La sanità del Fvg in scena in III Commissione. Fotografia disastrosa ma nessun responsabile… è stato il fato
“I costi della sanità pubblica sono in costante aumento dal 2015 a oggi e in Friuli Venezia Giulia questa spesa è ancora più alta rispetto alla media nazionale, di 59 euro a persona. Non solo: in Fvg l’incidenza del costo per il personale rispetto al totale della spesa sanitaria è maggiore del 6 per cento in raffronto al dato medio italiano. Eppure… Eppure, a fronte di questi investimenti crescenti, i risultati in termini di livello di salute restano non ottimali. Questo apparente paradosso – enunciato in aula da un dirigente dell’Arcs (Azienda regionale di coordinamento per la salute) con dovizia di numeri e slide – ha alimentato un lungo dibattito in III Commissione, con un confronto tra l’assessore regionale alla Salute e i consiglieri dei diversi gruppi politici” si apre così il resoconto pubblicato dall’agenzia di Stampa del Consiglio Regionale relativa alla odierna seduta della terza commissione consiliare. Il resoconto prosegue con la sintesi di quanto espresso dall’assessore alla sanità Riccardo Riccardi che, come se lui fosse arrivato questa mattina da Marte, si limita ha “parlare senza mezzi termini di un sistema inefficiente, che negli anni è riuscito a garantire una tenuta solo perché accanto alle maggiori risorse c’era disponibilità di personale sanitario, una situazione che oggi non si riscontra più per la carenza di professionalità da reperire”. Insomma l’assessore si tira fuori da ogni responsabilità, eppure sono sette anni che ormai è alla guida della sanita del Fvg, sette anni quidi persi che pesano e peseranno sulla salute dei cittadini e purtroppo non solo su quelli che hanno votato l’attuale maggioranza.
Nel corso della seduta è stato lungo l’elenco dei problemi da affrontare: da quello della frammentazione dell’offerta – a proposito del quale sono stati snocciolati i dati della presenza media giornaliera nelle 14 strutture ospedaliere del Fvg, con numeri molto bassi per Spilimbergo, Palmanova e Latisana – alla cosiddetta “fuga” dei pazienti in strutture extraregionali che determina costi supplementari importanti, dai rilevanti tassi di assenza, con una media di 522 unità rispetto al totale delle 20851 persone che operano nel sistema sanitario regionale, fino all’età media del personale, di 45 anni nel comparto e di 47 anni tra la dirigenza. Numerose le richieste di chiarimento e le osservazioni da parte degli esponenti della commissione soprattutto di quelli di minoranza.
Queste le dichiarazioni rilasciate dai singoli consiglieri:
Liguori (Patto-Civica): “continue aggiunte di denaro nel sistema. ma professionisti e cittadini non se ne accorgono”
«La Giunta Fedriga Riccardi ha investito molte più risorse nella sanità dal 2019, ma ad oggi il sistema è più efficiente, più produttivo, più vicino ai cittadini? I numeri non sembrano dirlo». È questo l’intervento critico della consigliera regionale Simona Liguori (Patto-Civica) presente alla seduta odierna della III Commissione consiliare, dedicata all’audizione dell’Assessore alla Salute Riccardi in merito alle politiche del personale sanitario e alle linee guida per la gestione del Servizio Sanitario Regionale nel 2025.
“ A fronte delle poderose iniezioni di denaro nella sanità regionale, il monitoraggio dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) non riflette un miglioramento delle condizioni di salute dei cittadini. A questo si aggiunge che i dipendenti pubblici assistono ad un impiego crescente di gettonisti e cooperative, giungendo fino alla esternalizzazione di reparti ospedalieri.”
Secondo la consigliera di Patto-Civica, la sanità pubblica regionale si trova oggi a un bivio: «O cambia l’approccio nella gestione puntando davvero sulle organizzazioni dei servizi ospedalieri e territoriali a misura dei bisogni delle dei pazienti e di chi ci lavora, oppure continueremo a investire soldi pubblici senza ottenere il ritorno che i cittadini si aspettano e a cui hanno diritto».
Laura Fasiolo (Pd), modello di rete del cdx svilisce territori
«Il modello di “rete” con cui la Regione vorrebbe combattere “inefficienza del servizio sanitario, figlia di dispersione e frammentazione”, avvilisce in realtà i territori, gli ospedali spoke, presidi nei quali vengono assicurate le funzioni di base, dove sono fiorite straordinarie esperienze e modelli sul piano oncologico e della rete cuore. C’è da chiedersi perché i professionisti medici cardiologi in realtà sono carenti solo negli ospedali spoke, mentre sono in incremento i cardiologi negli ospedali hub». Lo afferma la consigliera regionale Laura Fasiolo (Pd) a margine della seduta della 3ª commissione riunita oggi per l’audizione dell’assessore regionale alla Salute riguardo alle politiche del personale a seguito delle Linee per la gestione del Servizio sanitario regionale 2025.
