La guerra in Iran: considerazioni Psicoanalitiche sul fenomeno della pace

“La lotta più dura è quella che si svolge nell’intimo delle nostre coscienze e sentimenti” Pasolini. Ciò che spinge il sottoscritto a scrivere questo articolo e un moto di coscienza. Noi psicoanlisti siamo soliti indossare un costume neutrale davanti ai conflitti dei pazienti. L’obiettivo rimane sempre e comunque quello di aiutarli. Guardando, tuttavia, la situazione politica in Medioriente, Israele compresa, ritengo opportuno invece incoraggiare tutti i colleghi a parlare pubblicamente di quello che sta avvenendo secondo la propria formazione e punto di vista. Noi “tecnici della mente” e professionisti dell’aiuto possiamo dare, al meglio, il nostro contributo sulla descrizione dei fenomeni a quali stiamo assistendo, in particolare per capire i due fenomeni principali: quello della pace e quello della guerra che vanno in contrasto tra di loro. L’ottica che favorisco è quella in cui si possano mettere in evidenza quei processi psichi evidenziati da Freud ed Einstein che portano alla pace dando così a ciò il mio contributo intellettuale e professionale.
In “Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte, La delusione della guerra, Introduzione alla psicoanalisi ed altri scritti, 1915” Freud evidenzia così (tutto ciò è attualissimo) il fenomeno della guerra: “Lo Stato in guerra ritiene per sé lecite ingiustizie e violenze che disonorerebbero l’individuo singolo. Si serve contro il nemico non solo di una legittima astuzia, ma anche della cosciente menzogna e dell’inganno intenzionale; e ciò in una misura che sembra sorpassare tutto ciò che è stato fatto nelle guerre precedenti. Lo Stato richiede ai suoi cittadini la massima obbedienza e il massimo sacrificio di sé, ma li tratta poi da minorenni, esagerando nella segretezza e sottoponendo ogni manifestazione ed espressione del pensiero a una censura che rende coloro che sono stati intellettualmente repressi indifesi di fronte a qualsiasi situazione sfavorevole che possa determinarsi e a qualsiasi voce allarmistica che possa esser propalata. Lo Stato scioglie ogni convenzione e trattato stipulato con altri Stati, e non teme di confessare la propria rapacità e volontà di potenza: e il cittadino è tenuto ad approvare tutto ciò in nome del patriottismo”.
Cosa sta succedendo ora da una prospettiva psicoanalitica in Iran: da parte degli USA è una esternazione del conflitto. Da sempre gli USA impiegano l’esercito con convinzione che sia “patriottismo” ponendo la guerra come “esportazione della democrazia” coinvolgendo l’opinione pubblica che all’estero ci siano minacce che minano la sicurezza della nazione. Lo stesso costume è adottato da Israele. L’alterazione della realtà consiste che nel mantenere in piedi la difesa della patria devono far passare come “nemico” un’altra popolazione. Ma quando alzano la difesa: noi siamo i buoni, gli altri i cattivi, denengano la realtà. Noi esseri umani possiamo sempre scegliere se essere buoni o cattivi con gli altri. Gli USA sono i primi consumatori di psicofarmaci somministrati ai soldati che tornano dal fronte con traumi. Hanno avuto solo sedici anni di pace nella loro storia. I principali meccanismi di difesa sono: l’esternalizzazione, la scissione, il diniego. Il dato che porto in evidenza è che questo modo di pensare allo Stato, alla patria, ha tuttavia dei costi enormi nella realtà in termini di vite umane e in termini economici. Allo stesso modo la dittatura iraniana soffoca la dignità e libertà delle donne in nome dell’estremismo religioso. Per quanto riguarda la figura di Donald Trump, egli ha una forma di “narcisimo primario” caratterizzato dal fatto che il bambino tende a separare malessere e benessere in questo modo: dice di sé che porta benessere e che gli altri gli portano malessere; gli Stati Uniti portano benessere, le altre popolazioni solo malessere. Ciò non rispecchia completamente la realtà tenendo conto che questa guerra è iniziata supponendo un piano terroristico iraniano di costruzione di un arsenale atomico di cui non c’è molta prova, così come non c’è molta prova che intendessero impiegarlo contro altri.
Ma chi ricava vantaggio concreto da questi comportamenti? Le lobby petrolifere e di armi americane. Nonché il continuo bisogno di risvegliare un sentimento di appartenenza alla propria nazione.
