Nuovo Piano Gestione Rischio Alluvioni 2027-2033. Dal Piave al Tagliamento: prima la strategia, poi le opere

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha stabilito che il Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA) 2027-2033 del Distretto delle Alpi Orientali dovrà essere sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Lo prevede il decreto direttoriale n. 584 del 21 settembre 2026, che recepisce il parere n. 22 dell’11 agosto 2026 della Commissione tecnica VIA-VAS.

L’Autorità di Bacino Distrettuale aveva chiesto di escludere il Piano dalla VAS, come era già successo per il ciclo 2021-2027. Il Ministero ha detto di no. È un cambio di rotta importante. Il primo PGRA (2015-2021) aveva avuto una VAS, ma l’esclusione del secondo ciclo ha consentito di passare dalla pianificazione alla localizzazione di opere senza un nuovo confronto strategico complessivo. Sul Tagliamento questo ha significato arrivare alla traversa laminante di Dignano e alla cassa d’espansione di Varmo, sul Piave alle casse di espansione sulle Grave di Ciano, senza confrontare fino in fondo queste scelte, a livello di bacino, con scenari e alternative differenti.

La decisione riguarda l’intero Distretto delle Alpi Orientali, e per questo i comitati e le associazioni impegnati sul Piave e sul Tagliamento hanno scelto di parlare con una voce sola. I due fiumi hanno territori e problemi diversi, ma una domanda in comune: quale combinazione di interventi riduce realmente il rischio di alluvioni con il minore impatto possibile sui fiumi, sui territori, sugli ecosistemi e sulle economie?

Sul Tagliamento il confronto riguarda le opere di laminazione, la gestione dei sedimenti e gli effetti sui siti Natura 2000 e su un ecosistema fluviale di riferimento a livello internazionale. Sul Piave la questione è altrettanto strategica: le casse di espansione previste sulle Grave di Ciano rappresentano solo una parte di un sistema molto più ampio di opere per la gestione delle piene, che comprende anche interventi tra Pederobba e Valdobbiadene a nord e tra Santa Mama e Vidor a Sud mentre negli atti di pianificazione precedenti erano state ipotizzate soluzioni alternative lungo l’asta fluviale tra Spresiano e Ponte di Piave. La VAS dovrà quindi chiarire quale combinazione di misure sia realmente necessaria, efficace e sostenibile, prima che singoli interventi vengano trasformati in scelte difficilmente reversibili.

Nelle settimane scorse, dal Friuli al Veneto, cittadini, associazioni e amministrazioni locali si sono mobilitati. Sul Piave, il Comitato per la Tutela delle Grave di Ciano, insieme alle associazioni del territorio e alle amministrazioni locali, ha presentato osservazioni all’Autorità di Bacino sul nuovo PGRA e trasmesso una nota alla Commissione VIA-VAS, chiedendo che le opere previste e le loro alternative siano valutate nell’ambito di una VAS completa prima di proseguire con la progettazione. Una richiesta fondata anche sul fatto che, per il Piave, in passato erano già state valutate soluzioni alternative alle casse di Ciano. Lo stesso Consiglio regionale del Veneto, con la mozione approvata all’unanimità il 9 giugno 2026, ha chiesto nuovi approfondimenti e la valutazione di soluzioni lungo l’alveo. Sul Tagliamento, il 2 agosto il gruppo di cittadinanza attiva Noi Siamo Tagliamento ha inviato al Ministero e all’Autorità di Bacino una memoria chiedendo anch’esso la VAS completa, richiamando le opere di laminazione previste nella ZSC/ZPS IT3310007 “Greto del Tagliamento”, la mancanza di un Programma di gestione dei sedimenti, l’assenza di una valutazione degli effetti cumulativi e la necessità di dare priorità alle soluzioni basate sulla natura. Il parere della Commissione arriva alle stesse conclusioni.

Le criticità indicate dalla Commissione

  • Nessuna strategia di riqualificazione fluviale. Manca una strategia organica di rinaturalizzazione e recupero della connettività ecologica coerente con la Strategia UE sulla Biodiversità 2030. Questo nonostante una quota rilevante di habitat e specie acquatiche del distretto sia in stato di conservazione inadeguato o cattivo.

  • La redazione di programmi di gestione dei sedimenti a scala di bacino, obbligatoria dal 2015, è ancora inattuata. Mancano contenuti operativi, tempi o obiettivi misurabili e continuano ad essere effettuati interventi di estrazione in deroga.

  • Gli effetti cumulativi non vengono valutati. L’analisi degli effetti combinati delle opere viene rinviata alle singole VIA progettuali. È esattamente il meccanismo che associazioni e cittadini denunciano da anni.

