Il Tagliamento unisce i sindaci: a Spilimbergo dialogo e pacato confronto, ma la Regione è assente
La serata “Il futuro del Tagliamento è a un bivio”, organizzata il 17 luglio a Spilimbergo al Cinema Castello da Noi Siamo Tagliamento – Ridare spazio ai fiumi con la collaborazione di Legambiente FVG e Associazione per la Terza Ricostruzione (ATR), ha segnato un importante cambio di passo nei toni del dibattito, dissipando lo scontro territoriale tra alto e basso corso, Così si apre la nota stampa trasmessa da Noi Siamo Tagliamento – ridare spazio ai fiumi. Si legge ancora :”Non un ring, ma un tavolo di confronto dove le diverse anime del fiume si sono sedute l’una accanto all’altra, riconoscendosi reciproca legittimità. Davanti a una sala gremita da oltre 200 persone, il moderatore Umberto Sarcinelli, giornalista e scrittore, ha riconosciuto la volenterosa presenza dei sindaci in “prima linea”, pronti a metterci la faccia. Un senso di responsabilità civica che ha reso ancora più stridente e biasimevole l’assenza totale degli assessori e dei vertici della Regione FVG, sottraendosi ad un pubblico di più di 200 persone. Presenti i consiglieri regionali Capozzi, Honsell, Moretuzzo, Carli e Conficoni”. In apertura Fabio Masotti (Noi Siamo Tagliamento) ha illustrato le azioni intraprese attivamente dal gruppo di cittadini a difesa del fiume, inteso come vero e proprio Bene Comune e ha impostato il passo della serata chiedendo ai sindaci di farsi voce comune nei confronti dell’Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali integrando, nel piano, le Soluzioni Basate sulla Natura (NBS).
Sandro Cargnelutti (Presidente Legambiente FVG), ha ripercorso il cammino della campagna FreeTagliamento: dalla fondamentale petizione internazionale che ha coinvolto il mondo scientifico, fino all’avvio delle recenti campagne di monitoraggio civico sul grande fiume. Il Presidente di Legambiente ha denunciato il fatto che gli approcci nuovi al fiume non siano presi in considerazione dalle istituzioni.
Il focus si è poi spostato sui dati tecnici grazie all’ingegner Giorgio Damiano (Noi Siamo Tagliamento), che ha analizzato la cronostoria delle opere in alveo dalla Delibera 530 del 2024 al recente Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali (DOCFAP). L’ingegnere ha avvertito che quest’ultimo iter lascia pesanti dubbi sul reale spazio concesso alle NBS. Durante il suo intervento, Damiano ha inoltre mostrato i rendering della mega-traversa di Dignano, chiarendone l’assoluta oggettività tecnica. Quelle immagini non sono un’ipotesi fantasiosa o casuale, ma la precisa traduzione visiva delle misure contenute nel Documento Preliminare all’Avvio della Progettazione (DPP) allegato alla delibera regionale.
Il momento più significativo è stato il dibattito pacato tra i primi cittadini. Il sindaco di Latisana, Lanfranco Sette, chiamato a intervenire per primo, ha lanciato un messaggio distensivo, mostrando rispetto per le posizioni altrui pur difendendo l’iter del DOCFAP. Un’apertura raccolta immediatamente dal sindaco di Dignano, Giambattista Turridano, e di Spilimbergo, Enrico Sarcinelli, che hanno chiesto soluzioni serie e fattibili che mettano in sicurezza le popolazioni senza distruggere l’ambiente. I due primi cittadini hanno sottolineato l’urgenza di stare seduti a un tavolo comune per trovare soluzioni logiche, risolutive e rispettose del territorio, contrariamente all’approccio sin qui adottato dalla Regione.
Nelle conclusioni, il professor Sandro Fabbro (ATR) ha indicato una via d’uscita per le amministrazioni, avvertendo di non affidarsi esclusivamente alla procedura del DOCFAP, che rischia di rivelarsi un “binario morto”. La vera strategia per i sindaci, ha spiegato Fabbro, è quella di instaurare un rapporto forte e serio direttamente con l’Autorità di Bacino (AdB) per presentare fin da oggi la richiesta di un netto cambio di metodologia nella stesura del terzo ciclo del Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA 2027-2033).
“I sindaci, conclude la nota, hanno dimostrato di esserci. Ora l’appello va alla Giunta regionale, chiamata a giustificare la propria assenza, lasciando ai cittadini l’arduo compito di riparare il tessuto connettivo di un territorio abbandonato a una “guerra tra poveri”, grazie a una politica che in sessant’anni non è stata capace di cambiare impostazione metodologica”.