Anche Freud fu patriota per un po’. Con la guerra emerge un sentimento di appartenenza alla nazione che porta ad odiare un’altra. “Quando nel 1915 scoppiò la guerra con l’Italia, potei osservare su me stesso come improvvisamente fossero sottratti alla mia memoria numerosi nomi di località italiane di cui prima potevo facilmente disporre. Al pari di tanti altri Tedeschi, avevo preso l’abitudine di passare parte delle mie vacanze in territorio italiano, e non potevo dubitare che questa dimenticanza massiccia di nomi non fosse l’espressione di una comprensibile ostilità contro l’Italia, ora subentrata alla precedente predilezione.” Il lettore capirà che si tratta proprio del conflitto tra odio ed amore. Israele e Stati Uniti, per esistere, necessitano di trovare un nemico all’estero. Lo fanno per sopravvivere. Ma anche questo processo ha dei costi enormi. Ricordo poi il carteggio avvenuto nel 1932 tra Einstein e Freud dove il fisico chiedeva allo psicologo 4 cose:
1) C’è un modo per liberare gli uomini dalla fatalità della guerra?
2) Com’è possibile che la minoranza (quella che vuole la guerra) possa asservire il popolo, che da una guerra ha solo da perdere a mandarcela? Forse la minoranza (come avviene nelle dittature) che ha il potere ha anche in mano la stampa, la scuola e perlopiù organizzazioni religiose. Ciò consente di sviare, di organizzare i sentimenti delle masse rendendoli strumenti della propria politica.
3) Vi è possibilità di dirigere l’evoluzione psichica degli uomini in modo che diventino capaci di resistere all’odio e alla reciproca distruzione?
4) Come è possibile che la massa (noi italiani abbiamo avuto fulgido esempio con la dittatura fascista) si lasci infiammare con i mezzi suddetti fino al furore e all’olocausto di sé? Einstein si risponde: perché l’essere umano ha anche il piacere di odiare e distruggere.
La risposta di Freud consiste nell’evidenziare che Einstein poneva “un tema al limite del conoscibile al giorno d’oggi”. Ricordo che l’anno in questione è il 1932. “Ma lei mi scrive non come scienziato, bensì come amico dell’umanità”. Per Freud la coesione sociale tra gli esseri umano può avvenire o con “coercizioni violente” (come ad esempio nelle mafie) o tramite “legami emotivi”.
“I conflitti di interesse tra gli uomini sono decisi mediante l’uso della violenza. Inizialmente i rapporti erano decisi mediante l’uso della forza muscolare sostenuta dagli strumenti: vince in genere chi ha le armi migliori. La violenza serve a togliere di mezzo l’avversario ed ha due vantaggi: l’avversario non può riprendere le ostilità e distoglie altri a seguire il suo esempio. Sappiamo poi che l’essere umano ha preso una via che lo conduce dalla violenza al diritto, ma quale? Una sola a mio parere: quella che passava per l’accertamento che la forza di uno -Trump o Netanyahu- possa essere spezzata dall”unione di molti, la potenza di coloro che si sono uniti rappresenta ora il diritto in opposizione alla violenza del singolo. Vediamo ora che il diritto è la potenza della comunità ma perché si compia questo passaggio dalla violenza al diritto deve adempiersi una condizione psicologica: nel riconoscimento di una comunione di interessi -cioè il far pace- si instaurano tra i membri di un gruppo legami emotivi, sentimenti comunitari, sui quali si fonda la vera forza”.
Non sarà sfuggito al lettore che Freud propone per far maturare l’intera comunità umana facendola basare su sentimenti di comunanza, di sostegno, di aiuto a sfavore dell’impiego degli Stati nel propugnare la guerra diversamente da quello che in queste settimane abbiamo assistito in Medioriente. Inoltre le prerogative politiche di Trump non riguardando lo Stato come propugnatore di beni e servizi ma come oppositore violento a minacce estere anche se non confermate. Trump ha dichiarato che per lui è più importante esercitare la guerra piuttosto che costruire asili. Prosegue Freud “Una possibile prevenzione della guerra può avvenire solo se gli uomini si accordano per costruire una autorità centrale sovranazionale a cui deferire tutti i conflitti di interesse”. Come è ad esempio l’ONU attualmente ma verso il quale la politica estera USA non ha alcun riguardo. “Posso ora procedere a commentare un’altra della sue proposizioni. Lei si meraviglia tanto che sia facile infiammare gli uomini alla guerra, e presume, che in loro ci sia effettivamente qualcosa, una pulsione all’odio ed alla distruzione. Ne convengo con lei”. All’epoca la psicoanalisi trattava di pulsioni, oggi di sentimenti. “Noi crediamo che esistano due tipi di pulsione una che tende a unire e conservare e una che tende a dividere e distruggere. Lei vede che si tratta della contrapposizione tra odio ed amore. Tutte e due le pulsioni sono necessarie perché dal loro contrasto dipende la nostra vita psichica. Quando gli uomini vengono incitati alla guerra, può fare eco in loro un’intensa serie di motivi consenzienti, nobili e volgari, Anche il piacere di aggredire e distruggere. Per questo ci sono state crudeltà”.
