La risposta del coordinamento “Giùlemanidaifiumi” alla nota del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana
Nel leggere il comunicato stampa del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, la prima cosa che abbiamo notato è che il comunicato esce intorno alle 18.00, riprendendo pari pari la risposta che aveva pubblicato il Gazzettino già il mattino stesso del giorno 11 giugno, mentre il confronto si è chiuso intorno alle 19.30, per esigenze di tempo, ma avevamo ancora parecchie cose da dire. Quindi c’è stato un confronto puramente di facciata ove avevano tratto le conclusioni ben prima che questo si esaurisse, anzi prima ancora che iniziasse, a prescindere, e questo non ci sembra il massimo del confronto e della trasparenza. Detto ciò, il coordinamento “Giùlemanidaifiumi” pretende che il confronto, quello vero, avvenga prima di ogni opera, alla presenza delle popolazioni locali e con la presenza di nostri rappresentanti affinché vengano valutati gli impatti sul territorio delle opere che si vogliono porre in essere, soprattutto se si pretende di continuare con le metodologie fino ad ora perseguite: nessuna valutazione dei periodi di nidificazione e cementificazione del territorio. Esaminando gli elementi del comunicato stampa:
1) si dice che tutti gli interventi vengono autorizzati dagli organi competenti e rispondono ad obblighi normativi nazionali ed europei ed hanno come obiettivo la sicurezza idraulica. Non dubitiamo che tali interventi possano anche essere stati autorizzati dagli organi “competenti”, tuttavia facciamo notare che l’Italia ha il record europeo di violazione di norme comunitarie, in particolare nel settore ambientale. Ed anche in questi casi si disattende la Direttiva Uccelli all’art. 5 sulla nidificazione, qualche volta la direttiva Habitat come nel caso dell’intervento di Muzzana 2025. Inoltre, l’uso del cemento aumenta enormemente la velocità dell’acqua, aumenta i rischi idraulici poiché la vegetazione ripariale sarebbe anche in grado di assorbire parte dell’acqua e rilasciarla gradatamente proprio in occasione delle piene. Su questo ci confortano prese di posizione dell’ISPRA, del CNR, di famosi geologi.
2) Si dice che le tempistiche degli sfalci e tagli alla vegetazione sono stabilite da normative regionali e nazionali e non decise autonomamente. A riguardo, ci si chiede quali, visto che la 157/92 legge nazionale che recepisce la direttiva uccelli e la 14/2007 regionale dicono esattamente che “è fatto divieto di distruggere e danneggiare deliberatamente nidi e uova di
uccelli selvatici e disturbarli deliberatamente”. Quindi, si evince che siamo in violazione sia della legge regionale, sia di quella nazionale e pure della direttiva Uccelli, cioè tre infrazioni in un colpo solo!
3) Si dice che il Consorzio respinge l’idea di “eradicazione totale” e definisce i tagli “interventi di sicurezza idraulica, necessari per evitare esondazioni e cedimenti degli argini”. Evidentemente devono essere tutti scemi gli scienziati europei che nel Regolamento di ripristino della natura invitano gli stati membri a decementificare e rinaturalizzare i corsi d’acqua, esattamente quello che stanno facendo in Germania, in Francia, in Danimarca, in Olanda, peraltro con ottimi risultati.
4) Vorremo far notare la denuncia del Cirf (Centro italiano per la riqualificazione fluviale) che, riferendosi ai fondi PNRR, ha affermato “centinaia di interventi che certamente non hanno contribuito alla transizione ecologica e hanno creato impatti sui corsi d’acqua, la cui significatività sembra che in molti casi non sia stata adeguatamente valutata, nonostante siano stati accompagnati da una dichiarazione DNSH, cioè ad indicare che avrebbero dovuto non arrecare danno significativo agli obiettivi ambientali. A questo aggiungiamo anche le parole del geologo Tozzi “…disboscare la vegetazione ripariale significa creare il rischio dove prima non c’era”. Che dire, qua i casi sono due: o in questa Regione abbiamo scienziati di un livello superiore alla media europea o c’è qualcosa che non quadra!
5) Riteniamo, infine, che il Consorzio abbia la coda di paglia, non offrendo risposte adeguate alle nostre domande, che smentivano le dichiarazioni rilasciate da Armando Di Nardo sul Gazzettino dell’11 giugno: per esempio, tagli in periodo di nidificazione nel Cormor e cementificazione recente di canali precedentemente interrati come a Bicinicco e Sammardenchia. Poi nel caso del Cormor abbiamo sentito parlare di rischi idrogeologici che in 40 anni di osservazioni non abbiamo mai notato e che comunque non giustificano il taglio a caso delle querce sulle sponde anche se la responsabilità viene scaricata sulla Regione, che sappiamo quanto sia carente in fatto di sensibilità ambientale. Concordiamo sostanzialmente solo su un punto con Di Nardo ove afferma, riferendosi al Cormor, che al Consorzio vengono assegnati compiti che non sarebbero di loro competenza. Forse potrebbe essere un buon inizio per farsi affiancare nel processo decisionale da esperti naturalisti (ne abbiamo molti in Regione bravi e competenti) per guardare i problemi non solo badando all’acqua, ma ad un equilibrio ecosistemico complessivo.
i comunicato del Consorzio Consorzio BPF, replica punto per punto




