Palazzo del Fumetto di Pordenone: Esposizione “Li Orbi de Mozana” che racconta una pagina dimenticata della storia friulana

Al Palazzo del Fumetto di Pordenone apre al pubblico sabato 8 agosto (inaugurazione venerdì 7 agosto alle 18.00) la mostra Li Orbi de Mozana, un’esposizione di oltre venti tavole tratte dall’omonima graphic novel del fumettista Gioele Filippo che riporta alla luce una delle vicende più tragiche e significative della storia del Friuli.
La mostra rappresenta il momento culminante di un percorso culturale che intreccia ricerca storica, narrazione per immagini e valorizzazione del territorio: al centro del racconto vi è la drammatica vicenda dei contadini di Muzzana del Turgnano, comune in provincia di Udine, che il 2 marzo 1514 subirono la feroce rappresaglia delle truppe imperiali di Massimiliano I d’Asburgo. Per la loro fedeltà alla Serenissima Repubblica di Venezia, centinaia di uomini furono accecati o mutilati, mentre il paese venne saccheggiato e incendiato, lasciando profonde ferite nella memoria collettiva della comunità.
Attraverso il linguaggio del fumetto, la graphic novel restituisce forza e umanità a questa storia, trasformando una vicenda locale in una riflessione universale sul valore della memoria, dell’identità e della resilienza delle comunità.
Le tavole esposte raccontano il processo creativo che ha dato forma all’opera, realizzata dall’illustratore e fumettista friulano Gioele Filippo: il suo tratto accompagna il visitatore in un viaggio visivo capace di coniugare rigore storico e intensità narrativa, dando voce ai protagonisti di una vicenda che per secoli è rimasta ai margini della grande storia.

Nel 1514 il capitano imperiale Francesco Cristoforo Frangipani durante l’assedio al castello del colle di Osoppo il 2 marzo inflisse un’esemplare punizione, l’abbacinamento, a 134 abitanti di Muzzana che passeranno alla storia col nome di “li Orbi de Mozana”.

La Storia:

Durante l’assedio di Osoppo, dal 15 febbraio al 30 marzo 1514, si consumerà la rappresaglia imperiale sui muzzanesi. Il Frangipane, convinto di risolvere in breve la questione osovana, impegna migliaia di uomini in ripetuti attacchi al forte, ma inutilmente. Non ottenendo risultati militari, attua la tattica dell’intimidazione terroristica sugli assediati. Coglierà l’occasione propizia offertagli dai muzzanesi filo marcheschi che uccidono in una scaramuccia due messi imperiali diretti nella fortezza lagunare. È la rappresaglia. Invitati gli abitanti di Muzzana a presentarsi a Marano per renderne conto muniti di un salvacondotto, il primo marzo verranno viceversa catturati, legati e avviati al campo di Osoppo in numero di 140. Vi giungeranno verso sera, senza ricevere cibo né acqua. Durante la notte, 39 di essi, i più svelti e determinati, fuggono verso Treviso. La villa di Muzzana viene messa a sacco e bruciata. Altri abitanti verranno catturati, principalmente vecchi e bambini. I ragazzini, maschi e femmine verranno resi schiavi oltralpe, mentre tutte le donne saranno allontanate dal paese. Questo secondo gruppo, composto da 53 persone si aggiungerà ai 101 prigionieri rimasti, per un totale di 154 persone. Il giorno due marzo, al campo di Osoppo, sotto osservazione degli assediati, verranno inflitte loro le tremende mutilazioni, affinché fossero d’esempio ai riottosi friulani arroccati sul colle, che non volevano arrendersi agli imperiali. Presenti lo stesso capitano imperiale Cristoforo Frangipane, il vescovo di Lubiana Cristoforo Rauber e quattro consiglieri cesarei, venne orchestrata a danno dei muzzanesi una macabra messinscena. Il prelato ed i consiglieri volevano impiccare tutti i prigionieri…, il Frangipane viceversa, volle infliggere loro una punizione esemplare, terribile e bestiale, affinché si udissero bene i lamenti degli sventurati. Legati sotto la loggia del comune, subirono la conta…, ad uno ad uno vennero chiamati dal boja, trattenuti e legati da alcune guardie e orribilmente mutilati. Ai più anziani, in numero di 56 vennero cavati ambedue gli occhi. Dei rimanenti 98, 20 di essi ritenuti troppo giovani, per essere mutilati, vennero divisi come schiavi fra alcune guardie ed inviati oltremontano, in Austria e Germania. A quattro di essi, i più giovani, cum adusto ferro venne incisa la croce di S. Andrea su ambo le guance, sfigurandoli. Ai rimanenti 74 prigionieri, venne cavato l’occhio destro e tagliate le tre dita della mano destra lo indice, lo police et lo medio, affinché non impugnassero mai più le armi. Tutti gli occhi strappati ai prigionieri muzzanesi vennero riposti in un bacile e fatti vedere dal boja agli astanti e, in gesto di sfida, macabro e terribile, agli esterefatti assediati sul colle, che assistettero alla terribile rappresaglia. Di ciò ne riferirà Gerolamo Savorgnan, il giorno dopo, in una lettera inviata da un corriere a cavallo alla Signoria veneta. Subite le devastanti mutilazioni, uno ad uno vennero fatti uscire dal campo di Gemona. Molti ne morirono lungo la strada del ritorno, dissanguati, lungo le polverose strade del Friuli. La Serenissima, saputo del misfatto, si attivò per organizzare un corpo d’arme comandato da Bartolomeo d’Alviano, che sconfiggerà le truppe imperiali e libererà dall’assedio il forte di Osoppo il 30 marzo. Udine sarà liberata il giorno dopo. Secondo le cronache, i feriti più gravi furono trasferiti a Venezia, per essere assistiti e curati. Il doge Leonardo Loredan, quello stesso anno emanò una Ducale per un vitalizio a loro favore, che sarà esteso poi anche negli anni a seguire, fino alla caduta definitiva della Serenissima nel 1797. Venti feriti muzzanesi, verranno portati dai veneziani di fronte a papa Leone X, affinché egli vedesse le bestialità inferte loro dagli imperiali, che negavano l’evidenza. Lo stesso papa però, per ragioni politiche chiederà a Venezia la liberazione del loro aguzzino, il conte Cristoforo Frangipane, catturato il 5 giugno 1514 a S. Gervasio e rinchiuso nella Torricella a Venezia”.

La mostra nasce all’interno del progetto “Li Orbi de Mozana: dalla farina alla graphic novel”, promosso con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia, che ha coinvolto numerosi partner in un percorso condiviso: dalla residenza artistica ospitata al Molino Novacco alla Pasticceria Gardenia Blu passando per i laboratori realizzati con gli studenti del Liceo Artistico Sello di Udine, che hanno approfondito il linguaggio del fumetto attraverso la realizzazione di originali variant cover e l’Aiab (l’associazione agricoltura biologica) che ha contribuito ai temi della sostenibilità, della filiera biologica e del rapporto tra cultura e territorio.
In questo percorso, il ruolo del Palazzo del Fumetto è fondamentale nell’accompagnare il progetto nella valorizzazione della narrazione disegnata ospitando la mostra nei suoi spazi espositivi, in una location di riconosciuta eccellenza.