La ricomposizione delle Province e il “referendum sulle stesse” come il paradosso di Achille e la tartaruga

La ricomposizione delle province così come erano è uno dei paradossi più importanti della politica regionale. Fa davvero pensare alla narrazione di Zenone quando dimostrava che anche se Achille, uomo velocissimo, avesse sfidato la tartaruga nella corsa concedendole un piede di vantaggio, non l’avrebbe mai presa dato che, nel momento in cui avesse raggiunto la posizione della stessa ella sarebbe andata avanti, mantenendo quindi il vantaggio. È un po’ quello che accade nella scelta di ripristinare le province in Friuli Venezia Giulia.
Si rimettono gli enti così come erano, indipendentemente dalla utilità e dalla occasione di ripensare l’assetto istituzionale regionale, mantenendo solamente il vantaggio di decidere solo esercitando il potere. Nessuno sforzo di dialogo con gli altri sistemi istituzionali e forze sociali; nessuna analisi sulle condizioni che cambiano nel presente e nel futuro; nessuna assunzione di responsabilità sui futuri costi, nessuna risposta a chi in questo momento rappresenta più difficoltà in assoluto che sono i comuni piccoli, ecc. La scelta dell’amministrazione regionale mantiene solo il vantaggio, come la tartaruga, di avere il pugno di forza sulla decisione. Un potere calato secondo modello dei tempi attuali, senza accogliere richiesta di dialogo, con la spavalderia di una possibilità di spesa del tutto occasionale rappresentato dai maggiori introiti dei bilanci regionali di questi anni come mai è successo nella storia del FVG. Senza preoccuparsi che prevedibilmente tutto graverà sul futuro quando le risorse saranno carenti. L’assessore Roberti cala la decisione di non fare referendum sulle province, forse anche per le recenti sconfitte della Lega nelle posizioni nazionali e inventa la giravolta che non si tratta “di crearle” le nuove province ma di “ripristinarle”.
Tutto come un prima quindi. Ed ecco il paradosso: la tartaruga si muove, ma quando? Dopo! Se un giorno si vorranno cambiare i confini o creare nuove Province, allora si chiederà il parere delle popolazioni. L’assurdità del ragionamento sta che per creare un ente politico nuovo non si fa il referendum invece per modificarlo lo si ammette. Ecco quindi che così facendo Achille, che potrebbe essere il popolo, non riuscirà mai a poter esprimere veramente se le province le vuole o no. Intanto vengono rifatte, poi si vedrà se chiedere “il come”. Intanto:
nuovi costi, non nuove funzioni; altra burocrazia, non nuove funzioni; come prima e non nuovi confini; Si rimette un livello di governo elettivo operando lo spaccio di “ripristino” di un “nuovo organo istituzionale” uguale però a quello che c’era!
E lo si fa rinunciando a chiedere al popolo se lo vuole, se gli serve così o se invece fosse servito qualcosa di nuovo e diverso che guardi al futuro e non al passato. In caso, glielo chiediamo dopo!

Franco Lenarduzzi