Anche Legambiente Fvg si accorge delle “invasioni barbariche”. Lettera aperta al Consorzio di Bonifica: STOP al Cemento!

Anche Legambiente Fvg si è accorta di quanto sta avvenendo nella pianura friulana e ha preso penne e calamaio per scrivere una lettera aperta al Consorzio di Bonifica: “La Giornata della Terra appena trascorsa, nata in risposta al disastro ecologico della marea nera a Santa Barbara (1969) è la più grande manifestazione ambientale al mondo utile a sensibilizzare alla salvaguardia del pianeta promossa dall’ONU per promuovere lo sviluppo sostenibile nella logica “one health”. Un’occasione per riflettere anche sui territori sulla necessità di un cambio di passo che riguarda tutti ed in particolare chi ha più responsabilità nella gestione.

Cementare i canali e rogge, come i cittadini hanno potuto vedere nei Comuni di Udine, Pradamano, Pavia di Udine, Precenicco, Santa Maria La Longa e Bicinicco, per ridurre le perdite d’acqua è indice di una visione ingegneristica novecentesca. L’acqua è intesa solo come fluido da spostare nel modo più veloce possibile.

Cementare i canali trasforma un sistema vivo in un “tubo a cielo aperto”. Proviamo a chiederci cosa perdiamo con queste operazioni:

Ricarica della falda: Le cosiddette le modeste “perdite” dei canali in terra non sono sprechi: sono infiltrazioni che ricaricano la falda freatica. Nella peggiore delle ipotesi esistono soluzioni diverse dalla colata di cemento per compattare il fondo con materiali naturali e renderlo comunque disponibile allo sviluppo della vita;
Corridoi ecologici: I canali in terra con sponde inerbite con presenza di vegetazione igrofila sono le “autostrade della biodiversità”. Offrono rifugio a insetti impollinatori, anfibi, piccoli mammiferi e uccelli. Il cemento è un deserto biologico e spesso una trappola mortale per gli animali che vi cadono dentro;
Microclima e Filtrazione: La vegetazione lungo i canali mitiga il calore e agisce come un filtro naturale per i nitrati e i pesticidi provenienti dai campi, migliorando la qualità dell’acqua, riducendo erosione ed evapotraspirazione nei campi attigui;
La qualità del paesaggio rurale contribuendo alla sua banalizzazione;
Attenzione e consapevolezza dei cittadini meno sensibili nei confronti dell’acqua pubblica: il cemento favorisce una percezione meramente utilitaristica della risorsa.
Questa falsa efficienza mette in mora i servizi ecosistemici e contribuisce a desertificare il territorio.

Esistono modelli di gestione del Reticolo Idrico Minore che integrano sicurezza idraulica, servizi alla produzione e l’ambiente? La risposta è si. Uno degli esempi di Consorzi prossimi e virtuosi in Italia opera a monte della Laguna di Venezia ed è il Consorzio di Bonifica “Acque di Risorgiva”.

Una visita di amministratori, portatori di interesse e persone interessate sarebbe molto utile e, per l’organizzazione, Legambiente si farà promotrice.

Sponde dolci e naturali, meandrizzazione degli alvei, area di laminazione controllata, zone dedicate alla fitodepurazione, ricarica delle falde, costruzione di fasce tampone dove le canalette vengono rimosse, innovazione digitale e telecontrollo, sono alcuni esempi di riqualificazione del sistema irriguo minore.

Modelli gestionali che sono compatibili con le esigenze di un’agricoltura che si adatta alla crisi climatica in chiave agroecologica. Significa trasformare la “bonifica idraulica tradizionale” (basata solo su scolo e cemento) alla “bonifica ambientale” ovvero nell’ambientalizzazione degli approcci e delle pratiche, anche in ottemperanza della strategia Europea sulla biodiversità e del Regolamento UE sul ripristino della natura.

Legambiente FVG ha interloquito con il Consorzio di Bonifica Pianura Friulana. Gli effetti della interlocuzione sono stati modesti, al netto di un utile e corretto scambio di informazioni: ricordiamo la nostra contrarietà al progetto del canale Sade che sottrae acqua “invisibile” al Tagliamento e alla diaframmatura/irrigidimento di 32 km di argini sull’Isonzo, mentre il condivisibile progetto di ricarica delle falde è appeso al palo. Sulle bonifiche dei siti inquinati il ruolo del Consorzio ha determinato, dopo ingiustificabili ritardi, un’accelerazione dei primi interventi sul sito della Caffaro, utili ad uscire dall’infrazione comunitaria.

L’associazione valuterà pertanto il da farsi per rivedere la nostra relazione con il consorzio, in modo più profittevole per il territorio.

In conclusione avanziamo una proposta: perché non avviare un contratto di fiume sul reticolo idrico minore, comprensivo di rogge e canali adduttori. Dopo il Roiello potrebbe essere un utile esercizio per contribuire all’ammodernamento e trasformazione del sistema di gestione irrigua”.

L’Ufficio di Presidenza Legambiente FVG

 

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