Laudato sì
L’enciclica di Papa Francesco, dopo aver segnato il cuore di credenti e miscredenti, sembra svanita nel dimenticatoio, e gli stessi preti sembrano poco inclini a farsene carico nelle loro omelie, né tanto meno a puntare il dito contro la politica cialtrona che si fa beffe del nostro territorio. Quella stessa politica che cementifica i nostri corsi d’acqua con i denari elargiti dall’Europa a condizione di rispettare l’ambiente. Quella che con una mano ingaggia il professor Rinaldo per insegnarci a rispettare la naturalità del Tagliamento e con l’altra fa carte false per invadere l’alveo con opere gigantesche in cemento armato per la laminazione delle piene. Un vertice regionale sempre pronto ad aprire il portafoglio per il restauro di chiese e uffici parrocchiali, talvolta in cambio di un riconoscente silenzio. Una Regione che arriva al punto di mandare in Europa il presidente dell’assemblea regionale Bordin con la richiesta di abbassare la guardia sull’applicazione delle leggi ambientali europee. Che dire poi della decisione di far morire il lago di Trasaghis o della legge che a tutti gli effetti pare fatta apposta per realizzare un mega polo logistico in seno all’abitato di Porpetto? Siamo di fronte ad una serie di casi sporadici? Oppure subiamo un sistema che si giova della sopportazione di un popolo abituato a tacere e a subire i silenzi e le manovre di un giornalismo servile pronto a non deludere il padrone di turno? Poi, salta fuori la festa del patrono di Latisana e con essa l’omelia di monsignor Fant. Il presule sembra risvegliato da un sonno che a quanto pare lo ha trattenuto dall’occuparsi dei fatti di casa. Prendendo a pretesto la vicenda di San Giovanni Battista, costui parla di un potere che alla stregua dei tempi di Erode, a tutt’oggi “per far tacere qualcuno, prima lo ingozza e poi lo uccide”. Al di là dello strampalato confronto, il messaggio serve al prelato per lanciare un anatema nei confronti di chi non ha fatto il suo dovere: “Sono passati sessant’anni, ma l’ospedale, le case e il centro diurno non sono al sicuro!” Poi, non senza ringraziare chi ha manifestato per il sessantesimo dell’ultima disastrosa alluvione, ha soggiunto: “Sessant’anni di promesse, la nostra pazienza è ormai finita!” Un colpo di teatro che merita l’applauso dei fedeli, ivi compreso quello dei sindaci di Latisana e di San Michele al Tagliamento che, invece di recitare un mea culpa per i lavori mancati, non hanno di meglio che unirsi al coro generale. Ma allora, anziché aderire al facile applauso e alle manifestazioni messe a carico di una Regione che addossa le sue colpe ai comitati, accusati di mettersi di traverso alle sue iniziative, perché non chiedere al prelato: “Ma dove sei stato per sessat’anni di fila e sei rimasto al seguito del governo di turno? E dov’eri quando abbiamo svelato l’imbroglio ordito per far passare la costruzione della mega traversa di Dignano e ricevere un primo finanziamento dallo Stato? Dove sei stato nel momento in cui la gravità dei fatti è stata tale da obbligare l’Europa a farsene carico e noi ad estendere la denuncia dei misfatti a tutte le magistrature? Caro monsignore chi ti ha convinto a tacere e tacendo a creare quella nube di omertà tanto cara a chi si fa beffe dello stato di diritto e, fra loro, pensa di intimorirci con denunce farlocche, per quanto sufficienti a sfilarci un po’ di quattrini per fare fronte alle spese legali e chiederci se vale la pena di lottare per l’affermazione della legalità e la difesa della nostra terra. Caro monsignore ti sei mai chiesto a chi siano giovate le manifestazioni inscenate a Latisana, se non a chi preme sull’opinione pubblica e sulle autorità per dare vita a opere faraoniche inutili che servono a sprecare fiumi di denaro e ad aprire il rubinetto delle licenze edilizie nelle aree che oggi sono alluvionabili? Dove è finito il bando di gara farlocco che avrebbe dovuto stabilire il vincitore e il da farsi per il futuro del Tagliamento? Poveri abitanti di una Regione che sta per mutare la sua fisionomia senza essere minimamente coinvolti! Dove è finito quel difensore civico degli abitanti della Regione FVG che avrebbe il compito di tutelare i cittadini e garantire l’imparzialità dell’azione amministrativa? Un tempo quel magistrato in pensione pontificava dall’alto delle pagine del Messaggero con dotte dissertazioni: poi è sparito dalla scena dopo una incredibile presa di posizione a favore della acciaieria sulla laguna di Marano e dopo un mio comunicato che aveva stigmatizzato quel suo agire di parte. Oggi se ne sta rintanato nei suoi uffici, ma nel contempo dobbiamo constatare che il figlio di costui è il contitolare dello studio legale di successo che sovraintende alla tutela dei maggiori enti regionali. Una evidenza che non impedisce allo studio di muovere una diffida nei confronti del giornalista che ha fatto dell’ironia sulle iniziative del Consorzio di Bonifica!
Aldevis Tibaldi, Valentina Sovraù COMITATO PER LA VITA DEL FRIULI RURALE;




