo dimostra la presenza, tra assessori e ministri, di chi ancora nega l’evidenza: non è un dettaglio folkloristico, è la spia di una scelta politica precisa, che rinvia le decisioni mentre gli impatti si accumulano. Ed è una scelta grave, perché i fiumi si stanno prosciugando, i boschi sono in fiamme, le città sono roventi, e a breve sono previste anche le “bombe d’acqua”, con la grandine a distruggere ciò che il caldo e il fuoco hanno risparmiato.
Non c’è adattamento senza mitigazione. La scienza è chiara: uscire dai combustibili fossili accelerando su rinnovabili e sistemi di accumulo, con pale eoliche e impianti fotovoltaici, per smettere di bruciare gli idrocarburi che stanno causando i cambiamenti climatici attuali. Le soluzioni ci sono, e sono tante, dall’efficienza energetica alla rinaturalizzazione dei fiumi: il collettivo “Ci Sarà Un Bel Clima” le ha raccolte nel Libro Bianco dell’azione per il clima, settore per settore. Non mancano le tecnologie né le competenze, manca la volontà politica di usarle. Non fare nulla, di fronte a tutto questo, non è una fatalità: è una scelta, e come tale va chiamata.
Il Tagliamento in secca è lo specchio di un Paese immobile. Difenderlo non significa solo tutelare un fiume: significa pretendere, oggi, una vera azione climatica.
Noi Siamo Tagliamento – ridare spazio ai fiumi




