La Carnia brucia e la giunta regionale spera tanto nella pioggia ma in realtà “l’inevitabile era evitabile”
Ancora prima di vedere le fiamme la percezione del disastro la danno l’odore di bruciato e il chiarore che tinteggia innaturalmente l’orizzonte. Il puzzo acre di bruciato si propaga spinto dal vento che, implacabilmente, alimenta e fa correre le fiamme spargendo paura e insicurezza nella gente che, in Carnia più che altrove, è certamente storicamente abituata alle avversità di ogni tipo. Speriamo che magari ad emergenza finita, non dimentichi e chieda con forza vengano stabilite le responsabilità, perchè se un incendio boschivo è quasi sempre un evento naturale, non naturali sono i ritardi e soprattutto l’inettitudine di chi aveva l’obbligo di intervenire preventivamente e non l’ha fatto o peggio non ha agito con la necessaria celerità stroncando l’incendio sul nascere, prima che il prevedibile connubio siccità estrema e vento, facessero diventare inevitabile l’evitabile. Così ora il fuoco nonostante l’impegno del personale dei Vigili del Fuoco e degli altri corpi preposti alla gestione delle emergenze, cala verso valle, scivola lungo i pendii fino a sfiorare i centri abitati. A limitare il peggio è stata anche la mobilitazione spontanea del territorio: agricoltori e cittadini della zona sono scesi sul perimetro dell’incendio con i loro trattori e le autobotti, bagnando il terreno e le pareti delle abitazioni per creare una barriera contro il fuoco in avanzamento. In ogni caso non si placa l’apprensione che sta tenendo col fiato sospeso intere comunità. Ci sono fronti ancora attivi e in espansione sul monte Amariana e sul monte Amarianute, nel territorio di Amaro, cui si aggiunge la criticità del monte Dobis, nella frazione di Fusea, dove fra l’altro si fa strada l’ipotesi della matrice dolosa, contrariamente al focolaio principale che pare essere stato innestato da un maledetto fulmine. Detto questo sperando che l’agognato pioggia arrivi, fermi il fuoco, ma non lavi le responsabilità politiche, come successo più volte in passato, perchè gli incendi in Carnia non sono un’emergenza. Non sono imprevedibili eventi naturali, nulla di più lontano da un evento eccezionale e men che meno fortuito. Non si tratta di un meteorite che cade dal cielo, ma di eventi che negli anni si sono ripetuti. Non emergenze, quelle semmai le crea l’insipienza istituzionale con il palese fallimento delle politiche di prevenzione, una colpevole indifferenza non ha trovato il tempo, fra una autocelebrazione e l’altra, di scrivere ed attuare un piano un Piano Antincendio Boschivo regionale che pare non essere stato aggiornato nei termini previsti dalla legge regionale del 2019. Ricordiamo che si prevedeva fosse fatto entro un anno, quindi entro il 2020. Così oggi scopriamo che i vertici regionali nelle persone di Fedriga e Riccardi sperano tanto che piova. Vale però la pena ricordare che gli stessi, in risposta all’interrogazione (IRS n. 45 del 2024) del consigliere Honsell “se non si ritenga doveroso nell’ambito della lotta antincendio boschivo rivedere il modello organizzativo scelto dalla Regione a salvaguardia dei cittadini e del territorio” avevano risposto con supponenza: si ritiene “…di affermare con assoluta certezza che l’attuale modello organizzativo ha garantito, e si ritiene garantisca tuttora e in futuro, una pronta ed efficace risposta alla problematica degli incendi boschivi.” Va aggiunto che il piano anche se scritto, se non attuato sul piano operativo, di per se non spegne o previene nulla ci vuole precisa volontà politica che non pare essere nelle corde di questa maggioranza più propenso all’utilizzo propagandistico che reale.




