“In East (Europe) we trust”. “Diplomazia” economica, incontro internazionale a Udine

“Sul fronte della diplomazia economica noi ci siamo, ma quando ci troviamo a fare i conti con i nostri competitor internazionali partiamo sempre svantaggiati, e non di poco. Pensiamo alla complessità burocratica, all’incertezza del diritto, al costo del lavoro, al gap infrastrutturale per dirne alcune. Mentre gli altri Paesi viaggiano decisamente più leggeri. Nonostante ciò, arriviamo ugualmente al traguardo, molte volte fra i primi, grazie a flessibilità e capacità, tutta italiana, di trovare soluzioni innovative di fronte ai problemi che si pongono”. Con queste parole la vicepresidente di Confindustria Udine, Anna Mareschi Danieli, ha introdotto, questo pomeriggio, a palazzo Torriani, l’incontro dal titolo “In East (Europe) we trust” finalizzato a fornire alle imprese del territorio, in collaborazione con Confindustria Russia e Confindustria Est Europa, un dettagliato quadro economico della situazione nell’Est Europa, in modo da far emergere opportunità e sinergie fra le imprese dei nostri territori. Nutrita la pattuglia delle rappresentanze estere di Confindustria nell’Est Europa presenti a palazzo Torriani: Slovenia, Bosnia Erzegovina, Polonia, Macedonia del Nord, Bulgaria, Ucraina, Bielorussia e Russia. “L’attività di internazionalizzazione – ha ricordato Mareschi Danieli - è un must degli imprenditori, imprescindibile per la crescita e la competitività delle singole aziende e del nostro sistema Paese, oltre che uno degli assi portanti delle attività di Confindustria nazionale e di Confindustria Udine. Per l’Italia il blocco dei Paesi Centro e Sud Est Europa rappresenta un bacino di 135 milioni di abitanti (senza considerare la Federazione Russa) con una crescita media del Pil annua superiore al 3%. L’Italia ha una bilancia commerciale in attivo su questi Paesi. E le prospettive, anche in considerazione dei mutamenti geopolitici in atto, paiono ulteriormente promettenti”. “Aspettiamoci anni in cui gli sforzi di molti Paesi saranno improntati alla creazione di alternative migliori per sottrarsi a ‘ricatti’ economici reciproci. L’esito più probabile di questo processo – ha aggiunto la vicepresidente - non sarà tanto la deglobalizzazione, quanto una ‘riglobalizzazione selettiva’, una riconfigurazione cioè dell’economia globale per gruppi integrati di Paesi affini. Una riorganizzazione delle catene globali del valore in chiave regionale, che per noi significa europea. Con un’Europa orientale naturalmente in pole position su questo fronte”.  “Confindustria sta facendo da supplente fin da troppo tempo in tema di internazionalizzazione. Un plauso, dunque – ha aggiunto Mareschi Danieli –, alla scelta di Confindustria di dare organicità, efficacia ed efficienza ad un sistema di rete di lavori e di operatività anche fuori i nostri confini. Nelle nostre Rappresentanze estere abbiamo i nostri migliori ‘ambasciatori commerciali’”. “Il lavoro di Confindustria Udine – ha ricordato la vicepresidente Mareschi Danieli -, iniziato già nel 2009 nell’area Est Europa, sta dando i suoi frutti in un’ottica sinergica con tutte le Rappresentanze estere. Ci siamo concentrati sull’accompagnamento e sulla ricerca di potenziali partnership per le nostre aziende specificamente in alcuni settori e ciò ha già portato più di un centinaio di aziende ad affacciarsi a queste aree geograficamente vicine, ma non per questo facili da approcciare. La sinergia e la nostra presenza attiva come soci in alcune delle Confindustrie estere, ad esempio Serbia, Montenegro, Slovenia, Polonia, Romania, Albania e altri non potrà che giovare ancora di più a tutte le nostre aziende nell’essere guidate correttamente in questi Paesi, che stanno crescendo molto e rappresentano mercati di grande interesse con margini di crescita di tutto rispetto, soprattutto guardando al nostro tessuto produttivo formato più da piccole imprese che da Pmi”. Il pomeriggio di lavori è proseguito con gli interventi dell’assessore alle Attività produttive della Regione FVG,  della presidente di Confindustria Est Europa, Maria Luisa Meroni (che ha illustrato l’attività delle Rappresentanze estere nell’area est europea ed evidenziato le specifiche opportunità per le imprese in ogni singolo Paese), e del direttore generale di Confindustria Russia Alfredo Gozzi. Il case history è stato portato da David Tomasin, general manager Refrion Refrigeration DOO, che è presente a Sabac, in Serbia, da un triennio con una propria unità produttiva nel settore della refrigerazione industriale. Dopo la prima parte di inquadramento dell’attività del sistema Confindustria all’estero, le aziende presenti hanno avuto la possibilità di incontrare singolarmente i rappresentanti dei vari Stati: sono oltre 130 gli incontri one to one che si sono tenuti a palazzo Torriani.

