La futura dirigenza del Cafc erediterà la querelle sul depuratore di Lignano. Presentato in Procura nuovo esposto
Dopo l’archiviazione dell’indagine da parte della Procura di Udine nel 2024, l’Osservatorio civico contro le illegalità del Friuli Venezia Giulia non demorde e presenta un nuovo esposto sul depuratore di Lignano Sabbiadoro. Nuovi documenti sono stati infatti presentati da Marino Visintini, anima dell’Osservatorio, che da anni chiede di fare luce sul malfunzionamento del depuratore di Lignano che definire presunto, alla luce della cronistoria, appare un eufenismo. Lunghissima ed inquietante infatti la storia della vicenda che obiettivamente ha trovato sempre una sorta di muro di gomma fra lungaggini ed attese prescrittive. Chissà che oggi, che sembra tramontare la possibilità di un quarto mandato per il presidente uscente Salvatore Benigno, non cambi qualcosa e alcuni nodi vengano al pettine. Chi arriva dovrà infatti farsi carico delle possibili rogne e probabile che si sollevi quel velo di omertà (anche mediatico) che in questi anni si è spesso palesato sulle denunce, potrebbe essere utile per evitare di prendersi responsabilità “ora per allora”. Di certo infatti sul giro di poltrone, al momento, non c’è alcun accordo nel centrodestra, soprattutto sull’occupazione dell’ambita presidenza. Sono giorni cruciali visto che l’assemblea del Cafc ha rinviato il voto a martedì prossimo per avere qualche scampolo di tempo in più per trovare un accordo. Va ricordato che la composizione del Consiglio di Amministrazione (CdA) di CAFC S.p.A., l’azienda che gestisce il servizio idrico integrato nella provincia di Udine e, a seguito della recente fusione, anche in parte di quella di Pordenone, si trova attualmente in una fase spasmodica di rinnovo delle cariche. La votazione ufficiale per il nuovo organo amministrativo e per la presidenza, inizialmente prevista per metà luglio 2026, è stata formalmente sospesa e rinviata a causa della mancanza di un accordo politico unanime sui nomi all’interno della coalizione di centrodestra, con alcune (inquietanti) sortite da sinistra. Va ricordato che i soci di CAFC S.p.A. sono esclusivamente enti locali (quindi con orientamenti politici non uniformi) dato che si tratta di una società pubblica gestita secondo il modello dell’affidamento in house. La situazione è complessa perché, a seguito della recente fusione per incorporazione con la società pordenonese Hydrogea, la base sociale si è ulteriormente ampliata e quindi i passati meccanismi di controllo delle “quote” e relative alchimie si è complicato . La compagine azionaria attuale è composta da un totale di 156 soci di cui 155 i Comuni distribuiti prevalentemente nel territorio della provincia di Udine e in parte di quella di Pordenone. I singoli Comuni detengono quote proporzionali del capitale sociale in base alla popolazione e alle reti conferite. C’è poi la Comunità di Montagna della Carnia che partecipa direttamente come ente socio dell’utility. Come previsto dallo Statuto di CAFC, il capitale sociale deve rimanere interamente pubblico e nessun privato può entrare a far parte della società aziendale. Tutti i soci fanno parte dell’Assemblea dei Soci, l’organo sovrano che approva il bilancio e nomina i membri del Consiglio di Amministrazione. La situazione è quindi politicamente complessa perché le quote di partecipazione e il numero di azioni per singolo comune all’interno di CAFC S.p.A. variano sensibilmente da ente a ente e quindi, essendoci molte parti politiche in gioco. Fra l’altro la ripartizione non è fissa, ma è calcolata proporzionalmente in base alla popolazione residente e al valore economico delle infrastrutture idriche conferite da ciascun comune nella società . Insomma tanti “numeri” da far quadrare e poche poltrone di peso da dividersi. Basti pensare che il Comune di Udine (centrosinistra) detiene storicamente la quota di maggioranza relativa, superando ampiamente il 10% del peso complessivo. A seguito della recente fusione per incorporazione, anche il Comune di Pordenone (destra) è entrato nella compagine societaria con una quota pesante. Detto questo è evidente che anche la questione “depuratori”, non c’è infatti solo Lignano, potrebbe diventare un pesante fardello da caricarsi, a meno che la futura dirigenza non decida di aprire, sempre che esista, l’armadio degli errori e delle omissioni.
Depuratore di Lignano una storia ventennale