Nella situazione attuale, nel contesto del Medioriente, ma si potrebbe affermare che ciò avviene in tutte le guerre, i motivi ideali come il patriottismo tanto acclamato dagli USA, da Israele ma non solo, servono da paravento alle brame di distruzione. Freud evidenzia che queste brame sono latenti in ogni essere umano. La libertà consiste nello scegliere tra gli sforzi che sostengono la vita che Freud chiamava “pulsioni di Eros” che tendono a unire gli uni agli altri contrapposte a quelle di Thanatos che fanno invece riferimento ciò che porta alla distruzione, alla rovina, al desiderio di potere ed alla coercizione violenta.
La pulsione di Eros indica i legami dettati dal sentimento di amore. “La psicoanalisi non deve vergognarsi quando parla di amore”. Una parte positiva delle religioni lo afferma “Ama il prossimo tuo come te stesso. Ora è facile dirlo ma è difficile metterlo in pratica.” Il sentimento di amore promuove solidarietà significative tra gli uomini e risveglia sentimenti comuni di questo genere”.
In uno Stato esistono seguaci e capi. “I seguaci hanno bisogno di essere rappresentati da una autorità che prenda decisioni. Richiamandosi a questa realtà, si dovrebbero dedicare maggiori cure a formare persone indipendenti di pensiero, inaccessibili alle intimidazioni e cultrici della verità”.
Le cose sono complesse perchè in tutti gli esseri umani esistono verità diverse ma rimane attuale come la ricerca della verità e dei legami di Eros sfavoriscano la violenza e mantengano vivo l’intelletto e risveglino sentimenti comunitari.
“Solo”, prosegue Freud, “una unione tra gli uomini così tenace potrebbe nascere dall’assoggettazione della vita pulsionare alla razionalità persino in assenza di legami emotivi. Nel suo scritto lei (Einstein) solleva una questione: perché ci indigniamo contro la guerra e non la prendiamo come una delle tante calamità della vita? Perché la guerra annienta vite piene di promesse, pone i vari individui in condizioni che li disonorano, li costringe, contro la propria volontà a ucciderne altri. La guerra nella sua forma attuale non dà più modo di attuare l’antico ideale eroico e la guerra di domani, a causa del perfezionamento dei mezzi di distruzione, significherebbe lo sterminio di uno o forse di entrambi gli avversari.” Qua si può mettere l’accento sulle affermazioni di Trump il quale ha giustifica l’intervento militare asserendo che l’Iran (nel 2003 l’amministrazione americana fece lo stesso in Iraq) possedeva la bomba atomica ma, come detto qualche riga sopra, questo non è evidenziato dall’esame di realtà bensì dal propugnare sentimenti idealistici, eroici che coprono o investono di vantaggi economici le lobby. Non si può negare che il sentimento di appartenenza a un paese venga definito “patriottismo” ma come evidenziato esso serve anche a coprire le brame di comando e potere.
Conclude Freud “Siamo pacifisti perché dobbiamo esserlo, per motivi organici, di sopravvivenza. Da secoli l’umanità è soggetta al al processo di incivilimento”. Forse questo processo corrisponde progresso umano verso una diminuzione della violenza a favore del diritto e dei legami tra di loro. “La guerra contraddice nel modo più stridente a tutto l’atteggiamento psichico che ci è posto dal progresso civile. Semplicemente non la tolleriamo più. Non è soltanto un rifiuto intellettuale, in noi pacifisti è una intolleranza costituzionale”. Come sottolinea Freud, non c’è in realtà un ideale eroico efficace nella guerra ad oggi; porta vantaggi di potere ed economici a una parte minoritaria. Ma così tutti gli sforzi verso la vita e verso i legami umani e il rispetto e il dibattito democratico vengono annientati dalla minoranza che ha il potere e che sotto sentimenti di appartenenza a una o l’altra parte dei fronti porta all’annientamento di vite piene di speranza e promesse.
“Quando dovremmo aspettare perché anche gli altri diventino pacifisti? Nel frattempo possiamo dire che tutto ciò che fa sorgere legami umani tra gli esseri umani e tutto ciò che promuove l’evoluzione civile lavora anche contro la guerra”.
Con questo scritto mi rivolgo soprattutto ai colleghi psicologi: con i mezzi democratici di comunicazione possano intervenire favorendo quei tanti agognati da Freud, legami comunitari, sui quali appunti si basa la vera forza e gli sforzi verso la vita, che promuovano l’interpretazione dei bisogni e dei fenomeni tali da creare menti lucide, con senso critico, capaci di prendere posizione e non solo neutralità davanti alle molteplici crudeltà che sfavoriscono il sentimento di sicurezza e il progresso di relazione, conoscenza ed evoluzione degli esseri umani e tra gli esseri umani.
Dott. Daniele Casoni Psicologo-Psicoterapeuta