La Prima Guerra Mondiale non va festeggiata ma solo ricordata con rigore storico per quello che fu: un’inutile carneficina

Si avvicina il 4 novembre  Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate fu istituita nel 1919 per commemorare la vittoria italiana nella prima guerra mondiale, evento bellico considerato allora completamento del processo di unificazione risorgimentale ma che se forse poteva avere un senso a quell’epoca, oggi diventa anacronistico far coincidere una festa con una delle peggiori carneficine militari della storia dell’uomo. Volendo anche giustamente dedicare una giornata alle Forze armate la data andrebbe modificata o quantomeno tolta la retorica relativa al primo conflitto mondiale e alla “vittoria”. La Prima Guerra Mondiale fu infatti uno scontro tra grandi potenze imperialiste che portò solo milioni di morte, atrocità, barbarie, distruzione e devastazione e divenne prologo di quella che sarà pochi anni dopo la seconda guerra mondiale che allargò ulteriormente la strage ai civili e fu preludio ideologico al fascismo e la nazismo che ammorbarono la convivenza civile in Europa e nel mondo. Insomma se il 4 novembre resta legato a quegli episodi di guerra andrebbe abolito, soprattutto dopo che da tempo gli storici hanno evidenziato la realtà di quanto accaduto. La Prima Guerra Mondiale, combattuta tra l’estate 1914 e l’autunno 1918, vide coinvolti ben 28 Paesi divisi in due schieramenti: l’Intesa (Francia, Gran Bretagna, Russia, Italia e alleati tra i quali gli Stati Uniti entrati in guerra nell’aprile 1917) e gli Imperi Centrali (Austria-Ungheria, Germania e alleati). Teatri di guerra, oltre all’Europa, furono anche i territori dell’Impero Ottomano, quelli delle colonie tedesche in Asia, nonché tutti i mari. Si stima che in totale siano stati mobilitati circa 65 milioni di uomini, con un bilancio di vittime calcolato in 9,7 milioni di morti e 21 milioni di feriti molti dei quali con gravi multilazioni.
Per comprendere quanto davvero la Prima Guerra Mondiale sia stata uno dei conflitti più sanguinosi della storia dell’umanità basta ricordare le stime di quanti persero la vita.
Tra gli Alleati si contarono circa 2 milioni di morti tra i soldati russi, 1,4 milioni francesi, 1,1 dell’Impero britannico, 370.000 serbi, 250.000 rumeni e 116.000 statunitensi. Nello schieramento degli Imperi Centrali: 2 milioni i soldati tedeschi oltre a 1,1 milioni di austro-ungarici, 770.000 turchi e quasi 100.000 bulgari. Per quel che riguarda l’Italia (che all’epoca poteva contare su una popolazione di poco superiore ai 35 milioni di abitanti) il bilancio fu pesantissimo. L’Italia mobilitò nella Prima Guerra Mondiale ben 6 milioni di uomini: di questi furono 651.000 i militari morti. Poi si devono aggiungere più di 500.000 di vittime civili.
Insomma i numeri sono drammaticamente chiari ed è chiara anche la ragione di quella guerra non fatta certamente per migliorare le condizioni del popolo, eppure l’inutile strage continua ad essere festeggiata e si perpetua la propaganda della “vittoria” ma in realtà non ci fu nessuna vittoria ed il paese uscì con le ossa rotte preludio all’avvento della dittatura che presto si affacciò ad ammorbare il paese. Se proprio si volesse ricordare quei tragici eventi di guerra si dovrebbero commemorare le vittime, ma quelle di ogni guerra, esprimendo un lutto che sia anche solenne impegno ad opporsi alle armi come metodo di risoluzione delle controversie internazionali, del resto in questo viene in aiuto la Costituzione Italiana che all’articolo 11 è chiarissima: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Viene da chiedersi se in questi anni abbiamo davvero rispettato il dettato Costituzionale o se con le vari definizioni di “operazioni umanitarie o di polizia internazionale” abbiamo davvero onorato il dettato costituzionale. Ma questo è un discorso che ci porterebbe lontano. Diciamo che dopo oltre 100 anni di guerre, lutti e carneficine in nome degli interessi, non certo dei popoli, a 20 anni dai bombardamenti su Belgrado e a 18 anni dall’inizio della “guerra al terrore” che ha distrutto l’Afghanistan e l’Iraq, per non parlare di Libia e Siria, il mondo non è certo più sicuro. Anzi la netta sensazione è che in nome della “civiltà” si siano creati mostri che hanno reso il mondo molto più insicuro e disumano. Se non altro per questo, festeggiare una vittoria militare, appare, a dir poco, decisamente stucchevole.

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