Secondo Fasiolo «un contratto di lavoro dovrebbe dare attrattività alle professioni sanitarie, contribuire a evitare fughe nel privato o nel privato convenzionato, oppure fuori regione. La presentazione odierna delle linee di gestione del ssr, ci ha fornito un quadro chiaro sui numeri, lo stesso non si può dire per la visione politica sugli indirizzi futuri della sanità». Fasiolo si chiede inoltre, «perché si trova tanta difficoltà nel rendere operativa un’Unità di terapia intensiva cardiologica (Utic) in più nell’isontino, preferendo cancellare anni di esperienza e di eccellenza?». E ancora, quanto alla popolazione anziana, che sta in vetta alle classifiche nazionali ed europee, «quale modello organizzativo per la gestione dei pazienti anziani con patologia cronica riacutizzata intende mettere in atto l’assessore? C’è un progetto, previsto entro il 31 marzo, sul fast track geriatrico, fondamentale per gli anziani cronici e per l’alleggerimento dei pronto soccorso? Domande, queste, alle quali non è seguita alcuna risposta» conclude Fasiolo che nel corso del dibattito ha chiesto un ulteriore incontro per la rielaborazione dei dati.
Furio Honsell (Open Sinistra) chiede un’analisi più approfondita dei dati sulle spese del personale in Fvg
“Oggi in Terza Commissione del Consiglio Regionale l’Assessore Riccardi insieme al dirigente dell’ARCS ha presentato una serie di dati sulle spese del personale in FVG. Il quadro che hanno tracciato, seppure per loro stessa ammissione, non sempre allineato con i rilevamenti nazionali relativi al FVG (chi ha ragione?) appariva stranamente non problematico, se non purtroppo per i bassi livelli di prestazioni. Non è stato offerto un perché. I dati apparivano tutti all’opposto di quello che le lunghe liste di attesa e l’alto numero di dimissioni volontarie tra il personale in servizio negli ultimi anni, farebbero pensare. Purtroppo non è stata fornita nessuna analisi dei dati. Riccardi ha ribadito le poche occupazioni di letti in tanti ospedali spoke e ha criticato molto la dispersione delle attività chirurgiche.
Come Open Sinistra FVG, riservandoci di analizzare più a fondo i dati, abbiamo espresso l’insoddisfazione per la mancanza di dati sulle dimissioni, sul numero di prestazioni, sulla non omogeneità di certi confronti con i dati nazionali e l’assenza della considerazione sull’Università di Udine. Abbiamo poi rilevato che non ci si può limitare a enfatizzare le scarse occupazioni di letti in ospedali spoke, se non si conteggiano anche le altre prestazioni che non prevedono ricovero.
I numeri vanno sempre discussi e giustificati. Oggi ciò non è avvenuto in Commissione. Abbiamo chiesto che si possa ritornare per un’analisi più approfondita. Non abbiamo ricevuto risposta affermativa.”
Serena Pellegrino (AVS): Sanità: : depauperare e rendere meno attrattivo il comparto allontana gli operatori
“Ho ringraziato il Direttore generale di ARCS, Stefano Dorbolò, per l’importante esposizione sullo stato di salute della Sanità in Regione FVG, ma ho altresì puntualizzato il fatto che non si può arrivare in Commissione senza che i Commissari abbiano a disposizione quello stesso materiale che tratta un tema così complesso, delicato e così ampio.” Così in una nota la Consigliera Regionale Serena Pellegrino, Alleanza Verdi e Sinistra, a margine dell’Audizione dell’Assessore alla salute, politiche sociali e disabilità Riccardo Riccardi in merito alle politiche del personale a seguito delle Linee per la gestione del Servizio sanitario regionale 2025. “Quello che emerge a una prima valutazione è che abbiamo una spesa sanitaria regionale fuori controllo. L’avanzamento dell’età anagrafica è oggettivo e su questo bisogna farne i conti, ovvero non possiamo non considerare che l’aumento dell’età media trasferirà tout court le persone dal mondo del lavoro al mondo del bisogno ed esempio ne è che già oggi gli interventi di oculistica, cataratta e ortopedia mostrano il fianco. Quello che è emerso – prosegue la Vice Presidente del Gruppo Misto – è che il problema non è il denaro, ma il progetto su cui si basa la politica di salute della nostra regione. La soluzione non sono i gettonisti, né il terzo settore che in questa sede non è stato neppure preso in considerazione, né tanto meno il privato convenzionato. Ho teso la mano all’Assessore, perché l’apporto della minoranza non deve essere solo di opposizione, ma di dialogo e contenente visioni differenti. Ma la strada – conclude Pellegrino – non può essere il continuo smantellamento del SSN del 1978.”
