Mare “Mostrum”
Già, come si fa a trasformare un mare che gli antichi romani consideravano poco più di un grande lago e soprattutto, mare loro (Nostrum) in un groviglio di interessi (spesso non esattamente nostri) per la (pretesa) difesa dei quali ci si sgozza allegramente. Non c’è pace tra gli ulivi, la lotta interiore e spirituale di Gesù in attesa del suo previsto ed inevitabile martirio descritta nei libri sacri, pare riflettere la condizione attuale della terra in cui hanno avuto inizio la cristianità, l’islam e l’ebraismo e dei territori da cui le tre religioni monoteistiche si sono diffuse. Quest’area, oltre alle regioni che si affacciano sul Mediterraneo si espande fino agli Stati della penisola arabica, all’antica Persia e alla zona subsahariana. Uno spazio immenso e troppo importante per le esigenze della nostra supposta civiltà moderna che ha un disperato bisogno delle risorse custodite da queste terre e che sono indispensabili per soddisfare le necessità di una società guidata dal liberismo sfrenato.
E dunque giù legnate, se non si ottengono le cose con le buone (nemmeno ci si prova…), si procede con le cattive, così i luoghi dove sono nate le civiltà occidentali, il Mediterraneo soprattutto e appunto, e in cui si dovrebbe far tesoro dell’eredità che ci è stata lasciata, si trasforma in scannatoio, in vetrina dell’orrore in cui le persone vengono sacrificate sull’altare della presunzione, della prevaricazione e dell’interesse privato. Certo, anche le civiltà che hanno segnato la storia e reso le coste di questo piccolo mare si sono scontrate senza esclusione di colpi, ma ciò che ci hanno lasciato è stata un’eredità sulla quale hanno potuto fiorire le idee su cui si basa il concetto di democrazia, di giustizia sociale di rispetto reciproco. Tutte cose che periodicamente sono state calpestate, violentate, ma che nonostante tutto ci hanno permesso di vivere un periodo di relativo benessere, materiale e intellettuale.
Ora, nella migliore delle ipotesi i Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum (come lo chiamavano gli antichi romani) sono governati da soggetti che con la democrazia litigano; l’Egitto, la Turchia, la Tunisia, l’Algeria, il Marocco si reggono su spietati sistemi autoritari. La Libia vive in un orrendo stato di anarchia in cui le bande di delinquenti (armate fino ai denti dai soliti noti) che si dividono potere e interessi ammazzandosi tra di loro; la Siria è guidata da uno che dovrebbe stare all’Aia ed essere processato per crimini di guerra e contro l’umanità.
La Palestina, o perlomeno quello che doveva diventare quello Stato, è un inferno provocato dalle follie nazionalistiche e di onnipotenza degli uomini di potere che governano in Israele. Circa 100.000 morti ammazzati e un territorio diventato invivibile, due milioni di persone costrette a rifugiarsi dove non c’è più posto neppure per uno spillo e in condizioni che definire disumane è limitativo. Lo Stato ebraico retto da personaggi le cui idee sembravano sconfitte dallo stesso orrendo passato subito dal loro popolo, un’accozzaglia di fascisti che interpretano i libri sacri a loro discrezione e ne fanno legge. Una follia dilagante condivisa da altri personaggi impresentabili come Trump, ma che agisce nella perfetta impunità grazie all’inedia di chi si arroga il diritto di rappresentare la vera civiltà, la democrazia nonché il punto di riferimento per le civiltà cosiddette evolute. La nostra Europa a sua volta rappresentata da personaggi che pare vivano al di fuori della storia, indifferenti agli eccidi perpetrati dalle truppe israeliane, alla distruzione metodica di case, infrastrutture, scuole, ospedali, che rimangono insensibili di fronte alla fame e agli stenti a cui sono costretti i palestinesi. Anzi, continuano impenitenti a fare affari con quello Stato canaglia, incapaci persino di sospendere i trattati economici che legano Europa e Israele nonostante gli stessi accordi sanciscano l’obbligo di interrompere quei scandalosi scambi che sono non solo commerciali, ma anche militari. E tutto ciò senza vergogna, anzi cercando ogni presunto motivo per reprimere le proteste legittime di chi vuole far sapere che non ci sta, che condanna l’atteggiamento dei nostri governi così imbarazzante e scandaloso. Chi rivendica una giustizia che si ritiene universale viene perseguito dalla giustizia applicata da governi ignavi e repressivi. Tutto ciò, come si diceva, in Paesi che si vantano di incarnare i principi da cui le nostre democrazie sono nate, mentre le calpestano volgarmente senza muovere un dito per denunciare violenze inaudite e inaccettabili subite dai palestinesi.