FOCUS: Situazione attuale per le aziende italiane in Russia e possibili prospettive

Ad oggi, sono presenti in Russia oltre 450 imprese italiane. I settori maggiormente rappresentati sono i seguenti: manifattura, agroalimentare, oil & gas ed energia, meccanica e macchinari, arredo e design, moda, chimica e farmaceutica, servizi alle imprese, per un fatturato complessivo di oltre 8 miliardi di euro.

Come ha spiegato Alfredo Gozzi, direttore generale di Confindustria Russia, nel corso dell’incontro tenutosi a palazzo Torriani con le rappresentanze estere di Confindustria dislocate nell’Est Europa, le imprese straniere che lavorano in Russia attualmente hanno tre opzioni per agire sullo sfondo delle sanzioni: continuare gli affari come sempre (business as usual); trasferire momentaneamente la loro quota sotto il controllo dei partner russi; smettere di lavorare, chiudere la produzione e licenziare i dipendenti (fatto salvo il probabile intervento delle autorità russe a salvaguardare l’occupazione attraverso una procedura fallimentare accelerata).

Gozzi ha anche sottolineato che l’economia russa rimane in una condizione relativamente stabile, anche se diventa difficile ignorare i segnali provenienti da varie fonti che mostrano un rapido accumularsi di problemi. In primis, per le aziende: problemi logistici, volatilità del rublo, operazioni bancarie e transazioni transfrontaliere, approvvigionamento del materiale. “Il grande impatto delle sanzioni - ha aggiunto - deve ancora arrivare. Mancano ancora circa 1 o 2 mesi prima che le scorte locali di beni importati inizino ad esaurirsi e la crisi cominci a farsi sentire in tutte le regioni e tra i gruppi sociali. L'economia inizia ad adattarsi alle sanzioni, ma sono in arrivo cambiamenti dolorosi. Alcune aziende russe sono riuscite, in misura diversa, a creare catene di approvvigionamento e logistica alternative. Ciò significa che è in corso una grande ristrutturazione, ma è troppo presto per stabilire quale possa essere il risultato finale. Finora, gran parte dell'economia è ancora in funzione grazie alle scorte accumulate, ma queste cominceranno a finire presto. Più aziende inizieranno a segnalare interruzioni della produzione, mentre il settore della vendita al dettaglio incontrerà crescenti difficoltà nelle consegne delle forniture”.

Le conseguenze principali interne dovute ai regimi sanzionatori si sono tradotte, al momento, in un aumento del tasso ufficiale di sconto, dal 9,5 al 20% (ridotto ora al 17%), nel picco inflazionistico previsto per fine 2022 (+12%) e nel calo dei consumi. Ad essere danneggiate saranno soprattutto le Pmi.

Interessanti altri quattro punti toccati da Gozzi in chiusura della sua relazione. Primo: il primo ministro russo ha dichiarato che le imprese che continueranno la propria attività in Russia saranno premiate. Secondo: l'ambasciatore cinese in Russia ha esortato gli uomini d'affari cinesi a Mosca a cogliere le opportunità economiche create dalla crisi. Terzo: differenza fondamentale rispetto al 2014 è che la Russia è molto più autosufficiente in aree chiave, come l'approvvigionamento alimentare e i materiali di base, a causa delle strategie di localizzazione. Quarto: le industrie che fanno affidamento su materiali e componenti importati, in particolare su eventuali prodotti sanzionati, inizieranno a sentire pressioni e tagli alla produzione entro pochi mesi.