Manuela Celotti (Pd), in atto un accentramento che non funziona
«Parlare di frammentazione del sistema ospedaliero nella nostra Regione è uno stravolgimento della realtà, visto che con 10 ospedali e 14 sedi siamo a metà della classifica nazionale (sotto a noi vengono le regioni del sud) per numero di ospedali in rapporto alla popolazione, e i posti letto sono al limite, cioè tre ogni mille abitanti. E poi c’è il nodo del personale, della distribuzione tra discipline e sedi, e delle strategie per valorizzarlo, per rendere più attrattivo il sistema pubblico e invertire la rotta della fuga verso il privato, perché dire che mancano medici non significa nulla, bisogna capire in quali discipline e in quali sedi ospedaliere. In Asufc ad esempio i cardiologi sono aumentati a livello aziendale e nell’hub di Udine e sono calati nelle sedi periferiche». Lo afferma la consigliera regionale Manuela Celotti (Pd) a margine della seduta della 3ª commissione riunita oggi per l’audizione dell’assessore regionale alla Salute riguardo alle politiche del personale a seguito delle Linee per la gestione del Servizio sanitario regionale 2025.
Sulla situazione degli ospedali e dei posti letto, continua Celotti, «si fa intendere che dobbiamo chiudere ancora perché il sistema è frammentato, ma la risposta è che non sarebbe sostenibile. Tra il 2022 e il 2023 (dati Agenas) sono stati chiusi nel silenzio generale 225 posti letto negli ospedali pubblici della nostra regione, cioè un ospedale intero, e 180 di questi posti sono stati chiusi nella sola Asufc, che ha visto un calo di circa 6.000 ricoveri di medicina e chirurgia nel confronto fra il 2019 e il 2024, come abbiamo appreso da un recente accesso agli atti. Dove sono state curate le 6.000 persone che non hanno avuto risposta negli ospedali pubblici? Perché se la domanda di salute non è calata, allora queste persone si sono rivolte al privato, intra o extra regionale, oppure non hanno avuto risposte».
Martines-Pozzo (Pd), riequilibrare ospedali hub e territorio
«Per dare maggiore efficienza al sistema sanitario è necessario mettere mano al riequilibrio tra ospedali hub e territorio. Nel caso dell’Asufc, l’ospedale di Udine andrebbe alleggerito, portando una parte dell’attività chirurgica (quella meno specialistica) sugli ospedali di rete e dando così un servizio ai territori». Lo affermano i consiglieri regionali Francesco Martines e Massimiliano Pozzo(Pd) a margine della seduta della 3ª commissione riunita oggi per l’audizione dell’assessore regionale alla Salute riguardo alle politiche del personale a seguito delle Linee per la gestione del Servizio sanitario regionale 2025.
Secondo i due consiglieri, dunque «l’ospedale di Udine dovrebbe svolgere attività chirurgica di alta specializzazione e smistare sugli ospedali spoke gli altri interventi, sia perché questo è in linea con la necessità di specializzare alcuni presidi ospedalieri per assegnare loro un futuro dignitoso, sia perché Udine ormai ha un carico di lavoro che rischia, come sta succedendo, di non dare un servizio efficiente ed efficace e pronto agli utenti». Inoltre, sottolineano «il problema dell’efficienza del sistema ospedaliero: a fronte dei numeri illustrati oggi, è necessario efficientare il servizio pubblico con una riorganizzazione interna a ogni ospedale, così come all’interno di ogni azienda ospedaliera. Solo così si potranno liberare risorse da destinare all’assistenza territoriale e a tutta quella complessa rete dei servizi socio assistenziali». Infine, Martines e Pozzo affrontano il nodo del personale, «un problema complesso che non tocca solo la nostra regione e che riguarda la cristallizzazione delle professioni e delle competenze all’interno del sistema ospedaliero, sul quale si deve cercare di far fronte alla carenza attuale di medici e infermieri, modificando lo svolgimento di alcune operazioni semplici da una categoria a un’altra del comparto, tra oss e infermieri e tra dirigenti e infermieri».