  • Gli impatti delle opere strutturali restano irrisolti. Arginature, difese, disalvei e infrastrutture di laminazione hanno effetti negativi su habitat, biodiversità e continuità ecologica, sistematicamente trascurati o sottostimati e, secondo la Commissione, “la criticità sostanzialmente permane”.

  • Le misure che conciliano mitigazione del rischio alluvionale e ambiente sono troppo poche. Le misure “win-win” secondo la Commissione sono solo il 15% circa del totale. Secondo le associazioni, quelle effettivamente attuate sono in realtà prossime a zero.

  • Il tema del consumo di suolo non viene affrontato adeguatamente e l’analisi dei cambiamenti climatici è incompleta.

  • Il monitoraggio non misura l’efficacia del Piano. Inoltre il tavolo tecnico permanente richiesto già nel 2021 non è mai stato istituito.

L’IMPORTANZA DELLA VAS

La VAS è ben più di un mero adempimento burocratico. Serve a valutare prima, e sull’intero bacino, gli impatti di un Piano e a confrontare realmente le strategie alternative, compresa l’opzione zero e le soluzioni capaci di ridare spazio ai fiumi. Prevede un Rapporto Ambientale e una consultazione pubblica aperta a cittadini, associazioni e Comuni. Senza questa fase, le singole VIA rischiano di limitarsi a intervenire su aspetti progettuali di scelte strategiche già compiute.

Non si tratta di contrapporre mitigazione del rischio alluvionale e ambiente, né di stabilire in anticipo che un’opera debba essere realizzata o abbandonata. Una grande opera non può essere considerata necessaria soltanto perché è già stata progettata, così come un’alternativa non è a priori migliore soltanto perché meno infrastrutturale. Il confronto deve basarsi su criteri verificabili: efficacia idraulica, costi, effetti ambientali cumulativi, resilienza nei confronti del cambiamento climatico, consumo di suolo, necessità di manutenzione e conseguenze sui territori.

Arginature, casse di espansione, traverse, modifiche dell’alveo e interventi sui sedimenti interagiscono tra loro. Per questo la VAS è lo strumento utile a confrontare gli scenari complessivi: non soltanto “questa opera sì o no”, ma quale insieme di misure produca maggiori benefici per la comunità sull’intero sistema fluviale.

LE RICHIESTE

Le associazioni chiedono che il percorso della VAS sia realmente aperto e partecipato, con il coinvolgimento dei Comuni, della comunità scientifica e dei territori, e che siano resi disponibili e discussi pubblicamente i dati, gli studi, i modelli, i criteri e gli indicatori utilizzati per confrontare le diverse misure. Chiedono inoltre che, finché la VAS non sarà conclusa, il PGRA non venga utilizzato per accelerare la progettazione delle opere in alveo.

Per il Piave le associazioni chiedono formalmente al Commissario straordinario, all’Autorità di Bacino e agli enti competenti la sospensione cautelativa della progettazione delle casse di espansione alle Grave di Ciano, fino alla conclusione della VAS e alla verifica della coerenza dell’intervento con il nuovo Piano. La richiesta nasce dalla necessità di evitare che la progettazione anticipi e condizioni proprio quelle scelte strategiche che la VAS dovrà riesaminare. Proseguire oggi significherebbe consolidare una specifica soluzione mentre devono ancora essere confrontati le alternative, gli effetti cumulativi, i costi dell’intero sistema di interventi e il reale contributo delle singole opere alla riduzione del rischio lungo il Piave.

L’avvio della VAS non produce di per sé un effetto sospensivo sul piano giuridico, ma proseguire oggi significherebbe investire ulteriori risorse pubbliche su una soluzione che la valutazione strategica è chiamata proprio a confrontare con altre opzioni.

Sul Tagliamento lo stesso principio vale per le traverse di Dignano-Spilimbergo e Varmo e per il Documento di fattibilità delle alternative progettuali (DOCFAP) avviato dalla Regione.

I comitati e le associazioni dei due bacini lavoreranno ora a un contributo congiunto alla VAS, sui temi di scala distrettuale – effetti cumulativi, gestione dei sedimenti, cambiamento climatico, riqualificazione fluviale, confronto delle alternative – e sugli approfondimenti specifici per Piave e Tagliamento.

Dal Piave al Tagliamento la richiesta è semplice: prima la pianificazione condivisa con il territorio, poi le opere; prima il confronto tra le alternative, poi la scelta. Il futuro dei grandi fiumi del Distretto non può essere deciso una singola opera alla volta.

I documenti ufficiali sono disponibili per la consultazione sul portale delle valutazioni ambientali del MASE (procedimento ID 14806).