Iniziata la stagione venatoria, scampagnate rischiose in regione

Mentre è ancora in discussione alla Camera la proposta di riforma della legge quadro del 1992 in materia di caccia è iniziata nei giorni scorsi  la stagione venatoria 2026-2027.
Da martedì scorso 6800 cacciatori possono ricominciare a sparare (e a uccidere) nelle quasi 280 riserve del Friuli Venezia Giulia. Nel mirino quaglie, tortore, alzavole, beccaccini, marzaiole e colombacci. E dalla seconda domenica del mese anche i caprioli. Poi, con la terza domenica di settembre nel carniere dei cacciatori potranno entrare anche allodole, merli, pernici rosse, starne e moltissime altre specie di volatili oltre a conigli selvatici e lepri comuni. Risparmiato il cervo, per quanto riguarda la caccia tradizionale, ma solo sino alla fine di settembre perché con il primo ottobre questo ungulato sarà cacciabile per due mesi di fila. (Per la caccia di selezione, invece, possono essere abbattuti esemplari di “tutte le classi di età e di sesso” dal 16 agosto scorso fino al 15 gennaio 2027).
Quindi, sin da ora, chi intende fare una passeggiata in campagna deve fare molta attenzione dato che corre il pericolo di venire impallinato: i fucili, non saranno puntati solo verso l’alto, ma anche contro la fauna selvatica di terra o uccelli in cerca vermi.

IN SEI MESI IN ITALIA DUE MORTI
E 11 FERITI TRA ESCURSIONISTI

Tra il 1° settembre dello scorso anno e il 31 gennaio del 2026, periodo canonico della stagione di caccia, si sono registrati in Italia 10 morti e 23 feriti tra i cacciatori per attività connesse all’attività venatoria. Due invece le persone che hanno perso la vita e 11 quelle rimaste ferite che non avevano alcun legame con la caccia e che si erano semplicemente trovate sulla traiettoria diretta o di rimbalzo dei proiettili. Stavano semplicemente camminando nei boschi o nei prati in campagna. Sono i dati diffusi dall’Associazione vittime della caccia (Avc), che monitora gli incidenti connessi con l’attività venatoria sulla base delle notizie diffuse dagli organi di informazione.  Numeri sostanzialmente equiparabili a quelli evidenziati dalla Cabina di regia del mondo venatorio che comprende le principali associazioni di cacciatori.
Uno studio effettuato dall’Università di Urbino sulle vittime legate all’attività venatoria rileva negli anni una lieve diminuzione degli incidenti di caccia certificati. Ai numeri ufficiali però vanno aggiunti anche tutti quegli infortuni legati al bracconaggio e che per ovvie ragioni (a meno che non abbiano conseguenze gravi tali da comportare cure ospedaliere o avere esiti addirittura mortali) non entreranno mai nelle statistiche ufficiali.
Se i numeri sono in calo resta il tema delle vittime lasciate sul campo. Ne è consapevole la stessa Cabina che rilancia l’impegno “verso una sempre più attenta attività di prevenzione rivolta al settore, incrementando il numero di corsi e attività formative per migliorare le condizioni di sicurezza del cacciatore durante le battute”. (Ma verrebbe da dire anche di chi con la caccia non ha nulla a che fare!).

SPARA AL FAGIANO E UCCIDE LA COMPAGNA DI BATTUTA
DUE ANNI FA L’ULTIMO DECESSO IN FRIULI VENEZIA GIULIA
Nella nostra regione l’ultimo incidente di caccia con esiti mortali è avvenuto nel novembre di due anni fa a Basovizza nella riserva di caccia nei pressi del Sincrotrone e del Bosco Bazzoni, un luogo abitualmente frequentato da escursionisti e appassionati di attività all’aria aperta. Vittima una donna triestina di 60 anni raggiunta accidentalmente a una gamba da una rosa di pallini di fucile sparati da un compagno di battuta ottantenne (condannato nell’aprile scorso a sei mesi di reclusione con la condizionale per omicidio colposo) che mirava a un fagiano. La donna, trasportata all’ospedale di Cattinara, morì in seguito all’emorragia provocata dalla ferita nonostante il pronto intervento dei soccorritori, facilitato tra l’altro dal fatto che l’incidente si era verificato in un punto ad appena duecento metri da una strada asfaltata e raggiungibile dopo un tratto sterrato. Un luogo dunque accessibile agevolmente da chiunque.
Si trattò di un episodio drammatico che riportò in primo piano il tema della sicurezza e quello di certi comportamenti. Le indagini appurarono che ad uccidere la donna fu un colpo esploso frontalmente verso il basso, dove lo sparatore riteneva, evidentemente senza averne certezza, vi fosse un fagiano. Il movimento del fogliame dei cespugli non era stato provocato dal volatile, ma dalla donna. Uno sparo alla cieca.
Al posto della donna, partecipante alla battuta assieme ai suoi amici (dunque tutti consapevoli della presenza di altri cacciatori), avrebbe potuto esserci una famigliola a passeggio.

