Al 1° febbraio 2026, secondo quanto riportato dal Dipartimento per il Programma di Governo, risultano pubblicati in Gazzetta Ufficiale quattro dei sei decreti attuativi previsti dal DL Liste d’attesa: tre ad aprile e uno ad agosto 2025. Restano invece non adottati due decreti senza scadenza definita. Per quanto riguarda la Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa, la prima versione della PNLA è stata lanciata il 26 giugno 2025 e progressivamente aggiornata con tutti i dati del 2025. A metà novembre Agenas aveva annunciato il rilascio entro fine anno della versione 2.0, con dati consultabili per Regione e Provincia autonoma, per pubblico e privato accreditato e per attività SSN e intramoenia, oltre ad una versione 3.0 con consultazione dei dati in tempo reale per il primo semestre 2026. Tuttavia, al 1° febbraio 2026 la versione pubblica della piattaforma rimane quella iniziale che contiene solo dati aggregati a livello nazionale. Di conseguenza risulta impossibile individuare in quali Regioni e strutture si concentrano i maggiori ritardi, per quali prestazioni e per quali classi di priorità. Occorre anche precisare che solo il 21 gennaio 2026 è stato pubblicato il DM 9 dicembre 2025 che ripartisce alle Regioni oltre € 27 milioni per realizzare l’infrastruttura informatica volta a garantire l’interoperabilità dei sistemi regionali. “Le Regioni, ha sottolineato Cartabellotta, avrebbero dovuto predisporre entro giugno 2025 i piani per collegare i propri CUP alla piattaforma nazionale ma il ritardo nella ripartizione dei fondi ha azzerato il conto alla rovescia che è ripartito dopo sette mesi”.

Al momento, registra GIMBE, la PNLA non fornisce alcuna guida informativa su cosa fare quando i tempi massimi non vengono rispettati. “La piattaforma, sottolinea il Presidente, non indica le modalità per presentare segnalazioni o richieste di tutela, privando il cittadino di informazioni indispensabili per esercitare i propri diritti. In questo scenario non mancano ovviamente le responsabilità delle Regioni, ma non al punto da attribuire loro la responsabilità del disallineamento tra obiettivi dichiarati (riduzione rapida delle liste) e l’assenza di risultati. Sicuramente, in diverse realtà persistono pratiche illegittime già rilevate dai NAS (agende chiuse, liste di “galleggiamento”, etc.), cui si aggiungono i ritardi nella realizzazione di un CUP unico che includa anche le prestazioni del privato accreditato”. Il duplice ritardo, normativo e tecnologico, conferma che le liste d’attesa sono un sintomo del grave e progressivo indebolimento del SSN, che richiede investimenti strutturali sul personale, coraggiose riforme organizzative, una completa trasformazione digitale e misure efficaci per arginare la domanda inappropriata di prestazioni. “Il DL Liste d’attesa, conclude Cartabellottarischia di restare una promessa mancata, mentre milioni di cittadini continuano a pagare di tasca propria o a rinunciare alle prestazioni. Con una silenziosa esclusione dal diritto alla tutela della salute, in violazione dell’articolo 32 della Costituzione e dei princìpi fondanti del SSN e con gravi conseguenze sulla salute delle persone, sulla tenuta del SSN e sull’economia delle famiglie”. E sulle liste di attesa Cittadinanzattiva ha lanciato “Stopattese”, una campagna innovativa e interattiva che punta a fornire ai cittadini informazioni chiare e strumenti pratici per affrontare uno dei problemi più sentiti dagli utenti del sistema sanitario nazionale, cioè i tempi di attesa per accedere ad una prestazione diagnostica o addirittura per una prestazione chirurgica: https://www.cittadinanzattiva.it/campagne/16858-stop-attese-cosa-sapere-e-come-tutelarti-dalle-liste-di-attesa.html.

Intanto, come si evince dal Report sulle attività dei NAS, per quanto riguarda le liste di attesa in tre anni sono stati effettuati circa 8.000 controlli complessivi, con oltre 1.600 segnalazioni tra profili amministrativi e giudiziari. “Un focus specifico, si legge nel resoconto dei NASha riguardato il sistema delle liste di attesa e dell’Attività libero-professionale intramuraria, per verificare la corretta erogazione delle prestazioni specialistiche del SSN, oggetto non solo delle campagne di cui sopra, ma di una costante attività di monitoraggio/controllo. Nel 2025, infatti, sono stati effettuati complessivamente 1.930 controlli presso direzioni sanitarie, reparti specialistici e CUP, che hanno portato a 9 arresti e 105 denunce all’A.G. per reati quali truffa, peculato, corruzione, concussione e frode nelle pubbliche forniture, nonché circa 474 segnalazioni all’Autorità Amministrativa”.

Qui per approfondire i dati di GIMBEhttps://www.gimbe.org/pagine/341/it/comunicati-stampa.

Qui il Resoconto delle attività svolte dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute – NAS nel 2025: https://www.salute.gov.it/new/sites/default/files/Comunicato%20stampa_%20NAS.pdf.