La stessa sorte peraltro tocca al Libano dove Tsahal (l’esercito israeliano) sta facendo tabula rasa non solo del sud del Paese ma anche della valle della Bekaa, con la scusa di combattere Hezbollah ma con l’intento di allargare il proprio dominio militare e politico secondo la leggenda per cui Israele dovrebbe governare dal Nilo all’Eufrate. Nella guerra contro l’Iran questa componente espansionistica trova una sua forte motivazione. A me tutto ciò ricorda un passato infausto quando la Germania interpretava una politica simile di espansione guidata da personaggi che poi purtroppo tutti hanno conosciuto nella loro totale bestialità. Certo non ci sono i campi di sterminio, ma in Palestina ci sono centinaia le migliaia di persone ammassate in spazi esigui in cui manca tutto, dal cibo, all’acqua, alle medicine, alla corrente elettrica, al carburante e dove le persone dopo aver affrontato un inverno rigido con la pioggia che trasformava la tendopoli in fetide immense pozzanghere, ora si trova in attesa della rovente estate che porterà ulteriori disagi, malattie e morte. Nelle carceri israeliane ci sono migliaia di palestinesi che subiscono le più atroci vessazioni ampiamente documentate mentre naturalmente nessuno ci ha accesso. Basta però guardare le condizioni di coloro che hanno la fortuna di uscirne e delle decine di cadaveri per lo più irriconoscibili che ogni tanto vengono riconsegnati ai palestinesi. In Palestina sono stati assassinati 276 giornalisti, una cifra incredibile e maggiore del totale di quelli morti nella guerra civile americana, delle due guerre mondiali, del Viet Nam, della Korea, della Jugoslavia e dell’Afghanistan. Ancora non basta per definire il governo di Israele e i suoi cittadini che in stragrande maggioranza lo approvano, un’accozzaglia infame? Vogliamo allora aggiungere la nuova legge che permette la pena di morte, ma solo nei confronti dei palestinesi? Non si chiama tutto ciò apartheid? Non sono questi crimini contro l’umanità? Ma per l’Italia e Germania tutto ciò non basta e le presunte azioni punitive nei confronti di alcuni coloni (solo quelli più fanatici, come se non lo fossero tutti) non troveranno applicazione.
Mare Mostrum dicevamo, un “mostro” che inghiotte migliaia di persone ogni anno; persone che cercano di scappare dalle guerre provocate (o combattute come direbbe Trump) dagli stessi soggetti che poi si rifiutano di accoglierle e anzi finanziano fior di delinquenti (canaglie che si fanno una , di quattrini pagati da noi contribuenti) che in cambio dei nostri soldi si incaricano di gestire attraverso soprusi, violenze e schiavismo nei confronti di chi spesso si è già fatto migliaia di chilometri in condizioni disumane, le carceri libiche ed arbitrariamente il flusso dei barconi scassati con cui alcuni forse arrivano sulle nostre coste.
E allora cosa ci rimane? Ci rimane la speranza rappresentata da quelle centinaia di persone che incuranti delle minacce (prontamente mantenute. Nel 2010 furono assassinati 10 membri turchi della “Flotilla”) di Israele, continuano a navigare verso Gaza con un carico di aiuti che sarebbero indispensabili, ma soprattutto con un immenso bagaglio di solidarietà che fa mantenere ancora quel po’ di attenzione che i media nostrani dimostrano nei confronti della tragica situazione della Palestina che a questo punto è ancora più importante di quei pochi aiuti materiali caricati nella piccola flotta che nonostante tutto naviga e rende merito a quel nostro piccolo mare e fa riflettere la nostra sempre più opaca coscienza. E nonostante il brutale arrembaggio degno della peggior pirateria da parte delle forze speciali israeliane. Nemmeno avessero a che fare con delinquenti al loro pari. Anche stavolta la “Flotilla” è stata assalita in acque internazionali e i suoi equipaggi rapiti; ma ce ne saranno altre, non si fermeranno. Tutto ciò nell’ignobile silenzio del nostro governo che tace rispetto alla violenza dell’attacco armato e del sequestro di cittadini italiani ospiti di barche italiane, e dunque territorio italiano, da parte del famoso esercito più morale del mondo. Pensiamo un po’ come possano essere gli altri..
Docbrino