ANCHE PER FEDERCACCIA L’ATTIVITÀ VENATORIA
HA IN SÉ ELEMENTI DI PERICOLOSITÀ
“Siamo consapevoli che la nostra è un’attività che ha in sé insiti elementi di pericolosità e che richiede a tutti i praticanti, adeguata formazione, diligenza, prudenza, consapevolezza e tanto buon senso, ma purtroppo, alle volte, tutto questo non basta”, scrissero allora Ferdercaccia, Enalcaccia e Arcicaccia.
Ma nonostante tutte queste considerazioni, la caccia non si ferma. Anzi il disegno di legge di riforma approvato dal Senato e fortemente voluto dal ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, e che porta la firma del capogruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Madama, Lucio Malan, tende ad allargare le maglie delle precedente normativa e a conferire ai cacciatori lo status legale di “regolatori delle biodiversità ambientale”.
Un esempio. Quest’anno nella nostra regione la caccia al colombaccio ha previsto un avvio anticipato rispetto al periodo tradizionale in quanto, secondo i cacciatori, questo uccello è colpevole di arrecare gravissimi danni alla coltivazioni di girasoli di cui è ghiottissimo. Dunque, fucili puntati anche contro questi volatili, benché esistano sistemi incruenti (dissuasori visivi e acustici) per tenerli lontani dalle colture. I cacciatori ringraziano. Categoria privilegiata rispetto ai comuni cittadini. Vediamo perché.

 

PER LE DOPPIETTE LIBERO ACCESSO AI FONDI PRIVATI
NEGATO INVECE AI COMUNI CITTADINI

In Italia i cacciatori possono entrare legalmente nelle proprietà private per l’esercizio dell’attività venatoria. L’accesso è consentito soltanto a coloro che sono in possesso di regolare licenza di caccia, che il proprietario ha sempre il diritto di richiedere e visionare. Lo stabilisce l’articolo 842 del Codice civile.
È utile conoscere i casi in cui ai cacciatori viene negato l’accesso a una proprietà privata. Innanzitutto i fondi chiusi legalmente dove il terreno deve essere recintato con rete metallica o muro alto almeno 1,2 metri (pochissimi i casi visto che sono gli stessi proprietari a sostenere le spese per la realizzazione di tali barriere perimetrali spesso lunghe diverse centinaia di metri) oppure delimitati da corsi d’acqua permanenti. Off limits anche le cosiddette “aree di rispetto”, dove è vietato sparare a meno di 100 metri dalle case.

Dunque, basta imbracciare un fucile ed essere in possesso della necessaria licenza per svolgere l’attività venatoria (fatte salve le limitazioni previste dalla legge), per avere libero accesso ai fondi altrui. Una possibilità negata, invece, ai comuni cittadini, anche laddove non vi siano specifici cartelli di divieto. Questo significa che per legge il proprietario non può impedire l’accesso ai cacciatori ai propri terreni, ma può farlo con tutti i comuni cittadini. Quindi, se si sa che un terreno è privato, ancorché privo di una qualsiasi recinzione, non ci si dovrebbe entrare, chi lo fa commette una vera e propria violazione di domicilio. Laddove per domicilio non si intende soltanto una abitazione o il giardino di una casa.
L’articolo 15 della legge tuttora in vigore, quella del 1992, consente ai proprietari dei terreni di chiedere l’esclusione dei propri fondi dalla “gestione programmata della caccia”. Insomma sono i proprietari dei terreni che devono farsi carico di chiedere alla Regione che i cacciatori non entrino nei loro fondi. L’istanza verrà accolta soltanto nel caso in cui non venga ostacolata “l’attuazione della pianificazione faunistico-venatoria”, che per inciso, interessa l’intero territorio agro-silvo-pastorale nazionale.

 

PER TRE ITALIANI SU QUATTRO LA CACCIA
È ETICAMENTE INACCETTABILE
Due sondaggi di Ipsos e Istituto Piepoli, commissionati da Fondazione Capellino, evidenziano una maggioranza contraria a regole meno restrittive come quelle ora al vaglio della Commissione agricoltura della Camera. L’85% degli italiani pensa che la caccia comporti gravi rischi per la sicurezza, mentre per il 78% è eticamente inaccettabile. Non solo: il 94% ritiene a vario titolo che vada abolita, fortemente limitata o regolata così come lo è oggi. Invece, la proposta di legge del centrodestra intende riformare la legge in vigore prevedendo un forte allargamento delle maglie per l’attività venatoria, concedendo calendari più estesi, un maggior numero di specie cacciabili e una riduzione delle aree protette oltre a un sostanziale ridimensionamento dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) il cui parere sullo stato di conservazione delle specie da vincolante si vuole diventi meramente consultivo dando così mano libera alle Regioni sulla formazione dei calendari venatori e sulla scelta delle specie cacciabili.

Domenico Diaco