Lentamente strangolato muore il canale Rai Scuola. Sostituito da “Italiana” nuova rete dell’ideologia sovranista nazional popolare

Ritorno al passato: la scuola a misura di regime , frame da La-vita-è-bella Roberto Benigni

Chi ha una certa età anagrafica lo ricorda, il primo di ottobre era la data ufficiale di inizio lezioni in tutta Italia, poi nel 1977 le cose cambiarono. Una legge, era l’agosto 1977, stabilì che da quell’anno la scuola avrebbe dovuto iniziare tra il 10 e il 20 settembre e che l’ultima lezione si tenesse tra il 10 e il 30 giugno. Da quel momento, in nome dell’autonomia, il calendario passò alle Regioni con non poche ripercussioni sulle famiglie. Ma dal prossimo primo ottobre  altra rivoluzione darà  brutto segnale al mondo dell’insegnamento e alla produzione culturale. Dal 1° ottobre 2026 infatti Rai Scuola chiuderà, dopo lento e costante strangolamento  e sul canale 57 del digitale terrestre, comincerà a trasmettere “Italiana”, la nuova rete che la Rai dedica al racconto dei territori, delle loro produzioni e delle manifestazioni nazionali. Un canale, temiamo, fatto tutto di narrazione alla “va tutto ben madama la marchesa” di tagli di nastri e di servizievoli racconti funzionali al potere.   Insomma dei mega spot di cui saranno felici le Proloco. Ma in realtà c’è di più,  non si tratta infatti di uno dei molti riassetti di palinsesto attraverso i quali un azienda televisiva cambia indirizzi seguendo i gusti del pubblico, ma in questo caso ad essere sacrificato sull’altare dell’ideologismo della destra spesso allergica al sapere,  non è una trasmissione giornalistica sgradita, ma un intero  canale culturale. Rai Scuola  rispondeva in pieno alla mission didattica che un servizio pubblico televisivo dovrebbe avere ma era poco appetibile perché la produzione è faticosa. Certo forse alcune modifiche potevano essere opportune per rendere più moderno il format ma andavano investite risorse non garrotata l’intera rete.  Così sul canale 57 la scuola svanisce e diventa una bella sagra, Platone sostituito da una salciccia, la biologia dalla polenta e Leonardo da Vinci da un bel fritto di paranza.  Niente più istruzione al  suo posto ci sarà Italiana, nuova rete diretta dal fedele  Angelo Mellone che racconterà l’Italia dei borghi, delle comunità, dei territori, magari delle corporazioni,  per oltre 700 ore l’anno. Una rete fatta, almeno in prima fase, di repliche ripescate negli archivi. Secondo l’azienda, che si dimostra sempre di più a trazione sovranista, il nuovo canale si proporrà “come punto di riferimento sul racconto dell’Italia, capace di attivare emozioni identitarie e personali”.  Si legge nel comunicato Rai che Canale Territorio sarà “un modo nuovo, ma collaudato, per raccontare l’Italia con diverse realtà narrative che si basa sul successo e sull’esperienza ormai decennale di “Linea Verde””. In sostanza “un mix di Intrattenimento Day Time e Cultura/Educational, con cluster come “Il Paese che cambia”, “Vite in soggettiva”, “Ritorni, borghi, nuovi abitanti”, “Visioni del presente”, “Sapori, Storie, Comunità”, oltre a Patrimonio culturale/Imprese italiane e Natura (Geo/Doc) e in seconda serata/notte anche “narrazioni lunghe” (“Racconto del Bel Paese”, “Paesaggi, Memorie e Viaggi”) e finestre digital/transmediali (“Mestieri e Eccellenze”)”. Nel piano aziendale Rai Scuola trasloca su RaiPlay come “progetto di e-learning”, che è il modo elegante per dire che una rete pubblica dedicata alla didattica non esiste più nella sua produzione,  ma viene sostituita dalla logica on demande. Insomma barattiamo scienza, cultura e insegnamento con contenuti “identitari” e in gran parte riciclati. Già immaginiamo lunghi e dettagliati servizi sulle sagre, sui raduni degli alpini e ogni genere di contenuti nazional popolari. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi rivendica la scelta affermando che una narrazione identitaria “e allo stesso tempo moderna” e respinge l’etichetta di canale sovranista. La realtà è però proprio questa, tutto lascia pensare che “Italiana” a iniziare dal nome che giurano non centri nulla con la prima premier “italiana” , sarà nella sua natura una rete sovranista o peggio con futuro criptofascista.  Chi per anni ha lavorato all’agonizzante  progetto educativo lo dice chiaro: “Rai Scuola è stata ammazzata dalla chiusura delle nuove produzioni. Se non realizzi nuove produzioni, è chiaro che il canale poi muore”. “Ormai da diverso tempo Rai Scuola mandava in onda solo programmi in replica. E questo è già la morte di un canale televisivo: se proponi solo repliche, lo spettatore guarda un contenuto al massimo due volte, alla terza cambia canale. Così il pubblico si perde” a dirlo sui social è Silvia Bencivelli – giornalista, divulgatrice scientifica, conduttrice, a lungo collaboratrice esterna della rete del servizio pubblico dedicata alla divulgazione scolastica. I numeri, precisa la divulgatrice, non vanno letti in modo assoluto dato che Rai Scuola viene fruita moltissimo dagli insegnanti attraverso Rai Play”. “Le produzioni di Rai Scuola vengono utilizzate al mattino, al di fuori degli orari del palinsesto lineare, dai docenti che usano in classe l’enorme quantità di materiali prodotti in questi anni”, spiega. “Soprattutto durante la pandemia abbiamo svolto un ruolo davvero importante per la scuola italiana. Gli insegnanti usano questi video anche durante le lezioni: come mi faceva notare ieri uno di loro, se collega il computer alla LIM e mostra una puntata di Rai Scuola in classe, per il sistema risulta un solo ‘click’, ma davanti a quello schermo ci sono 25 alunni“. La decisione Rai sta inevitabilmente  suscitando un notevole dibattito e sono in partenza anche interrogazioni parlamentari e petizioni al Governo. Temiamo però la scelta sia irreversibile ma almeno in questo caso non sono state scomodate bombe e bombaroli.

FF